Giovanni Verga

I Malavoglia

L’addio di ’Ntoni

Il romanzo finisce con una magnifica (e straziante) scena mattutina. ’Ntoni, che è appena uscito di prigione, e il fratello Alessi, che con molta fatica è riuscito a ricomprare la casa del nespolo, si incontrano per l’ultima volta. Alessi è il personaggio che difende i valori della famiglia, la famiglia unita come un «pugno chiuso»; ’Ntoni ha ormai voltato le spalle a questo mondo. Alessi lo invita a rimanere, ma lui rifiuta. La scena dell’addio al fratello, alla casa del nespolo e al paese chiude il romanzo.

Una sera, tardi, il cane si mise ad abbaiare dietro l’uscio del cortile1, e lo stesso Alessi, che andò ad aprire, non riconobbe ’Ntoni il quale tornava colla sporta sotto il braccio, tanto era mutato, coperto di polvere, e colla barba lunga. Come fu entrato, e si fu messo a sedere in un cantuccio, non osavano quasi fargli festa. Ei non sembrava più quello, e andava guardando in giro le pareti, come non le avesse mai viste; fino il cane gli abbaiava2, ché non l’aveva conosciuto mai. Gli misero fra le gambe la scodella, perché aveva fame e sete, ed egli mangiò in silenzio la minestra che gli diedero, come non avesse visto grazia di Dio da otto giorni, col naso nel piatto; ma gli altri non avevano fame, tanto avevano il cuore serrato. Poi ’Ntoni, quando si fu sfamato e riposato alquanto3, prese la sua sporta e si alzò per andarsene.
Alessi non osava dirgli nulla, tanto suo fratello era mutato. Ma al vedergli riprendere la sporta, si sentì balzare il cuore dal petto, e Mena gli disse tutta smarrita: – Te ne vai?
– Sì! rispose ’Ntoni.
– E dove vai? chiese Alessi.
– Non lo so. Venni per vedervi. Ma dacché son qui la minestra mi è andata tutta in veleno4. Per altro qui non posso starci, ché tutti mi conoscono5, e perciò son venuto di sera. Andrò lontano, dove troverò da buscarmi il pane, e nessuno saprà chi sono.
Gli altri non osavano fiatare, perché ci avevano il cuore stretto in una morsa, e capivano che egli faceva bene a dir così6. ’Ntoni continuava a guardare dappertutto, e stava sulla porta, e non sapeva risolversi ad andarsene. – Ve lo farò sapere dove sarò; disse infine, e come fu nel cortile, sotto il nespolo, che era scuro, disse anche:
– E il nonno?
Alessi non rispose; ’Ntoni tacque anche lui, e dopo un pezzetto: 
– E la Lia che non l’ho vista?
E siccome aspettava inutilmente la risposta, aggiunse colla voce tremante, quasi avesse freddo: – È morta anche lei?
Alessi non rispose nemmeno; allora ’Ntoni che era sotto il nespolo, colla sporta in mano, fece per sedersi, poiché le gambe gli tremavano, ma si rizzò di botto, balbettando:
– Addio addio! Lo vedete che devo andarmene?
Prima d’andarsene voleva fare un giro per la casa, onde vedere se ogni cosa fosse al suo posto come prima; ma adesso, a lui che gli era bastato l’animo di lasciarla, e di dare una coltellata a don Michele, e di starsene nei guai, non gli bastava l’animo di passare da una camera all’altra se non glielo dicevano7. Alessi che gli vide negli occhi il desiderio, lo fece entrare nella stalla, col pretesto del vitello che aveva comperato la Nunziata, ed era grasso e lucente; e in un canto c’era pure la chioccia coi pulcini; poi lo condusse in cucina, dove avevano fatto il forno nuovo, e nella camera accanto, che vi dormiva la Mena coi bambini della Nunziata, e pareva che li avesse fatti lei. ’Ntoni guardava ogni cosa, e approvava col capo, e diceva: – Qui pure il nonno avrebbe voluto metterci il vitello; qui c’erano le chioccie, e qui dormivano le ragazze, quando c’era anche quell’altra… –. Ma allora non aggiunse altro, e stette zitto a guardare intorno, cogli occhi lustri […].
Per tutto il paese era un gran silenzio, soltanto si udiva sbattere ancora qualche porta che si chiudeva; e Alessi a quelle parole si fece coraggio per dirgli:
– Se volessi anche tu ci hai la tua casa. Di là c’è apposta il letto per te.
– No! rispose ’Ntoni. Io devo andarmene. Là c’era il letto della mamma, che lei inzuppava tutto di lagrime quando volevo andarmene. Ti rammenti le belle chiacchierate che si facevano la sera, mentre si salavano le acciughe? e la Nunziata che spiegava gli indovinelli? e la mamma, e la Lia, tutti lì, al chiaro di luna, che si sentiva chiacchierare per tutto il paese, come fossimo tutti una famiglia8? Anch’io allora non sapevo nulla, e qui non volevo starci, ma ora che so ogni cosa devo andarmene9.
In quel momento parlava cogli occhi fissi a terra, e il capo rannicchiato nelle spalle. Allora Alessi gli buttò le braccia al collo.
– Addio, ripeté ’Ntoni. Vedi che avevo ragione d’andarmene! qui non posso starci. Addio, perdonatemi tutti.
E se ne andò colla sua sporta sotto il braccio; poi quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta, che tutti gli usci erano chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della casa del nespolo, mentre il cane gli abbaiava dietro, e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.
Allora ’Ntoni si fermò in mezzo alla strada a guardare il paese tutto nero, come non gli bastasse il cuore di staccarsene, adesso che sapeva ogni cosa, e sedette sul muricciuolo della vigna di massaro Filippo.
Così stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero, e ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto. E ci stette fin quando cominciarono ad udirsi certi rumori ch’ei conosceva, e delle voci che si chiamavano dietro gli usci, e sbatter d’imposte, e dei passi per le strade buie. Sulla riva, in fondo alla piazza, cominciavano a formicolare dei lumi. Egli levò il capo a guardare i Tre Re che luccicavano, e la Puddara che annunziava l’alba, come l’aveva vista tante volte. Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a pensare a tutta la sua storia. A poco a poco il mare cominciò a farsi bianco, e i Tre Re ad impallidire, e le case spuntavano ad una ad una nelle vie scure,  cogli usci chiusi, che si conoscevano tutte, e solo davanti alla bottega di Pizzuto c’era il lumicino, e Rocco Spatu colle mani nelle tasche che tossiva e sputacchiava. – Fra poco lo zio Santoro aprirà la porta, pensò ’Ntoni, e si accoccolerà sull’uscio a cominciare la sua giornata anche lui. – Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto, tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta e disse: – Ora è tempo d’andarmene, perché fra poco comincerà a passar gente. Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Rocco Spatu.

