Carlo Goldoni

Memorie italiane

Il Genio per il teatro

Nel 1750, Goldoni conclude con l’editore veneziano Bettinelli un accordo per la pubblicazione di tutte le sue commedie. In testa al primo volume, stampa una Prefazione che contiene tra l’altro un’ampia riflessione teorica sulla sua “riforma” teatrale, e che verrà ripresa , con poche varianti, anche nelle successive edizioni delle opere. Eccone un brano nel quale Goldoni parla della precocità della sua vocazione.

Bisogna confessare, che gli uomini tutti traggono1 fin dalla nascita un certo particolar loro Genio, che gli spigne più ad uno che ad un altro genere di professione e di studio, al qual chi si appiglia2, suole riuscirvi con mirabile facilità. Io certamente mi sono sentito rapire, quasi per una interna insuperabile forza agli studi teatrali sin dalla più tenera mia giovinezza. Cadendomi3 fra le mani Commedie, o Drammi, io vi trovava le mie delizie; e mi sovviene, che sul solo esemplare di quelle del Cicognini4 in età di ott’anni in circa, una Commedia, qual ella si fosse5, composi, prima d’averne veduto rappresentar alcuna in sulle Scene, di che può render testimonianza ancora il mio carissimo amico Signor Abate Don Jacopo Valle6.
Crebbe in me vieppiù questo genio, quando cominciai ad andare spesso a’ Teatri; né mai mi abbandonò esso ne’ vari miei giri per diverse Città dell’Italia, dove m’è convenuto successivamente passare7, o a cagione di studio, o di seguir mio Padre secondo le differenti direzioni della medica sua professione. In Perugia, in Rimini, in Milano, in Pavia, in mezzo alla disgustosa occupazione di quelle applicazioni8 che a viva forza mi si volevan far gustare9, come la Medicina prima, e poi la Giurisprudenza, si andò sempre in qualche maniera sfogando il mio trasporto10 per la Drammatica Poesia, or con Dialoghi, or con Commedie, or con rappresentar nelle nobili Accademie un qualche teatral Personaggio.
Finalmente ritornato in Venezia mia Patria, fui obbligato a darmi all’esercizio del Foro11, per provvedere, mancato di vita mio Padre, alla mia sussistenza, dopo, d’essere stato già in Padova onorato della laurea Dottorale, e di aver qualche tempo servito nelle assessorie di alcuni ragguardevoli Reggimenti12 di questa Serenissima Repubblica in Terraferma. Ma chiamavami al Teatro il mio Genio, e con ripugnanza penosa adempiva i doveri d’ogni altro, comecché onorevolissimo Uffizio13 […]. Dimodoché, sebbene da’ miei principi formar potessi un non infelice presagio dell’avvenire nella profession nobilissima dell’Avvocato14 in quel celebre Foro, pure rapito dalla violenta mia inclinazione, mi tolsi alla Patria15, risoluto di abbandonarmi affatto a quella interna forza, che mi voleva tutto alla Drammatica Poesia. Scorse16 molte Italiane Città, intento17 ad apprendere i vari usi e costumi, che pur diversi fioriscono ne’ vari Domini di questa nostra deliziosa parte d’Europa, fermatomi finalmente in Milano, colà principiai a compor di proposito per servigio degl’Italiani Teatri.
Tutto ciò ho voluto riferir ingenuamente colla sola mira di far rilevare il vero, e solo stimolo, ch’ebbi per darmi intieramente a questo genere di studio. Altro non fu esso certamente se non se la invincibil forza del genio mio pel Teatro.

