Novalis

Inni alla notte

Fedele alla notte resta il mio cuore segreto

Il quarto inno, che leggiamo qui per intero, sviluppa il motivo della visione mistica sulla tomba di Sophie leggendo la vicenda della fanciulla alla luce della rivelazione cristiana: «il mondo superiore» scrive Novalis in uno dei suoi frammenti «è più vicino di quel che non si crede comunemente, già in questa vita viviamo in esso e lo scorgiamo inserito intimamente nella natura terrestre». E questa congiunzione tra «mondo superiore» e vita terrestre è appunto uno dei Leitmotiv degli Inni.

Ora so quando sarà l’ultimo mattino ‒ quando la luce non fugherà più la notte e l’amore ‒ quando il sonno sarà eterno e un unico sogno inesauribile1. Una celeste stanchezza sento in me. Lungo e spossante fu per me il pellegrinaggio al santo sepolcro2, opprimente la croce. ‒ Chi ha gustata l’onda cristallina che, impercettibile ai sensi comuni, sgorga dall’oscuro grembo del tumulo3, ai cui piedi si frange il flutto terrestre, chi stette in alto sulle montagne a discrimine del mondo, e ha guardato al di là, nella nuova terra, nella dimora della notte ‒ in verità costui non tornerà più al tramestio del mondo, nella terra dove in perenne inquietudine la luce dimora.
Lassù costruisce le sue capanne, capanne di pace, si strugge di nostalgia e ama, guarda all’aldilà, fino a quando la più gradita di tutte le ore non lo trarrà in giù nella vena della sorgente4 ‒ vi galleggiano le scorie terrestri, vengono risospinte da tempeste, ma ciò che divenne sacro per il tocco dell’amore, scorre dissolto per tramiti occulti verso l’aldilà, dove, come vapori, si amalgama con gli amori già addormentati5.
Ancora risvegli tu, luce gioiosa, lo stanco verso il lavoro ‒ lieta vita infondi in me ‒ ma non mi attrai lontano dal monumento muscoso del ricordo6. Volentieri voglio agitare le mani operose, guardarmi intorno dovunque avrai bisogno di me ‒ esaltare il fasto perfetto del tuo splendore ‒ seguire assiduo la bella struttura della tua opera d’artista ‒ osservare volentieri il corso razionale del tuo potente, luminoso orologio7 ‒ scrutare la simmetria delle forze e le norme del gioco meraviglioso di innumerevoli spazi e dei loro tempi.
Ma fedele alla notte resta il mio cuore segreto e all’amore che crea, suo figlio8. Puoi tu mostrarmi un cuore fedele in eterno? Ha il tuo sole occhi amichevoli che mi riconoscano?9 Le tue stelle afferrano la mia mano supplice? Mi daranno di nuovo la stretta delicata e la parola affettuosa? L’hai tu ornata di colori e di tenui contorni ‒ o fu lei10 a dare ai tuoi ornamenti un senso più alto, più caro? Quale voluttà, quale piacere offre la tua vita, che siano compenso alle estasi della morte? Tutto quanto ci esalta non porta i colori della notte? Lei ti porta come una madre e a lei tu devi tutto il tuo splendore. Tu svaniresti in te stessa ‒ ti disperderesti nello spazio infinito, se lei non ti trattenesse11, non ti avvincesse, così che tu ti accenda e divampando crei l’universo. In verità12 io ero prima che tu fossi13 ‒ la madre14 mi ha inviato con i miei fratelli ad abitare il tuo mondo, a santificarlo con l’amore così che divenga un monumento contemplato in eterno ‒ per trapiantarvi fiori che non appassiscono15. Ancora non sono maturi questi pensieri divini ‒ Ancora sono scarse le tracce della nostra rivelazione ‒ Un giorno il tuo orologio segnerà la fine del tempo, quando tu diverrai come uno dei nostri e, colmo di nostalgia e di fervore, ti estinguerai e perirai. Sento in me la fine del tuo affaccendarti ‒ libertà celeste, beato ritorno. In tormenti selvaggi riconosco la tua distanza dalla nostra patria16, la tua riluttanza contro il cielo antico, stupendo. Vana la tua rabbia e la tua furia. Incombustibile sta la croce ‒ vessillo trionfale della nostra stirpe17.

Passo oltre il valico,
e ogni dolore sarà
un giorno lo sprone
della voluttà18.
Ancora un attimo
e sarò liberato,
dormirò ebbro
in grembo all’amata.
Vita senza fine fluttua
possente entro di me,
io guardo dall’alto
laggiù verso di te19.
A quel tumulo20 si spegne
il tuo fulgore ‒ e un’ombra
reca la corona rinfrescante.

