Eugenio Montale

Le occasioni

La speranza di pure rivederti

Quasi come in un racconto autobiografico, sia pur frammentario, all’episodio del congedo in stazione di Addi fa seguito un altro testo della sezione Mottetti in cui il poeta lamenta l’assenza della donna amata. Ma benché la speranza di rivederla si affievolisca, il poeta avverte quasi un’emanazione della donna in due curiosi animali, due «sciacalli al guinzaglio» visti per un attimo sotto i portici di Modena.

    La speranza di pure1 rivederti
    m’abbandonava;



    e mi chiesi se questo che mi chiude
    ogni senso di te, schermo d’immagini,2
5   ha i segni della morte o dal passato
    è in esso, ma distorto e fatto labile,
    un tuo barbaglio:3



    (a Modena, tra i portici,
    un servo gallonato4 trascinava
10   due sciacalli al guinzaglio).5





Metro: tre strofe, composte per la maggior parte da endecasillabi, intervallati da quinari in chiusura di strofa (vv. 2, 7) e settenari (vv. 8, 10). Rime tra i vv. 2 e 9 (abbandonava / trascinava), 7 e 10 (barbaglio / guinzaglio), rima al mezzo tra i vv. 5 e 9 (passato / gallonato). A caratterizzare il testo è anche la cosiddetta “rima ritmica” data dalla presenza di parole sdrucciole alla fine dei vv. 4, 6, 8.

UNA SCENA REALE   La memorabile immagine conclusiva del mottetto sembra la trascrizione di un sogno (e così, in effetti, è stata a volte interpretata). Ma varie testimonianze di persone vicine a Montale hanno invece confermato che la scena si basa su particolari reali (persino gli sciacalli potevano essere un esotico souvenir fatto arrivare dalle colonie africane che l’Italia all’epoca possedeva). In effetti, come si è detto, gli animali nelle Occasioni non hanno un preciso valore simbolico o allegorico. Montale, insomma, non vuole compilare una specie di “bestiario” sul modello delle opere medievali che assegnavano a ciascuna specie determinate virtù; gli animali fanno scattare semmai una molla analogica che fa tornare alla mente il pensiero di Clizia. Montale stesso lo ha chiarito in una sua prosa del 1950, intitolata appunto Due sciacalli al guinzaglio; oltre a commentare questo e altri mottetti, la prosa dà importanti indicazioni sulla poetica delle Occasioni:

Un pomeriggio d’estate Mirco si trovava a Modena e passeggiava sotto i portici. Angosciato com’era e sempre assorto nel suo “pensiero dominante” 1 [l’amore], stupiva che la vita gli presentasse come dipinte o riflesse su uno schermo tante distrazioni. Era un giorno troppo gaio per un uomo non gaio. Ed ecco apparire a Mirco un vecchio in divisa gallonata che trascinava con una catenella due riluttanti cuccioli color sciampagna [beige], due cagnuoli che a una prima occhiata non parevano né lupetti né bassotti né volpini. Mirco si avvicinò al vecchio e gli chiese: «Che cani sono questi?». E il vecchio, secco e orgoglioso: «Non sono cani, sono siacalli». (Così pronunciò da buon settentrionale incolto; e scantonò poi con la sua pariglia) [si allontanò poi con la coppia di cani].Clizia amava gli animali buffi. Come si sarebbe divertita a vederli! Pensò Mirco. E da quel giorno non lesse il nome di Modena senza associare quella città all’idea di Clizia e dei due sciacalli. Strana, persistente idea. Che le due bestiole fossero inviate da lei, quasi per emanazione? Che fossero un emblema, una citazione occulta, un senhal? O forse erano solo un’allucinazione, i segni premonitori della sua decadenza, della sua fine?
Fatti consimili si ripeterono spesso; non apparvero più sciacalli ma altri strani prodotti della boîte a surprise [scatola delle sorprese]2 della vita: cani barboni, scimmie, civette sul trespolo, menestrelli… E sempre sul vivo della piaga scendeva il lenimento di un balsamo.Una sera Mirco si trovò alcuni versi in testa, prese una matita e un biglietto del tranvai [tram] (l’unica carta che avesse nel taschino) e scrisse queste righe:

           La speranza di pure rivederti
           m’abbandonava;
           e mi chiesi se questo che mi chiude
           ogni senso di te, schermo d’immagini,
           ha i segni della morte o dal passato
           è in esso, ma distorto e fatto labile,
           un tuo barbaglio.