RELIGIONE DELLA FAMIGLIA E VITA MODERNA Verga ha riscritto più volte il capitolo finale e, in particolare, ha aggiunto rimandi ai motivi che erano affiorati nel corso del libro e ai personaggi che il lettore ha imparato a conoscere. In questo modo Verga rende più intensa e coinvolgente la scena, e più acuto il contrasto tra l’antica vita dei pescatori, incarnata da Alessi (che vive secondo quella che in Fantasticheria viene chiamata la «religione della famiglia»: infatti abbraccia subito ’Ntoni, ignorando l’imbarazzo del fratello), e la vita moderna alla quale ormai ’Ntoni appartiene.

’NTONI FUORI DALLA COMUNITÀ Attraverso la descrizione dei gesti e attraverso il dialogo, Verga sottolinea a più riprese il fatto che i due fratelli stanno ormai su sponde opposte dell’esistenza. ’Ntoni è cambiato («tanto era mutato […] non sembrava più quello»), e lo sa bene: è per questo che si siede, come un mendicante, in un «cantuccio», ed è per questo che decide di partire, benché Alessi gli chieda di restare. Ha violato la «religione della famiglia», ha scelto di vivere non dentro ma fuori; ora, nell’ultima scena, agisce finalmente in coerenza con gli ideali familiari, come se li avesse accettati (è questo il senso dell’espressione «sapeva ogni cosa», che torna più volte nel brano): accettandoli, però, riconosce di non appartenere più alla comunità in cui è nato.
’Ntoni parte all’alba, all’inizio di un giorno che sarà, per quelli che rimangono ad Aci Trezza, uguale a tutti gli altri giorni, passati e futuri. Non per lui, che sta voltando le spalle per sempre a questa esistenza ciclica: ed è splendido il paragone implicito che Verga introduce tra il destino di ’Ntoni e il mare personificato («il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare»).
Il mare, che in Verga è di solito il simbolo della vita che si ripete sempre uguale, qui (così come nelle ultimissime righe: «Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto») diventa l’emblema di quella condizione di eterno viaggiatore, di straniero che sarà, d’ora in poi, il destino del giovane Malavoglia.

SINTASSI DEL “PENSATO” E TEMPO PRESENTE La sintassi di questo periodo, con tutte le frasi coordinate per polisindeto (da «il mare non ha paese nemmen lui» a «e par la voce di un amico»), ricalca i modi del parlato, o meglio del “pensato” di ’Ntoni: di fatto, mentre gli altri periodi sono retti da verbi al passato remoto (che scandisce le fasi della partenza di ’Ntoni dal villaggio) e all’imperfetto (che indica la ripetitività della vita di Aci Trezza), questo è l’unico in cui i verbi siano espressi al tempo presente, il tempo della “presa diretta”.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Qual è il ruolo di Alessi nel romanzo?

2 Quale rapporto ha ora ’Ntoni con la sua famiglia?

3 Perché ’Ntoni rifiuta di rimanere?

4 Come viene descritto il cambiamento di ’Ntoni?

INTERPRETARE

5 Quale significato ti sembra abbia la frase conclusiva del romanzo: «Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Roco Spatu»?

6 Il brano ribadisce gli immutabili valori della famiglia oppure suggerisce che quei valori sono ormai obsoleti?

7 ’Ntoni risulta un vinto, un escluso?

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  1. l’uscio del cortile: della casa del nespolo, riscattata da Alessi.
  2. fino … abbaiava: ’Ntoni ormai non appartiene più alla casa: tanto che persino il cane, che non l’ha mai visto (perché ’Ntoni era in prigione), gli abbaia contro.
  3. alquanto: abbastanza.
  4. in veleno: di traverso.
  5. qui … conoscono: ’Ntoni si rende conto di aver disonorato se stesso e la sua famiglia: e non può farsi vedere dagli abitanti del villaggio.
  6. egli … così: a malincuore, gli altri Malavoglia capiscono che ’Ntoni ha ragione a volersene andare.
  7. a lui … dicevano: ’Ntoni ha avuto abbastanza coraggio (animo) da accoltellare don Michele, ma non riesce nemmeno a muoversi in quella che una volta era stata casa sua senza chiedere prima il permesso.
  8. si sentiva … famiglia: ’Ntoni vede la bellezza della vita paesana proprio quando capisce che quella vita non fa più per lui.
  9. allora … andarmene: con lucidità, ’Ntoni paragona il se stesso di un tempo, giovane e arrogante, a quello di oggi, che ha finalmente compreso la logica che regolava la vita dei Malavoglia (so ogni cosa): proprio per questo, lui che ha contribuito alla rovina della famiglia non può accettare l’offerta del fratello, e deve andarsene.