O suggimi, amato21,
con tutta la forza,
perché m’addormenti
e amare io possa.
Sento il flutto della morte
che la giovinezza ridona,
in balsamo e in etere
il mio sangue si trasforma ‒
Io vivo di giorno
di fede e coraggio,
e muoio le notti
in ardore sacro.

MOTIVI CHE SI INTRECCIANO Anche a una prima lettura si comprende che siamo di fronte a una poesia complessa, a tratti oscura. Solo in piccola parte le difficoltà sono dovute alla traduzione. Come è caratteristico del Romanticismo tedesco, la scrittura poetica è un modo per evocare delle idee, e ciò fa sì che il linguaggio, in particolare quello della lirica, sia dematerializzato, astratto.
In questo inno ‒ come nell’intero poemetto, del resto ‒ il filo del discorso è tenue, anzi non esiste neppure un singolo filo, ma più fili che si intrecciano e che ogni volta si ripresentano con modifiche e aggiunte. Indichiamone alcuni:

  • la tomba di Sophie. Il poeta ha compiuto un pellegrinaggio alla tomba dell’amata, che è il luogo di passaggio fra il giorno e la notte (cioè fra il mondo terreno e l’aldilà). Ai piedi del tumulo si trova la sorgente di vita eterna. Chi sia stato qui, torna alla vita consueta con nostalgia, nell’attesa della «più gradita di tutte le ore», quella della morte.
  • il giorno e la notte. Per quanto la luce dia gioia e solleciti all’azione, per quanto il sole risplenda e dia calore, il poeta rimane fedele alla notte. È la notte a dare un significato alle bellezze del giorno, e anzi a far sì che esso esista.
  • il poeta e i suoi fratelli. La notte ha inviato il poeta e i suoi fratelli nel mondo per «santificarlo con amore». Le opere dell’amore si salvano dalla morte: approdano all’aldilà e si riuniscono alle opere che gli altri grandi spiriti hanno realizzato in passato.
  • la notte e Cristo. La bandiera del poeta e dei suoi fratelli è una bandiera di vittoria, ed è la croce di Cristo. Ogni dolore terreno si muterà in gioia eterna dopo la morte. Il poeta prega Cristo di diventare un corpo unico con lui per raggiungere la vita eterna.

UN AMORE SOLTANTO SPIRITUALE Gli Inni sono uno dei testi fondamentali del Romanticismo tedesco perché in essi troviamo formulate idee sull’amore, la vita e la morte che sono tipiche della letteratura di quell’epoca. L’amore del poeta per Sophie è un amore che sopravvive alla morte dell’amata, che anzi non può prescindere dalla morte dell’amata: il legame tra amore e morte è inscindibile. Con la morte, il poeta comprende la reale natura della donna, che è una messaggera di verità profonde: «la notte mi annunziasti come vita». L’amore non è quindi semplicemente la passione provata da due esseri umani che hanno indoli affini. Nell’amore degli Inni non esiste vicinanza di corpi, sensualità; la donna verso la quale il poeta tende è una sorta di fantasma, di proiezione ideale: un po’ com’era accaduto nella Vita nova di Dante, un’opera a cui gli Inni di Novalis sono stati spesso paragonati.

UNA RELIGIONE INDIVIDUALE La religione di Novalis è cristocentrica. Il nucleo fondante del cristianesimo è la resurrezione: l’uomo Gesù di Nazareth, in quanto figlio di Dio, vince la morte e salva l’umanità riscattando i patimenti terreni, convertendoli nella gioia della vita eterna. Novalis non ha interesse per i dogmi della fede, per la teologia; non considera la possibilità di un approccio razionale alla religione, né prende in considerazione il messaggio sociale di Cristo («beati gli ultimi perché saranno i primi»). Quella di Novalis è una religione individuale, basata sulla fede nella vita dopo la morte e sull’amore (come si è visto, le opere ispirate dall’amore sopravvivono alla caducità terrena). Di conseguenza, ci troviamo di fronte a una vera e propria aspirazione alla morte, che è il passaggio a uno stato di gioia perenne. La morte è vista non come il termine naturale dell’esistenza o il baratro in cui tutto precipita e si annulla, ma come il traguardo lungamente sospirato, quasi l’obiettivo, della vita.

L’ALTERNANZA TRA PROSA E POESIA Infine, qualche parola sulla forma degli Inni. Nell’originale manoscritto sono organizzati in versi (767 in tutto); a stampa, invece, hanno una fisionomia diversa. Il primo, il secondo e il terzo sono in prosa: una prosa suddivisa in paragrafi, scanditi al loro interno da trattini lunghi (‒) che hanno una funzione paragonabile a quella dell’accapo in poesia. Il quarto e il quinto inno (il più lungo del poemetto) sono prosimetri, ovvero combinazioni di tratti in prosa (che ha le caratteristiche appena descritte) e versi; il sesto inno, invece, è in sestine rimate.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Nel testo ricorrono frequentemente il pronome tu e l’aggettivo possessivo tuo: a chi si rivolge il poeta?

