Pietro Verri

Il Caffè

La felicità è possibile, finalmente

L’Illuminismo crede nel progresso: crede cioè che la vita umana possa migliorare, e di fatto sia migliorata nel corso dei secoli. Soprattutto, l’Illuminismo crede che la forza della ragione e la buona volontà degli uomini possano, nel futuro, curare i malanni di cui la società soffre ancora, e dare a tutti la possibilità di vivere una vita felice. È difficile trovare una formulazione di questo punto di vista più chiara di quella che si legge nel Discorso sulla felicità di Pietro Verri.

Io non entrerò a divisare1 i principj e i mezzi co’ quali si promove e dilata2 là felicità di uno Stato; sarebbe questo un argomento, che da se meriterebbe un volume, né ardirei cimentare le mie forze con un sì vasto oggetto. Unicamente cerco di conoscere3 se gli uomini che attualmente vivono abbiano maggiori mezzi per accostarsi alla felicità di quelli che le circostanze passate offrirono ai nostri maggiori. Questo paragone può essere consolante. Se dapprincipio si è osservato dovere ogni uomo nel corso della vita più soffrire che godere, e la miseria essere più vicina all’uomo che non la felicità; almeno contro di questa dura verità riporremo l’altra più ridente4, ed è che i mezzi per sottrarci alla infelicità si vanno moltiplicando, e che gli antenati nostri vissero a peggiori condizioni che non viviamo noi […].
I vantaggi delle nazioni più giustamente governate sono andati sempre più crescendo in Europa […]. La repubblica delle lettere sparsa per tutta Europa5, se per lo passato era considerata come una società di curiosi che si occupavano di oggetti indifferenti per il ben essere della società, ora ha cambiato aspetto. L’Astronomo t’insegna ad attraversare con sicurezza il vasto mare. L’Ottico ti prepara uno stromento con cui tu vedi oggetti lontani perfettamente. Il Fisico ti perfeziona il magnetismo, e ti addita anche fra le tenebre la strada. Il Macchinista ti suggerisce la miglior forma delle navi e gli stromenti i più maneggevoli e sicuri. Il Chimico ti ammaestra a cavar profitto dalle miniere, a preparare le manifatture co’ più raffinati colori. L’Agricoltura, le finanze, il commercio, l’arte di governare i popoli, questi sono gli oggetti che occupano gli uomini di studio. La stampa e le poste comunicando da una all’altra estremità dell’Europa le scoperte, danno una vera esistenza a questo corpo di pensatori dispersi. Questi oggetti non furono giammai, dacché la storia ci ha trasmesso i racconti, conosciuti a tal segno6; né le cognizioni e gli studj così in alto portati7 né mai tanta connessione vi fu tra gli studj e la felicità delle nazioni quanta al dì d’oggi […].
Io non dirò che tutti gli Stati di Europa abbiano interamente deposta8 la barbarie antica; ognuno però conosce, che si è di molto scemata, e con essa la infelicità; giacché si può bensì disputare9, se l’uomo fra gli Uroni e gli Iroquesi10 sia più felice11 che a Roma, a Londra, o a Parigi, ossia se lo stato selvaggio sia più fortunato dello stato d’incivilimento; ma nessuno disputerà se lo stato di barbara e corrotta società sia più misero dello stato di società colta e legittima […]. Nessun altro partito12 resta da prendersi per le società già formate se non se quello13 di portarsi alla perfezione ed al massimo incivilimento con ottime leggi, ottimi costumi, e con ogni genere di coltura, addestrando la ragione e l’industria, ed affrettando i progressi della verità fugando le opinioni a lei contrarie, e rendendo comune l’uso di essa ai cittadini in quante azioni della vita si può […]. Dal fin qui detto raccogliesi14 che l’uomo ha più mezzi oggigiorno per essere felice, che non ve ne furono giammai; che questi dipendono dai lumi e dalle cognizioni che ci hanno somministrate le scienze; esse dominano la opinione, e questa il Mondo; il saggio le onora, e sopra di ogni altra coltiva la scienza di se medesimo, e perfeziona la ragione per migliorare se stesso, per formarsi idee chiare e precise degli oggetti, e accostumarsi15 a un metodo di giudicare più lontano dall’errore che sia possibile, e incamminarsi alla felicità, rischiarando il sentiero che vi conduce.

IL SIGNIFICATO E LA FUNZIONE DEL «CAFFÈ» Il giudizio che Verri dà della vita umana nella pagina che abbiamo letto non è un giudizio assoluto, ma un giudizio comparativo. Verri non dice che la vita è bella e facile: dice che oggi, nel momento in cui scrive, la vita è più bella e più facile di quanto sia stata in ogni altra epoca della storia umana. Nel secondo paragrafo, Verri motiva questo suo giudizio, ed è una motivazione interessante, perché Verri cerca (e trova) gli ingredienti di questa nuova felicità umana in campi disparatissimi: non solo la cultura umanistica (identificata nella comunità sovranazionale della «repubblica delle lettere»), ma anche e soprattutto la scienza (astronomia, ottica, fisica, chimica) e quelle che potremmo chiamare le scienze applicate (l’agraria, le finanze, il commercio, la tecnica della stampa). Conta, insomma, la cultura, ma conta anche la buona applicazione della cultura all’esistenza concreta degli uomini: ed è questa duplice istanza a ispirare, oltre a queste righe di Verri, tutto l’impianto del «Caffè», la rivista di cui Verri è stato il fondatore e l’anima.

