Francesco Petrarca

Canzoniere

La vita fugge e non s’arresta una ora: il pensiero della fine

Uno dei motivi ricorrenti dell’arte e della letteratura medievale è il memento mori (“Ricordati che devi morire”). La morte, spesso personificata, era infatti onnipresente nella poesia e nei dipinti di carattere morale: nel Trecento si diffondono inoltre i Trionfi della Morte, come quello di Buffalmacco nel Camposanto di Pisa (1336-1341), che mettono in scena la vittoria della morte sulla vita, e anche Petrarca, come sappiamo, scrive un Trionfo della Morte. Nel Canzoniere, soprattutto nella seconda parte, il tema della morte torna con grande insistenza. Nel sonetto che segue, la vita umana è descritta come breve e fuggitiva («La vita fugge, e non s’arresta una ora») e, proprio come nei dipinti coevi, è incalzata dalla morte personificata: tormentato dal ricordo della scomparsa della donna amata, il poeta sente ormai prossima la fine.

La vita fugge, e non s’arresta1 una ora,
e la morte vien dietro a gran giornate2,
e le cose presenti e le passate3
mi dànno guerra4, e le future ancora;

e ’l rimembrare5 e l’aspettar m’accora6,
or quinci or quindi7, sì che8 ’n veritate9,
se non ch’i’ ho di me stesso pietate10,
i’ sarei già di questi pensier’11 fòra.

Tornami avanti12, s’alcun dolce13 mai
ebbe ’l cor tristo14; e poi da l’altra parte15
veggio16 al mio navigar17 turbati i vènti;

veggio fortuna18 in porto19, e stanco omai
il mio nocchier20, e rotte àrbore21 e sarte22,
e i lumi bei23, che mirar soglio24, spenti25.

 

Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDE CDE.

UNA RIFLESSIONE SULLA MORTE La meditazione di Petrarca sulla morte, che abbiamo detto essere caratteristica della seconda parte del Canzoniere, tocca qui uno dei suoi momenti più intensi e problematici. Il poeta constata la brevità della vita umana, inseguita dalla morte come il cacciatore insegue la preda; si ritrae combattuto, ossessionato dalle cose presenti, cioè dalle vicende che sta vivendo, e dagli errori commessi nel passato; è angustiato sia dai ricordi sia dall’attesa di un futuro che gli fa paura, tanto da arrivare al punto di pensare al suicidio: è questo infatti il significato dei versi, «se non ch’i’ ho di me stesso pietate, / i’ sarei già di questi pensier’ fòra»: “se non avessi pietà di me stesso, sarei già fuori da tutti questi pensieri”, cioè mi sarei già dato la morte. Petrarca ripensa al passato, si domanda se mai il suo cuore ha avuto una briciola di dolcezza (alcun dolce), poi guarda al futuro («da l’altra parte») e vede davanti a sé mari agitati che sono simbolo di un mortale smarrimento, di una crisi morale; e nell’ultima, stupenda terzina si raffigura come una nave alla deriva, priva di timone e di un faro che ne indirizzi la navigazione. 

LA STRUTTURA SINTATTICA Nel sonetto, il tema dello scorrere inesorabile del tempo sembra trovare un corrispettivo formale nella prevalenza della coordinazione sulla subordinazione. Il componimento è infatti costruito per accumulo di elementi legati per polisindeto dalla congiunzione e, soprattutto nella prima quartina e nella seconda terzina: «La vita fugge, e non s’arresta una ora, / e la morte vien dietro a gran giornate, / e le cose presenti e le passate / mi dànno guerra, e le future ancora»; «veggio fortuna in porto, e stanco omai / il mio nocchier, e rotte àrbore esarte, / e i lumi bei, che mirar soglio, spenti». Petrarca sembra voler trasmettere al lettore, attraverso questa struttura sintattica iterativa, la sensazione del rapido susseguirsi degli eventi e delle esperienze, che fuggono via come fugge la vita stessa.