UN’INCLINAZIONE NATURALE Un predestinato. Ogni uomo ha un’attitudine, una capacità particolare (un «Genio» interiore, dice Goldoni) che gli indica la strada che deve percorrere. Sin dalla più tenera età, Goldoni ha saputo che la sua strada era il teatro, non solo perché scrivere commedie gli riusciva facilmente (sia o non sia vero il fatto che scrisse una commedia a otto anni, senza mai averne vista una sulla scena!), ma perché nel teatro trovava le sue delizie. In Goldoni c’è sempre, come in altri grandi artisti del passato, la lotta tra vocazione e professione: si vuole scrivere (o dipingere, o suonare), ma le necessità della vita (e il volere dei genitori, che a quelle necessità pensano) costringono a trovarsi un’occupazione in un campo diverso da quello dell’arte. Ma in Goldoni tale contrasto è sempre, chiaramente, contrasto tra ciò che “non piace” assolutamente (gli studi di logica, di medicina, di diritto, che lo “disgustano”, e a cui si accosta con «ripugnanza penosa») e ciò che assolutamente “piace”: Goldoni non è solo un teatrante nato, è anche un uomo che ama il teatro sopra ogni altra cosa (e le sue memorie sono belle anche perché sa trasmettere molto bene la sua passione e il suo entusiasmo al lettore). Per diventare un commediografo non ha bisogno di studiare (come farà invece il tragediografo Alfieri), gli è sufficiente assecondare la sua indole e fare ciò che ama fare. Goldoni non conosce i tormenti e le macerazioni dell’artista. Non che non abbia avuto dispiaceri, nella sua carriera di scrittore: ma erano dispiaceri che venivano da fuori, dal pubblico distratto o dai critici troppo severi. Dentro di sé, Goldoni è sempre sicuro della sua «violenta inclinazione» e sempre serenamente convinto di doverla seguire: purché lo lascino scrivere e mettere in scena, è un uomo soddisfatto.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Che cosa pensa Goldoni della vocazione naturale delle persone («particolar loro Genio»)? Qual è la sua, e come si è manifestata?

2 Riscrivi il primo paragrafo in italiano corrente.

ANALIZZARE

3 Sottolinea nomi, aggettivi e verbi usati da Goldoni per mettere in rilievo ora il piacere derivante da alcune occupazioni ora il disgusto derivante da altre (per esempio «vi trovava le mie delizie», «disgustosa occupazione di quelle applicazioni che a viva forza mi si volevan far gustare»).

INTERPRETARE

4 Nella tua esperienza personale, specie durante l’infanzia, hai mai ravvisato qualche precoce segno di una particolare predisposizione (che dà piacere, che fa risultare facili le cose, che diventa ragione di vita…) tua o di persone a te vicine? Racconta.

Stampa
  1. traggono: hanno in sorte.
  2. chi si appiglia: chi si dedica (a questo o a un altro genere di professione o studio).
  3. Cadendomi: trovandomi.
  4. quelle del Cicognini: la raccolta delle opere di Giacinto Andrea Cicognini (1606-1651 circa), il maggiore drammaturgo italiano del primo Seicento.
  5. qual ella si fosse: quale che fosse la sua qualità (evidentemente bassa).
  6. Don Jacopo Valle: un amico dei genitori di Goldoni, che fu testimone della precoce vocazione teatrale del piccolo Carlo.
  7. m’è convenuto … passare: mi è stato poi necessario recarmi.
  8. applicazioni: materie di studio.
  9. gustare: apprezzare.
  10. trasporto: inclinazione.
  11. all’esercizio del Foro: alla carriera di avvocato.
  12. ragguardevoli Reggimenti: importanti amministrazioni.
  13. con ripugnanza … Uffizio: assolvevo ai doveri impostimi dalle mie altre occupazioni (comunque onorevoli) con dolorosa riluttanza: vale a dire che ogni occupazione che non sia il teatro gli dà noia e dolore.
  14. sebbene … Avvocato: anche se, dal modo in cui avevo incominciato la professione, si poteva dedurre che sarei diventato un ottimo avvocato.
  15. mi tolsi alla Patria: me ne andai da Venezia.
  16. Scorse: frequentate.
  17. intento: attento, determinato.