Eugenio Montale

La bufera e altro

Gli orecchini

Le poesie di Finisterre sviluppano, per la maggior parte, le linee tematiche del componimento iniziale, riprendendone anche i toni e gli ambienti. Nel componimento Gli orecchini, ad esempio, il motivo dell’oscurità, già presente nella Bufera, pervade la rappresentazione di una scena domestica. Scuro è anche l’oggetto che domina questa scena: uno specchio nel quale la memoria del poeta vorrebbe ritrovare l’immagine della donna ormai scomparsa. Nel frattempo, come già in Nuove stanze, dall’esterno provengono chiari segni di guerra e di morte.

    Non serba1 ombra di voli il nerofumo
    della spera.2 (E del tuo3 non è più traccia).
    È passata la spugna che i barlumi
    indifesi dal cerchio d’oro scaccia.4
5   Le tue pietre, i coralli, il forte imperio5
    che ti rapisce6 vi cercavo; fuggo
    l’iddia che non s’incarna,7 i desiderî
    porto fin che al tuo lampo non si struggono.8
    Ronzano èlitre9 fuori, ronza il folle
10   mortorio10 e sa che due vite non contano.
    Nella cornice tornano le molli
    meduse11 della sera. La tua impronta12
    verrà di giù:13 dove ai tuoi lobi squallide
    mani, travolte, fermano i coralli.14





Metro: sonetto elisabettiano, cioè costruito imitando lo schema rimico-strofico dei sonetti di tradizione inglese, diverso da quello più comune del sonetto italiano: anziché avere due quartine e due terzine di endecasillabi, il sonetto elisabettiano presenta infatti tre quartine e un distico finale a rima baciata. Lo schema delle rime è pertanto: ABAB, CDCD, EFEF, GG. Montale, che adotta questa forma anche per altri testi di Finisterre, non separa una strofa dall’altra e sostituisce al solito le rime perfette con rime imperfette, ipermetre (come quella finale squalli-de / coralli) e interne.

POESIA “DI GUERRA”   Gli orecchini è una poesia “di guerra”, anche se di guerra parla pochissimo, e attraverso il filtro delle metafore: «Ronzano èlitre fuori, ronza il folle / mortorio e sa che due vite non contano» (vv. 9-10). Ma esce per la prima volta sulla rivista «Prospettive», nel dicembre del 1940, pochi mesi dopo l’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale: e l’atmosfera che si respira è appunto quella della tragedia che si sta consumando. Ci troviamo in uno spazio chiuso, una casa, o forse la pensione nella quale alloggiava Irma Brandeis nei suoi soggiorni a Firenze. Il poeta sta guardando uno specchio, annerito per lo «sfarinarsi della materia spalmata sul fondo, come nelle specchiere antiche», come scrive il critico D’Arco Silvio Avalle; in quello specchio si era riflessa l’immagine di Irma-Clizia, ora assente, oggetto del ricordo e del desiderio: una spugna ha cancellato anche i barlumi (v. 3) della sua luce (la luminosità è il tratto caratteristico di lei, anche in altre poesie della Bufera e altro). Intanto, fuori, rimbomba il folle mortorio della guerra (vv. 9-10), la tragedia che rende indifferenti, vani, i destini di due vite (v. 10) come quelle del poeta e della donna. Ma proprio dalla donna, oscuramente, il poeta si attende un riscatto (la tua impronta / verrà di giù, vv. 12-13): dopo aver visitato gli inferi (giù), la donna-angelo potrà forse (ma l’interpretazione è molto dubbia, tanto è fitta la trama delle metafore) dare la sua impronta, un segno positivo di salvezza.

Esercizio:

COMPRENDERE E ANALIZZARE


1. Cos’è un sonetto elisabettiano? Qual è la sua storia?



INTERPRETARE


2. Indica le espressioni che rimandano a:



3. Spiega i vv. 9-10: «Ronzano èlitre fuori, ronza il folle / mortorio e sa che due vite non contano». A quale circostanza o evento fanno riferimento?



INTERPRETARE


4. Il tema del ricordo è particolarmente importante nella lirica di Montale: ricostruiscine lo sviluppo, dalle poesie di Ossi di seppia a quelle delle raccolte della maturità.



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  1. Serba: conserva; ombra di voli: forse voli di uccelli, tracce di vita che la guerra ha disperso.
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  3. nerofumo della spera: lo specchio (spera) annerito per l’usura del tempo, perciò detto di colore nerofumo, vale a dire scuro e sfumato.
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  5. E del tuo: sottinteso “volo”. Il poeta vuol dire che nello specchio non si materializzano più i segni di una miracolosa presenza della donna.
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  7. È passata … scaccia: il tempo, come un colpo di spugna, ha cancellato dalla superficie dello specchio, delimitata da una cornice dorata (il cerchio d’oro), anche i più deboli segni (barlumi indifesi) dell’esistenza di lei ormai lontana.
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  9. Le tue … imperio: alla lettera, le pietre preziose e i coralli dei gioielli di Clizia, che si specchiava nella spera; simbolicamente, questi sono però anche segni di un’incorruttibile purezza, alla quale corrisponde il forte imperio, l’inflessibile dominio della donna-angelo sulla realtà e sullo stesso protagonista.
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  11. ti rapisce: ti eleva al di sopra della dimensione abitata delle persone comuni.
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  13. fuggo … incarna: rifuggo (ovvero non desidero) la divinità astratta, che non si materializza in un essere umano in carne e ossa: il ricordo, l’immagine mentale non basta, il poeta ha nostalgia della fisicità della donna. «Io – scrive Montale a Irma Brandeis nel febbraio del 1935 – amo in te una determinata intelligenza in un determinato corpo».
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  15. i desiderî … struggono: forse: porto con me i miei desideri fino a quando non verranno appagati, adempiuti dal tuo lampo, dalla tua luce; in una sorta di ascesi, il poeta custodisce i suoi desideri nell’attesa che una nuova apparizione della donna li esaudisca.
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  17. èlitre: le ali rigide degli insetti, qui metafora degli aerei da guerra.
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  19. Mortorio: il lamento che viene fatto durante le veglie funebri dai parenti e dagli amici del defunto: qui è una nenia folle (v. 9) che accompagna i rumori della guerra.
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  21. molli meduse: le immagini confuse riflesse nello specchio annerito, che ondeggiano come i corpi trasparenti delle meduse.
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  23. La tua impronta: il sigillo imperioso, il segno fatale della donna.
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  25. di giù: da una dimensione sotterranea, da un mondo infero (opposto a quello celeste dove spaziava prima la donna-angelo).
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  27. dove … coralli: dove delle squallide mani altrui, travolte (forse nel senso di “voltate”, come nel gesto di una persona che da dietro ne aiuti un’altra a indossare un gioiello allo specchio), appendono gli orecchini di corallo ai lobi delle tue orecchie. Varie le interpretazioni di questi ultimi versi, di cui lo stesso Montale a posteriori ha dato una lettura ambigua: «Forse sono mani che escono dai sepolcri di gente gassata o massacrata (ebrei come il fantasma); ma possono essere anche mani non identificabili che sorgono dal nulla e vi ricadono».
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