COPPIE DI OPPOSTI Il sonetto è inoltre organizzato attorno a coppie di concetti opposti: nei primi due versi, la vita e la morte; poi il presente e il passato quindi l’attesa e il ricordo («e ’l rimembrare e l’aspettar m’accora»). All’effimera dolcezza che il poeta in passato ha potuto provare si oppone invece negli ultimi versi la constatazione della fine a cui vanno incontro tutte le cose umane, e tra queste gli occhi della donna amata (spenti), e la sua stessa vita (e nell’immagine della tempesta nel porto, si adombra probabilmente il timore di una fine traumatica, forse della dannazione post mortem).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Come descriveresti lo stato d’animo del poeta? 

2 Petrarca dice che, se non avesse pietate di se stesso, sarebbe già fuori da «questi pensieri»: spiega il significato di questi versi.

3 Le due terzine sono occupate quasi interamente da una metafora: quale? Che cosa vuole dire, il poeta, attraverso di essa?

ANALIZZARE

4 Che valore temporale ha il verbo soglio?

5 Il sonetto si chiude con il participio spenti, al quale il poeta dà risalto collocandolo non solo alla fine del verso ma anche molto lontano da lumi, il termine a cui si riferisce. Di quale figura retorica si tratta? 

CONTESTUALIZZARE

6 In questo sonetto il poeta medita sulla fugacità del tempo. Si tratta di un topos della tradizione classica (lo troviamo in Virgilio e Orazio), ma anche di un motivo ricorrente negli scritti cristiani (in particolare in sant’Agostino), motivo che Petrarca mette al centro di molti suoi testi. Quali, per esempio, tra quelli qui antologizzati? 

Stampa
  1. arresta: ferma.
  2. a gran giornate: l’espressione deriva dal lessico militare e descrive il procedere rapido e inesorabile di un esercito che riesce a coprire grandi distanze in una singola giornata. Oggi diremmo “a tappe forzate”.
  3. le cose ... passate: le vicende che il poeta ha vissuto nel passato e quelle che sta vivendo ora.
  4. mi ... guerra: mi combattono.
  5. rimembrare: ricordare. Il termine rimembrare è caratteristico della lingua poetica italiana, almeno fino a Leopardi, che comincerà la poesia A Silvia con il celebre verso «Silvia, rimembri ancora».
  6. m’accora: mi fa soffrire.
  7. or ... quindi: da un lato e dall’altro.
  8. sì che: sicché, tanto che. 
  9. (i)n veritate: in verità.
  10. se ... pietate: se non avessi pietà di me stesso.
  11. di ... pensier(i): da questi pensieri, quelli che ha descritto nei primi otto versi; fora: fuori.
  12. Tornami avanti: mi torna in mente. Prima il poeta pensa al passato. 
  13. s(e) ... dolce: se qualcosa di bello, di piacevole.
  14. tristo: non “triste”, ma “miserevole”.
  15.  e ... parte: qui il poeta pensa al futuro.
  16. veggio: vedo.
  17. mio navigar: qui e nei versi successivi, il poeta si paragona a una nave, e la sua vita è una pericolosa navigazione (vedi anche il sonetto Passa la nave mia).
  18. fortuna: in italiano antico significa “tempesta” (si dice ancora oggi fortunale).
  19. in porto: il poeta vede una tempesta persino nel porto, che invece dovrebbe essere il luogo per eccellenza sicuro, il luogo della pace.
  20. stanco ... nocchier: se il poeta è una nave in tempesta, il suo nocchiero, cioè il timoniere che la dirige, è la ragione, che è ormai esausta.
  21. àrbore: l’albero della nave.
  22. sarte: i cordami. L’albero e le corde sono rotti a indicare forse il decadimento del corpo che invecchia.
  23. lumi bei: i bei lumi, cioè gli occhi di Laura.
  24. mirar: guardare; soglio: in italiano antico, come in occitano, il presente del verbo solere ha spesso il valore di imperfetto, e quindi si dovrà intendere: “solevo”, “avevo l’abitudine di”.
  25. spenti: gli occhi sono spenti, perché Laura è morta.