Johann Wolfgang Goethe

Faust

In principio era l’Azione

Al centro della vicenda troviamo il personaggio di Faust, figura del folklore popolare a metà tra storia e invenzione, vissuta probabilmente intorno alla metà del Cinquecento. Nelle diverse tradizioni Faust è a volte un alchimista, a volte un mago, a volte un medico: in ogni caso è un “sapiente”, un uomo che ama a tal punto la conoscenza da vendere, per essa, l’anima al diavolo. La leggenda, presente in vari Paesi europei e rielaborata nel tempo da diversi scrittori e commediografi (tra cui l’inglese Marlowe, contemporaneo di Shakespeare), diventa l’occasione per analizzare le conseguenze della volontà umana di sapere, di razionalizzare, di fare. Nell’opera di Goethe, Faust è un professore che, nell’atto di tradurre nel suo studio (la «stretta cella»), viene interrotto da uno strano cane barbone che, abbaiando, lo distrae dai suoi pensieri.

FAUST Cane, a cuccia! Non correre su e giù!
Che c’è da annusare alla soglia?
Mettiti giù dietro la stufa.
Ti darò il mio cuscino migliore.
Là sulla strada del monte tu ci hai divertiti,
con le tue corse, coi tuoi salti,
e ora lascia che mi occupi di te
come di un ospite gradito e riservato.
Ah, quando nella stretta cella
riarde la lampada amica
si fa luce allora in noi,
nel cuore che conosce se stesso.
La ragione riprende il discorso,
la speranza riprende a fiorire.
Si ha sete d’acqua della vita,
sete delle sue sorgenti.
Non guaire, barbone! Alle sante armonie
che ora mi prendono l’anima
non s’accorda il tuo ringhio di bestia.
Siamo avvezzi a sentire che gli uomini deridono
quello che non intendono
e di fronte a bellezza e bontà,
infastiditi, spesso brontolano. Ringhiare
a quelle, vuole, come loro, il cane?
Ah, ma però già sento, con tutto il buon volere,
che nell’anima torna la scontentezza a gemere.
Perché deve inaridirsi così presto la corrente
e noi rimanere assetati?
Tanto spesso ne ho fatto esperienza.
Eppure, a questo vuoto si può dare compenso:
si impara quanto valgono le cose ultraterrene,
si cerca la Rivelazione,
che mai più degna splende e più bella
come nel Nuovo Testamento.
Qualcosa mi spinge ad aprire quel testo
e provarmi, con cuore devoto, a tradurre
il sacro originale
nella mia cara lingua tedesca.

Apre un grosso volume e si accinge a tradurre:

Sta scritto: «In principio era la Parola».
E eccomi già fermo. Chi m’aiuta a procedere?
M’è impossibile dare a «Parola»
tanto valore. Devo tradurre altrimenti,
se mi darà giusto lume lo Spirito.
Sta scritto: «In principio era il Pensiero».
Medita bene il primo rigo,
ché non ti corra troppo la penna.
Quel che tutto crea e opera, è il Pensiero?
Dovrebb’essere: «In principio era l’Energia».
Pure, mentre trascrivo questa parola, qualcosa
già mi dice che qui non potrò fermarmi.
Mi dà aiuto lo Spirito! Ecco che vedo chiaro
e, ormai sicuro, scrivo: «In principio era l’Azione»!

L’ASPIRAZIONE ALLA TOTALITÀ Il testo che Faust sta traducendo è un passo della Bibbia, più precisamente l’inizio del Vangelo di Giovanni. Tale atto nel mondo tedesco assume un significato storico e culturale molto preciso: rimanda infatti al momento in cui Martin Lutero, all’inizio del XVI secolo, decise di tradurre in tedesco la Bibbia, dando origine allo scisma protestante ed emancipando la Chiesa tedesca da quella romana. Tradurre «il sacro originale» è dunque un atto che richiede umiltà e «cuore devoto», ma allo stesso tempo è un gesto carico di conseguenze, al limite della presunzione: è come mettere le parole in bocca a Dio, come voler parlare al posto suo. Per questo anche Faust riflette a lungo su come tradurre «In principio era il Verbo». Il “Verbo”, in greco lògos, è un termine chiave del pensiero occidentale, che indica allo stesso tempo la parola, il pensiero razionale, il discorso. Faust decide infine di tradurre con «In principio era l’Azione» («Im Anfang war die Tat»).

IL PATTO Goethe presenta subito i termini del conflitto: Faust, uomo che studia, che si dedica al sapere, è tormentato dalla necessità dell’azione, dal bisogno di trasferire nella realtà il senso delle sue elucubrazioni. Sarà proprio questo desiderio a spingerlo a stipulare un patto con il diavolo. Il cane, infatti, che è in realtà il demonio Mefistofele, offre a Faust la possibilità di rinunciare ai libri per abbracciare la vera conoscenza, la “vita”. Il patto è semplice: Mefistofele esaudirà tutti i desideri di Faust nella vita terrena, e Faust sarà servo di Mefistofele in quella ultraterrena. Ma Faust non crede alla vita dopo la morte, e con una goccia del suo sangue firma il patto.

LA COMPOSIZIONE DEL FAUST Il primo schizzo dell’opera (noto come Ur-Faust) risale al periodo tra il 1772 e il 1775, quando Goethe ha poco meno di vent’anni. Nel 1790 lo scrittore ne pubblicherà una rielaborazione dal titolo Faust. Ein Fragment (“Faust. Un frammento”), ulteriormente rimaneggiata nel 1808 (Faust. Eine Tragödie, “Faust. Una tragedia”), e poi dotata di una seconda parte (Faust. Der Tragödie zweiter Teil, “Faust. La seconda parte della tragedia”), pubblicata postuma. Nel corso di oltre sessant’anni di elaborazione, dunque, il testo del Faust attraversa vari stadi, riconoscibili nei diversi strati stilistici dell’opera: le atmosfere armoniche della prima parte, che ricordano il clima del Classicismo, cedono lentamente spazio a forme dissonanti che anticipano lo spirito dell’età romantica.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 La composizione di questo monologo si può scandire in tre momenti. I primi due sono incrociati: alcune strofe sono narrative e didascaliche, Faust parla con il cane ma in questo modo scandisce le azioni e fa procedere il racconto. Altre strofe sono invece riflessive: Faust affronta il proprio desiderio di conoscenza ma ne denuncia anche i limiti, rivelando la sua scontentezza. La terza fase del monologo è quella della traduzione. Distingui i tre momenti, segnalando i punti di “stacco”.

2 È la devozione a spingere Faust verso la lettura e la traduzione della «Rivelazione»? Motiva la tua risposta.

CONTESTUALIZZARE 

3 Ricostruisci brevemente le fasi della composizione e della pubblicazione del Faust.

INTERPRETARE

4 Qual è il ruolo della conoscenza? Rileggi il brano con attenzione: di che cosa ha fatto più volte esperienza Faust? Ricorda che una delle parole chiave del Faust è Streben, verbo tedesco che significa “aspirare, pretendere, andare oltre” (vedi il box lessicale a pagina precedente).

5 Alla luce di quanto letto finora, che valore attribuisci alla scelta di Goethe di tradurre la parola greca lògos con Tat, “azione”?

Stampa