Giovanni Boccaccio

Decameron

Le disavventure della virtù: Griselda

Il Decameron, oltre a essere una grande opera di narrativa, è anche una specie di summa di temi e di intrecci letterari. Se la novella di Andreuccio da Perugia è la storia di un giovane inesperto che diventa un po’ più maturo, prefigurando il genere del romanzo di formazione, il racconto di Griselda appartiene a un modello forse ancora più antico: quello delle disavventure di un individuo virtuoso che viene maltrattato dal destino. Il prototipo di questo personaggio, nell’Antico Testamento, è Giobbe, l’uomo giusto e buono che viene sottoposto da Dio a una lunga serie di prove e umiliazioni (la miseria, la malattia eccetera) che però non riescono ad abbatterlo. La storia di Griselda, che viene narrata da Dioneo, è molto simile a quella di Giobbe: giovane e povera, Griselda viene presa in sposa dal marchese di Saluzzo, che, per mettere alla prova la sua virtù, la sottopone a ogni specie di angheria.

Il marchese di Sanluzzo da’ prieghi1 de’ suoi uomini costretto di pigliar2 moglie, per prenderla a suo modo piglia una figliuola d’un villano3, della quale ha due figliuoli, li quali le fa veduto di uccidergli4; poi, mostrando lei essergli rincresciuta5 e avere altra moglie presa a casa faccendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camiscia6 cacciata e a ogni cosa trovandola paziente7, più cara che mai in casa tornatalasi8, i suoi f igliuoli grandi le mostra e come marchesana9 l’onora e fa onorare.

Mansuete10 mie donne, per quel che mi paia, questo dì d’oggi è stato dato11 a re e a soldani12 e a così fatta gente: e per ciò, acciò che13 io troppo da voi non mi scosti, vo’14 ragionar d’un marchese, non cosa magnifica, ma una matta bestialità15, come che ben ne gli seguisse alla fine16; la quale17 io non consiglio alcun che segua, per ciò che gran peccato fu che a costui ben n’avenisse18.

Già è gran tempo19, fu tra’ marchesi di Sanluzzo il maggior della casa20 un giovane chiamato Gualtieri, il quale, essendo senza moglie e senza figliuoli, in niuna21 altra cosa il suo tempo spendeva che in uccellare22 e in cacciare, né di prender moglie né d’aver figliuoli alcun pensiero avea; di che23 egli era da reputar24 molto savio. La qual cosa a’ suoi uomini non piaccendo, più volte il pregaron che moglie prendesse, acciò che egli senza erede né essi senza signor rimanessero, offerendosi di trovargliel tale e di sì fatto padre e madre discesa, che buona speranza se ne potrebbe avere e esso contentarsene molto25.

A’ quali Gualtieri rispose: «Amici miei, voi mi strignete26 a quello che io del tutto aveva disposto di non far mai, considerando quanto grave27 cosa sia a poter trovare chi co’ suoi costumi ben si convenga28 e quanto del contrario sia grande la copia29, e come dura vita sia quella di colui che a donna non bene a sé conveniente s’abbatte30. E il dire che voi vi crediate a’ costumi de’ padri e delle madri le figliuole conoscere31, donde argomentate di darlami tal che mi piacerà32, è una sciocchezza, con ciò sia cosa che33 io non sappia dove i padri possiate conoscere né come34 i segreti delle madri di quelle35: quantunque, pur conoscendogli36, sieno spesse volte le figliuole a’ padri e alle madri dissimili37. Ma poi che pure38 in queste catene vi piace d’annodarmi, e39 io voglio esser contento; e acciò che io non abbia da dolermi d’altrui che di me40, se mal venisse fatto41 io stesso ne voglio essere il trovatore42, affermandovi43 che, cui che io mi tolga44, se da voi non fia come donna onorata45, voi proverete con gran vostro danno quanto grave mi sia l’aver contra mia voglia presa mogliere46 a’ vostri prieghi47». I valenti uomini risposon48 ch’eran contenti, sol che esso si recasse49 a prender moglie.