SULLA STRADA DELLA CIVILTÀ NON SI TORNA INDIETRO Nel terzo paragrafo, Verri introduce un altro concetto molto interessante, che potremmo riassumere così: non c’è via d’uscita possibile dalla civiltà. Qualcuno – osserva Verri – può sognare il ritorno allo stato di natura, o a una civiltà meno sviluppata della nostra (quella delle tribù americane degli uroni o degli irochesi, per esempio). Ma è solo un sogno, ed è bene che resti tale. Per quanto possa sembrare affascinante in astratto, infatti, il ritorno allo stato primitivo sarebbe, per gli uomini civilizzati che ormai siamo, un’assoluta catastrofe: l’unica strada possibile è quella che porta sempre più avanti nella strada dell’incivilimento («con ottime leggi, ottimi costumi, e con ogni genere di coltura»). È una posizione che fa pensare: sia perché liquida come fantasia senza fondamento l’idea del “ritorno alla natura” sia perché esprime un ottimismo nei confronti della cosiddetta “civiltà” che noi oggi – dopo averne constatato i difetti – facciamo probabilmente fatica a condividere.

LA STRUTTURA ARGOMENTATIVA L’argomentazione di Verri ha una struttura quasi geometrica. Prima precisa il campo delle sue osservazioni dicendo ciò di cui non si occuperà: «Io non entrerò a divisare…». Poi entra in quel campo e (secondo paragrafo) elenca tutti gli argomenti che corroborano la tesi che intende dimostrare (cioè che gli uomini di oggi vivono vite più felici degli uomini del passato), non tacendo le obiezioni che possono venir sollevate contro un simile punto di vista («Io non dirò che tutti gli Stati…»), ma ribattendo a tali obiezioni, o limitandone la portata («nessuno disputerà se…»). Infine (terzo paragrafo), trae le conseguenze del suo ragionamento, con una formula («Dal fin qui detto raccogliesi…») che assomiglia a quella che chiude le dimostrazioni matematiche: Quod erat demonstrandum (“come volevasi dimostrare”).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Verri esalta l’utilità delle diverse discipline. Sintetizza questo tema che percorre tutto il brano.

2 Nel secondo paragrafo, quali sono le argomentazioni che Verri usa per convincere il lettore della bontà del progresso delle scienze e della civiltà?

ANALIZZARE

3 La scrittura di Verri ricorre a «ogni stile, che non annoi»: è uno stile che potremmo dire “giornalistico”, molto vivace. Quali procedimenti sintattici, argomentativi, lessicali e di scelta del punto di vista lo rendono brillante e moderno anche ai nostri occhi?

CONTESTUALIZZARE

4 Alcune idee portanti dell’Illuminismo sono il cosmopolitismo, l’aspirazione alla felicità, la fiducia nel progresso, l’esaltazione della scienza e della tecnica. Trova i passi del brano in cui tali idee sono espresse da Verri: quali altri pensatori dell’Illuminismo sottoscriverebbero queste idee?

Stampa
  1. divisare: stabilire.
  2. dilata: aumenta.
  3. conoscere: capire.
  4. ridente: allegra, rincuorante.
  5. La … Europa: la comunità internazionale dei letterati, degli uomini di studio.
  6. Questi … segno: mai, in tutta la storia umana, questi oggetti furono conosciuti con tanta perfezione.
  7. così in alto portati: tanto altamente stimati.
  8. deposta: abbandonato, messo alle loro spalle.
  9. disputare: discutere, dibattere.
  10. Uroni … Iroquesi: nomi di tribù pellirosse del-l’America settentrionale.
  11. *Felice

    Felicità è per noi uno stato di gioia e serenità, ma bisogna tenere presente che felice ha la stessa radice di fecondo, che vuol dire “fertile, fruttifero” (l’Arabia felix, com’era indicata nelle mappe latine, non è l’Arabia felice ma l’Arabia fertile). Non c’è forse concetto che sia “più settecentesco” di questo, e per provarlo basta ricordarsi del fatto che la Dichiarazione d’indipendenza americana (1776) mette la felicità tra i diritti inalienabili degli esseri umani: «Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità» (attenzione però: qui i Padri Fondatori parlano non di felicity bensì di «pursuit of Happiness»: e happy, happiness risalgono a una radice germanica hap che significava “fortuna, buona sorte”).

     


  12. partito: decisione.  
  13. se non se quello: se non quello.
  14. raccogliesi: si ricava, si deduce.
  15. accostumarsi: abituarsi.