2 Il poeta scrive che chi «ha gustata l’onda cristallina […] non tornerà più al tramestio del mondo, nella terra dove in perenne inquietudine la luce dimora». Prova a spiegare il significato dell’intero periodo.

3 Il sentimento della Sehnsucht è, come abbiamo accennato, una sorta di inquietudine e struggimento che nasce da un desiderio che non può essere soddisfatto; ti sembra che tracce di un sentimento del genere affiorino in questo testo?

4 Quale effetto di stile genera la serie di frasi interrogative?

CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE

5 Conosci altri testi (letterari, figurativi, musicali) dedicati alla notte? Perché, a tuo avviso, questo tema è particolarmente caro agli artisti romantici?

Stampa
  1. un unico … inesauribile: il sonno sarà un sogno senza fine. Novalis si ricorda del celeberrimo monologo di Amleto: «To die, to sleep. To sleep, perchance to dream. Ay, there’s the rub, For in that sleep of death what dreams may come» (“Morire, dormire. Dormire, forse sognare. Ahi, questo è l’inghippo: perché, in quel sogno di morte, che sogni possono arrivare?”).
  2. santo sepolcro: quello di Sophie, che è il limen, la soglia, tra il giorno e la notte, ovvero tra la vita che si svolge nel tempo e la vita eterna: come si legge poco dopo, lì «si frange il flutto terrestre». Novalis usa le parole «Heilige Grab», Santo Sepolcro, che designano la tomba di Gesù a Gerusalemme. Le tombe dell’amata e di Cristo vengono quasi a coincidere.
  3. tumulo: è ancora la tomba di Sophie.
  4. la più gradita … sorgente: la morte, che viene rappresentata come un annegamento nella sorgente della vita eterna.
  5. le scorie … addormentati: con la morte termina quanto è caduco, temporale; ma ciò che, durante la vita terrena, è stato consacrato dall’amore, continua a esistere nell’aldilà, e forma un tutt’uno con ciò che l’ha preceduto nella vita eterna.
  6. monumento … ricordo: la tomba dell’amata, intorno alla quale cresce il muschio.
  7. il corso … orologio: il corso del sole, che scandisce le ore del giorno, è razionale ed è costruito con sapienza perché è prevedibile, comprensibile attraverso gli strumenti matematici. È possibile che qui Novalis alluda alle meridiane, aste infisse nel terreno che proiettano la loro ombra su un quadrante numerato: grazie a esse il sole funge da orologio.
  8. all’amore … figlio: l’amore è figlio dell’eternità, ed è capace di creare cose durature, che sopravvivono alla morte.
  9. ha il sole … riconoscano?: come la precedente e le due successive, si tratta di una domanda retorica (la risposta è no). Le stelle, che sono gli occhi della notte, riconoscono il poeta come amico; al contrario, il sole non riconosce il poeta come amico perché il cuore di lui resta fedele alla notte.
  10. fu lei: la notte, cioè l’eternità, ha conferito alla luce, cioè alla vita, un significato più profondo.
  11. Tu svaniresti … trattenesse: il poeta suppone che, se non fosse circoscritta dalla notte, la luce si disperderebbe. Se si immagina una candela accesa in una stanza buia, si capisce meglio il concetto: sembra che il buio costituisca un argine contro la luce.
  12. In verità: è la formula che usa Gesù: «In verità, in verità vi dico».
  13. io ero … fossi: il poeta si riconosce come creatura dell’eternità: e dunque esisteva prima che la luce venisse a essere.
  14. la madre: la notte.
  15. fiori … appassiscono: sono le idee e le opere frutto dell’amore, destinate a non perire.
  16. la tua … patria: la distanza del mondo terreno, caratterizzato dai «tormenti selvaggi», dalla notte, che è la vera patria (e, come prima ha detto, la madre).
  17. la croce … stirpe: la croce è il simbolo di Cristo, e dunque della vittoria sulla morte, della resurrezione alla vita eterna. Novalis ha forse in mente il motto «In hoc signo vinces» (“Sotto questo segno vincerai”) che, secondo la leggenda, l’imperatore Costantino vide scritto nel cielo e poi rivide in sogno prima della battaglia di Ponte Milvio (312 d. C.), nella quale l’esercito di Costantino sbaragliò quello del suo rivale Massenzio (il signum era la croce cristiana).
  18. ogni dolore … voluttà: i dolori della vita terrena saranno ripagati in paradiso con la beatitudine.
  19. verso di te: verso la luce del giorno.
  20. tumulo: è sempre la tomba dell’amata.
  21. amato: il poeta si rivolge a Cristo, per la prima volta nel poema. Ma gli interpreti non sono concordi: alcuni sostengono che si tratti di un’invocazione alla morte.