Erano a Gualtieri buona pezza50 piaciuti i costumi d’una povera giovinetta che d’una villa51 vicina a casa sua era, e parendogli bella assai, estimò52 che con costei dovesse aver vita assai consolata53. E per ciò, senza più avanti54 cercare, costei propose55 di volere sposare: e fattosi il padre chiamare, con lui, che poverissimo era, si convenne di torla per moglie56.

Fatto questo, fece Gualtieri tutti i suoi amici della contrada adunare57, e disse loro: «Amici miei, egli58 v’è piaciuto e piace che io mi disponga a tor59 moglie, e io mi vi son disposto più per compiacere a voi che per disiderio60 che io di moglie avessi. Voi sapete quello che voi mi prometteste, cioè d’esser contenti e d’onorar come donna qualunque quella fosse che io togliessi61; e per ciò venuto è il tempo che io sono per servare62 a voi la promessa e che io voglio che voi a me la serviate. Io ho trovata63 una giovane secondo il cuor mio, assai presso di qui, la quale io intendo di tor per moglie e di menarlami fra qui a pochi dì a casa64; e per ciò pensate65 come la festa delle nozze sia bella, e come voi onorevolmente ricever la possiate, acciò che io mi possa della vostra promession chiamar contento, come voi della mia vi potrete chiamare66».

I buoni uomini lieti tutti risposero ciò piacer loro e che, fosse chi volesse, essi l’avrebber per donna e onorerebbonla in tutte cose sì come donna67; e appresso questo68 tutti si misero in assetto di69 far bella e grande e lieta festa, e il simigliante70 fece Gualtieri. Egli fece preparar le nozze grandissime e belle e invitarvi molti suoi amici e parenti e gran gentili uomini e altri da torno71; e oltre a questo fece tagliare e far più robe72 belle e ricche al dosso73 d’una giovane la quale della persona gli pareva che la giovinetta la quale avea proposto di sposare74; e oltre a questo apparecchiò75 cinture e anella e una ricca e bella corona76 e tutto ciò che a novella sposa si richiedea77.

E venuto il dì che alle nozze predetto avea78, Gualtieri in su la mezza terza79 montò a cavallo, e ciascuno altro che a onorarlo era venuto; e ogni cosa opportuna avendo disposta80, disse: «Signori, tempo è d’andare per la novella sposa»; e messosi in via con tutta la compagnia sua, pervennero alla villetta. E giunti a casa del padre della fanciulla e lei trovata che con acqua tornava dalla fonte in gran fretta, per andar poi con altre femine a veder venire la sposa di Gualtieri, la quale come81 Gualtier vide, chiamatala per nome, cioè Griselda, domandò dove il padre fosse; al quale ella vergognosamente82 rispose: «Signor mio, egli è in casa».

Allora Gualtieri smontato e comandato83 a ogni uom che l’aspettasse, solo se n’entrò nella povera casa, dove trovò il padre di lei che aveva nome Giannucole, e dissegli84: «Io son venuto a sposar la Griselda, ma prima da lei voglio sapere alcuna cosa in tua presenza»; e domandolla85 se ella sempre, togliendola egli per moglie, s’ingegnerebbe86 di compiacergli e di niuna cosa che egli dicesse o facesse non turbarsi87, e s’ella sarebbe obediente e simili altre cose assai, delle quali ella a tutte rispose di sì.

Allora Gualtieri, presala per mano, la menò88 fuori e in presenza di tutta la sua compagnia e d’ogn’altra persona la fece spogliare ignuda89; e fattisi quegli vestimenti venire che fatti avea fare, prestamente90 la fece vestire e calzare e sopra i suoi capegli così scarmigliati91 com’egli erano le fece mettere una corona; e appresso questo, maravigliandosi ogn’uomo92 di questa cosa, disse: «Signori, costei è colei la quale io intendo che mia moglie sia, dove ella me voglia per marito93»; e poi a lei rivolto, che di sé medesima94 vergognosa e sospesa95 stava, le disse: «Griselda, vuoimi96 tu per tuo marito?».

A cui ella rispose: «Signor mio, sì».