S’arrestò, cancellò il punto fermo e lo sostituì con due punti perché sentiva che occorreva un esempio che fosse anche una conclusione. E terminò così: «(a Modena, fra i portici / un servo gallonato trascinava / due sciacalli al guinzaglio)». Dove la parentesi voleva isolare l’esempio e suggerire un tono di voce diverso, lo stupore di un ricordo intimo e lontano.
Quando le due poesie furono pubblicate con altre affini e più facili, che avrebbero dovuto chiarire anche le due sorelle meno limpide, grande fu lo stupore dei critici. E le richieste dei censori furono del tutto sproporzionate all’entità del caso. Se il poeta s’era forse troppo abbandonato all’antefatto, alla “situazione”, i critici dimostrarono ben altra, e più grave, torpidezza [lentezza, ottusità] mentale […].
Ho toccato un punto (un punto solo) del problema dell’oscurità o dell’apparente oscurità di certa arte d’oggi: quella che nasce da un’estrema concentrazione e da una confidenza forse eccessiva nella materia trattata. Di fronte ad essa la critica si comporta come quel visitatore di una mostra che guardando due quadri, per esempio una natura morta di funghi o un paesaggio con un uomo che passa tenendo l’ombrello aperto, si chiedesse: quanto costano al chilo questi funghi? Sono stati raccolti dal pittore o comprati al mercato? Dove va quell’uomo? Come si chiama? E l’ombrello è di seta vera o di seta gloria?
Tra il non capir nulla e il capir troppo c’è una via di mezzo, un juste milieu [giusto mezzo] che i poeti, d’istinto, rispettano più dei loro critici; ma al di qua o al di là di questo margine non c’è salvezza né per la poesia né per la critica. C’è solo una landa troppo oscura o troppo chiara dove due poveri sciacalli non possono vivere o non possono avventurarsi senza esser braccati, catturati e rinchiusi tra le sbarre di uno zoo.

L’INUTILITÀ DEL VOLERE «CAPIR TROPPO»   Il brano, dicevamo, è interessante non solo in relazione ai due sciacalli (che erano davvero sciacalli!), ma per il libro delle Occasioni e per la poesia montaliana in generale. Non bisogna, sostiene Montale, volere «capir troppo». Ricordi, sensazioni, episodi accaduti al poeta possono diventare materia di poesia senza troppe delucidazioni e senza che il lettore o il critico si senta offeso dall’«oscurità» o «apparente oscurità» di questi riferimenti. Dunque – ed è un’avvertenza che vale non solo per Montale ma per buona parte dell’arte moderna – la domanda “che cosa vuol dire?” spesso non è la domanda più opportuna da porsi di fronte a un testo poetico: perché denota una volontà di tradurre nel linguaggio della prosa ciò che semplicemente obbedisce ad altre regole espressive (altrimenti sarebbe stato formulato in prosa e non in verso), una volontà di rinchiudere le parole e le immagini «tra le sbarre di uno zoo».

1. suo pensiero dominante: allusione alla poesia di Leopardi Il pensiero dominante, dedicata appunto all’amore per Aspasia.
2. boîte a surprise: è quella scatola dalla quale, scartata, saltano fuori oggetti inaspettati.
3. il lenimento di un balsamo: una sorta di crema tonificante, che medica la piaga del ricordo di Clizia.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Che cos’è lo «schermo d’immagini» di cui si parla al v. 4?



ANALIZZARE


2. Analizza la relazione tra la struttura metrica, quella sintattica e la distribuzione dei contenuti.



CONTESTUALIZZARE


3. Nella prosa Due sciacalli al guinzaglio, Montale dà al lettore delle informazioni preziose per interpretare la poesia. Quali? E quali implicazioni lo stesso Montale trae intorno all’oscurità della poesia moderna?



INTERPRETARE


4. Fai una ricerca sulla relazione che vi fu tra Clizia e Montale. Quando si conobbero? In quale contesto? Che cosa rappresentò Clizia per il poeta?



5. Perché, a tuo avviso, gli ultimi tre versi della poesia sono messi tra parentesi? È una specie di ‘a parte’ teatrale? O una specie ci ‘nota al testo’? O altro?



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  1. pure: ancora.
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  3. questo … immagini: questo si riferisce a schermo: questo schermo d’immagini che mi chiude ogni senso di te. La realtà è come una superficie, uno schermo che separa il poeta dalla donna e sul quale vengono proiettate immagini di incerta natura.
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  5. ha … barbaglio: il poeta si chiede se le immagini che compaiono sullo schermo della realtà siano solo i segnali negativi che annunciano la scomparsa definitiva dell’amata (segni della morte) o se invece esse siano i barlumi (barbaglio), pur distorti e indeboliti (fatto labile), della passata presenza di lei.
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  7. Gallonato: il gallone è un fregio di stoffa apposto sulla divisa dei militari per indicare il grado, o su qualsiasi divisa elegante (qui quella del servitore – evidentemente di una casa assai ricca – che porta a spasso i due sciacalli). Viene dal francese galon, “ornamento”, e dalla stessa parola (di lontana origine germanica, wala) deriva “gala”, che è una guarnizione di stoffa o trine (e “serata di gala” è quella in cui si indossano abiti eleganti, arricchiti appunto con queste decorazioni).
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  9. a Modena … guinzaglio: sullo schermo d’immagini (v. 4) appare una curiosa visione: sotto i portici di Modena un servitore in divisa (servo gallonato) porta al guinzaglio due sciacalli, animali esotici della famiglia dei canidi.
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