Jane Austen

Emma

Emma, la combina-matrimoni

In Emma (1915) la protagonista è una bella, intelligente e ricca signorina di provincia, che è convinta di non essere adatta al matrimonio, ma che ha il pallino di combinare i matrimoni degli altri. Un po’ come Elizabeth Bennet, anche Emma, ad appena vent’anni, pensa di sapere già tutto della vita: l’autrice la descrive dunque con uno sguardo che mescola simpatia e sarcasmo, ammirazione per la sua intelligenza e biasimo per la sua presunzione, e le fa vivere avventure che avranno l’effetto di mettere in crisi le sue certezze giovanili, tra le quali l’idea che la vita coniugale non faccia per lei (alla fine del romanzo, infatti, Emma si sposa).
Un giorno Emma fa la conoscenza di una giovane donna, Harriet Smith, e si affeziona a lei. Harriet è dolce, gentile, modesta, ma anche molto inesperta della vita. Emma si sente superiore a lei e pensa di poterle organizzare la vita a suo piacimento, pretendendo tra l’altro che sposi, anziché Mr Martin, un giovane agricoltore che ha il difetto di avere origini troppo umili, Mr Elton, il vicario del villaggio, un uomo arrogante e snob. 

Una mattina [...] fu portato un biglietto della direttrice Goddard1 con la richiesta, composta nei termini più rispettosi, di poter portare con sé la signorina Smith; richiesta che non poteva non essere la benvenuta. Infatti Harriet Miss Smith era una diciassettenne che Emma conosceva benissimo di vista perché da un pezzo la sua bellezza la incuriosiva. Dunque al biglietto fu risposto con un gentilissimo invito e la serata non rappresentò più un incubo per la bionda padrona di casa.

Questa Smith era la figlia naturale di sconosciuti. Qualcuno vari anni prima l’aveva sistemata alla scuola della Goddard e qualcuno successivamente l’aveva innalzata dal ruolo di scolara a quello di studente ospite della direttrice. Questo era tutto ciò che in paese si sapeva della sua storia. Non le si conoscevano amici se non quelli che si era fatta a Highbury e attualmente era appena tornata da una lunga visita in campagna presso certe signorine che erano state a scuola con lei.

Era una ragazza molto carina, di una bellezza che a Emma piaceva particolarmente. Era piccola, bionda e paffutella, fine carnagione, occhi azzurri, capelli luminosi, lineamenti regolari e un’espressione di gran dolcezza; insomma la serata non era ancora finita che già Emma era tanto compiaciuta dei suoi modi e della sua persona da decidere all’istante di approfondirne la conoscenza.

Non era rimasta colpita da niente di particolarmente interessante nella conversazione di Harriet Smith, ma la trovava nell’insieme molto seducente: non era tanto timida da opporre resistenza alle chiacchiere, ma nemmeno intrigante. Dimostrava una perfettamente garbata deferenza, con la gentile gratitudine che sembrava provare per essere stata ammessa a Hartfield, ed era così spontaneamente impressionata da oggetti che le apparivano di stile tanto superiore a quello cui era abituata, che doveva per forza essere dotata di buongusto e si meritava un incoraggiamento. Sì, le sarebbe stato dato un incoraggiamento. Quei teneri occhi azzurri e quelle grazie naturali non dovevano essere sciupati dal contatto con la società meno nobile di Highbury. Le conoscenze che si era già fatta non erano alla sua altezza. Gli amici da cui si era appena separata, anche se bravissime persone, avrebbero finito col nuocerle. Erano di una famiglia che faceva Martin di cognome di cui Emma sapeva per sentito dire che avevano affittato da George Knightley una grande fattoria e che si erano stabiliti nella parrocchia di Donwell conquistandovi, a quanto si diceva, una buona reputazione (sapeva infatti che Knightley li stimava molto). Però dovevano essere rozzi e dozzinali, molto inadatti a diventare intimi di una ragazza che aveva solo bisogno di un po' più di istruzione e di eleganza per diventare davvero perfetta. Lei le avrebbe dato l’attenzione che meritava, l’avrebbe fatta crescere, l’avrebbe staccata dalle compagnie sbagliate e introdotta nella buona società; ne avrebbe corretto il modo di pensare e di proporsi. Sarebbe stata un’impresa interessante e certamente generosa; e anche Emma avrebbe nel contempo impiegato in modo nobile la sua vita, il suo tempo, i suoi privilegi.  

I GIUDIZI DI EMMA  La descrizione di Harriet è svolta in terza persona, e riproduce “dall’esterno” il giudizio positivo di Emma sulla ragazza. Ma a chi appartiene la frase «Sì, le sarebbe stato dato un incoraggiamento»? Ufficialmente, al narratore: non ci sono virgolette o altri segni di interpunzione che segnalino un personaggio che parla. Tuttavia il commento è fatto chiaramente da Emma, così come le successive frasi sulla «società meno nobile di Highbury» e sulle nuove conoscenze della ragazza che «non erano alla sua altezza».
Il narratore non ha alcun motivo di parlarne in questi termini: è il punto di vista di Emma quello che emerge qui, e che si “appropria” per un attimo della voce in terza persona del narratore.
Attraverso questo narratore che di tanto in tanto parla come Emma, Jane Austen riesce a raccontarci l’evoluzione psicologica di questa figura tutt’altro che simpatica, senza costringerci ad accettare il suo punto di vista. La realtà, del resto, sorprenderà anche Emma, obbligandola a riconoscere che le cose non stanno come pretende lei e che solo la riflessione e l’autocritica possono portare a una vera consapevolezza di se stessi e del mondo. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Quali sentimenti prova Emma nei confronti di Harriet? Perché si avvicina a lei?



ANALIZZARE


2. Jane Austen è una delle prime autrici che abbia adoperato il discorso indiretto libero nel racconto. Di che si tratta? Puoi fare un esempio di discorso indiretto libero?



CONTESTUALIZZARE


3. Della protagonista di questo romanzo la Austen scriverà: «Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa». Perché, a tuo avviso, Emma non dovrebbe piacere a nessuno?



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  1. Goddard: la direttrice della scuola femminile di Hartfield.
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