Ed egli disse: «E io voglio te per mia moglie»; e in presenza di tutti la sposò; e fattala sopra un pallafren97 montare, orrevolmente98 accompagnata a casa la si menò99. Quivi furon le nozze belle e grandi e la festa non altramenti100 che se presa101 avesse la figliuola del re di Francia.

La giovane sposa parve che co’ vestimenti insieme l’animo e’ costumi mutasse102. Ella era, come già dicemmo, di persona e di viso bella: e così come bella era, divenne tanto avvenevole103, tanto piacevole e tanto costumata104, che non figliuola di Giannucole e guardiana di pecore pareva stata105 ma d’alcun nobile signore, di che ella faceva maravigliare ogn’uom che prima conosciuta l’avea; e oltre a questo era tanto obediente al marito e tanto servente106, che egli si teneva107 il più contento e il più appagato uomo del mondo. E similmente verso i subditi108 del marito era tanto graziosa e tanto benigna109, che niun ve ne era110 che più che sé non l’amasse e che non l’onorasse di grado111, tutti per lo suo bene e per lo suo stato e per lo suo essaltamento112 pregando, dicendo, dove dir soleano Gualtieri aver fatto come poco savio d’averla per moglie presa113, che egli era il più savio e il più avveduto uomo che al mondo fosse, per ciò che niuno altro che egli114 avrebbe mai potuta conoscere l’alta vertù di costei nascosta sotto i poveri panni e sotto l’abito villesco115. E in brieve non solamente nel suo marchesato ma per tutto116, anzi che gran tempo fosse passato117, seppe ella sì fare118, che ella fece ragionare del suo valore e del suo bene adoperare119, e in contrario rivolgere120, se alcuna cosa detta s’era contro al marito per lei121 quando sposata l’avea.

Ella non fu guari con Gualtieri dimorata122 che ella ingravidò, e al tempo123 partorì una fanciulla, di che Gualtieri fece gran festa. Ma poco appresso, entratogli un nuovo124 pensier nell’animo, cioè di volere con lunga esperienzia125 e con cose intollerabili provare la pazienzia di lei, e’ primieramente la punse con parole126, mostrandosi turbato e dicendo che i suoi uomini pessimamente si contentavano di lei127 per la sua bassa condizione e spezialmente poi che vedevano che ella portava figliuoli128, e della figliuola che nata era tristissimi altro che mormorar non faceano.

Le quali parole udendo la donna, senza mutar viso o buon proponimento129 in alcuno atto, disse: «Signor mio, fa’ di me quello che tu credi che più tuo onore o consolazion sia, ché io sarò di tutto contenta, sì come colei che conosco che io sono da men di loro130 e che non era degna di questo onore al quale tu per tua cortesia mi recasti». Questa risposta fu molto cara a Gualtieri, conoscendo costei non essere in alcuna superbia levata per onore che egli o altri fatto l’avesse.

Poco tempo appresso, avendo con parole generali131 detto alla moglie che i subditi non potevan patir132 quella fanciulla di lei nata, informato un suo famigliare133, il mandò a lei, il quale con assai dolente viso le disse: «Madonna, se io non voglio morire, a me convien far134 quello che il mio signor mi comanda. Egli m’ha comandato che io prenda questa vostra figliuola e ch’io...» e non disse più.

La donna, udendo le parole e vedendo il viso del famigliare e delle parole dette ricordandosi135, comprese che a costui fosse imposto che egli l’uccidesse: per che prestamente presala della culla e basciatala e benedetola136, come che gran noia137 nel cuor sentisse, senza mutar viso in braccio la pose al famigliare e dissegli: «Te’138, fa’ compiutamente quello che il tuo e mio signore t’ha imposto, ma non la lasciar per modo che le bestie e gli uccelli la divorino, salvo se egli nol ti comandasse». Il famigliare, presa la fanciulla e fatto a Gualtier sentire ciò che detto aveva la donna, maravigliandosi egli della sua constanzia139, lui con essa140 ne mandò a Bologna a una sua parente, pregandola che, senza mai dire cui141 figliuola si fosse, diligentemente allevasse e costumasse142.

Sopravenne143 appresso che la donna da capo144 ingravidò e al tempo debito partorì un figliuol maschio, il che carissimo fu a Gualtieri; ma non bastandogli quello che fatto avea con maggior puntura145 trafisse la donna, e con sembiante turbato146 un dì le disse: «Donna, poscia che tu questo figliuol maschio facesti, per niuna guisa con questi miei viver son potuto147, sì duramente si ramaricano che un nepote di Giannucolo148 dopo me debbia rimaner lor signore: di che io mi dotto149, se io non ci150 vorrò esser cacciato, che non mi convenga fare di quello che io altra volta feci151 e alla fine lasciar te e prendere un’altra moglie». La donna con paziente animo l’ascoltò né altro rispose se non: «Signor mio, pensa di contentar te e di sodisfare al piacer tuo e di me non avere pensiere alcuno, per ciò che niuna cosa m’è cara se non quanto io la veggo a te piacere».

Dopo non molti dì Gualtieri, in quella medesima maniera che mandato aveva per la figliuola152, mandò per lo figliuolo: e similmente dimostrato d’averlo fatto uccidere, a nutricar nel mandò a Bologna153, come la fanciulla aveva mandata; della qual cosa la donna né altro viso né altre parole fece che della fanciulla fatte avesse. Di che Gualtieri si maravigliava forte e seco stesso affermava niuna altra femina questo poter fare che ella faceva; e se non fosse che carnalissima de’ figliuoli, mentre gli piacea, la vedea154, lei avrebbe creduto ciò fare per più non curarsene, dove come savia lei farlo cognobbe155. I subditi suoi, credendo che egli uccidere avesse fatti i figliuoli, il biasimavan forte e reputavanlo crudele uomo e alla donna avevan grandissima compassione. La quale156 con le donne, le quali con lei de’ figliuoli così morti si condoleano, mai altro non disse se non che quello ne piaceva a lei che a colui che generati gli avea157.

Ma, essendo più anni passati dopo la natività158 della fanciulla, parendo tempo159 a Gualtieri di fare l’ultima pruova della sofferenza di costei, con molti de’ suoi160 disse che per niuna guisa161 più sofferir162 poteva d’aver per moglie Griselda e che egli cognosceva163 che male e giovenilmente164 aveva fatto quando l’aveva presa, e per ciò a suo poter voleva procacciar col Papa che con lui dispensasse che un’altra donna prender potesse e lasciar Griselda165; di che egli da assai buoni uomini fu molto ripreso166; a che167 nulla altro rispose se non che conveniva168 che così fosse. La donna, sentendo queste cose e parendole dovere sperare di ritornare a casa del padre e forse a guardar le pecore come altra volta aveva fatto e vedere a un’altra donna tener colui al quale ella voleva tutto il suo bene, forte in sé medesima si dolea; ma pur, come l’altre ingiurie della fortuna aveva sostenute, così con fermo viso si dispose a questa dover sostenere169.

Non dopo molto tempo Gualtieri fece venire sue lettere contraffatte170 da Roma, e fece veduto a’ suoi subditi il Papa171 per quelle172 aver seco173 dispensato di poter torre174 altra moglie e lasciar Griselda; per che, fattalasi175 venir dinanzi, in presenzia di molti le disse: «Donna, per concession176 fattami dal Papa io posso altra donna pigliare e lasciar te; e per ciò che i miei passati177 sono stati gran gentili uomini e signori di queste contrade, dove178 i tuoi stati son sempre lavoratori, io intendo179 che tu più mia moglie non sia, ma che tu a casa Giannucolo180 te ne torni con la dote che tu mi recasti, e io poi un’altra, che trovata n’ho convenevole181 a me, ce ne menerò182».

La donna, udendo queste parole, non senza grandissima fatica, oltre alla natura delle femine183, ritenne184 le lagrime, e rispose: «Signor mio, io conobbi sempre la mia bassa condizione alla vostra nobilità in alcun modo non convenirsi, e quello che io stata son con voi da Dio e da voi il riconoscea, né mai, come donatolmi, mio il feci o tenni, ma sempre l’ebbi come prestatomi185; piacevi di rivolerlo186, e a me dee piacere e piace di renderlovi187: ecco il vostro anello col quale voi mi sposaste, prendetelo. Comandatemi188 che io quella dote me ne porti che io ci recai189: alla qual cosa fare190 né a voi pagatore né a me borsa bisognerà né somiere191, per ciò che di mente uscito non m’è che ignuda m’aveste192; e se voi giudicate onesto che quel corpo, nel quale io ho portati i figliuoli da voi generati sia da tutti veduto, io me n’andrò ignuda; ma io vi priego, in premio della mia virginità, che io ci recai e non ne193 la porto, che almeno una sola camiscia sopra la dote mia vi piaccia che io portar ne possa».

Gualtieri, che maggior voglia di piagnere avea che d’altro194, stando pur195 col viso duro, disse: «E tu una camiscia ne porta».

Quanti dintorno v’erano il pregavano che egli una roba196 le donasse, ché non fosse veduta colei, che sua moglie tredici anni e più era stata di casa sua così poveramente e così vituperosamente uscire, come era uscirne in camiscia197; ma invano andarono i prieghi198; di che199 la donna, in camiscia e scalza e senza alcuna cosa in capo, accomandatigli a Dio200, gli uscì di casa201 e al padre se ne tornò con lagrime e con pianto di tutti coloro che la videro. Giannucolo, che creder non avea mai potuto questo esser ver che Gualtieri la figliuola dovesse tener moglie202, e ogni dì questo caso203 aspettando, guardati l’aveva204 i panni che spogliati s’avea205 quella mattina che Gualtier la sposò; per che recatigliele e ella rivestitiglisi206, a’ piccioli servigi207 della paterna casa si diede208 sì come far soleva209, con forte animo sostenendo il fiero210 assalto della nemica fortuna.

Come Gualtieri questo ebbe fatto211, così fece veduto212 a’ suoi che presa aveva213 una figliuola d’uno de’ conti da Panago; e faccendo fare l’apresto grande214 per le nozze mandò per Griselda che a lui venisse215; alla quale venuta disse: «Io meno216 questa donna la quale io ho nuovamente tolta217 e intendo in questa sua prima venuta d’onorarla; e tu sai che io non ho in casa donne che mi sappiano acconciar218 le camere né fare molte cose che a così fatta festa si richeggiono219: e per ciò tu, che meglio che altra persona queste cose di casa sai, metti in ordine quello che da far ci è220, e quelle donne fa’ invitar che ti pare e ricevile come se donna221 di qui fossi: poi, fatte le nozze, te ne potrai a casa tua tornare».

Come che222 queste parole fossero tutte coltella223 al cuor di Griselda, come a colei che non aveva così potuto por giù l’amore che ella gli portava come fatto aveva la buona fortuna224, rispose: «Signor mio, io son presta e apparecchiata225». E entratasene co’ suoi pannicelli romagnuoli e grossi226 in quella casa della qual poco avanti era uscita in camiscia227, cominciò a spazzar le camere e ordinarle e a far porre capoletti e pancali228 per le sale, a fare apprestar229 la cucina, e a ogni cosa, come se una piccola fanticella230 della casa fosse, porre le mani231, né mai ristette che ella ebbe tutto acconcio e ordinato quanto si conveniva232. E appresso questo, fatto da parte di Gualtieri invitar tutte le donne della contrada, cominciò a attender la festa; e venuto il giorno delle nozze, come che i panni avesse poveri indosso, con animo e costume donnesco233 tutte le donne che a quelle234 vennero, e con lieto viso, ricevette.

Gualtieri, il quale diligentemente aveva i figliuoli fatti allevare in Bologna alla235 sua parente che maritata era in casa de’ conti da Panago, essendo già la fanciulla d’età di dodici anni la più bella cosa che mai si vedesse (e il fanciullo era di sei), aveva mandato236 a Bologna al parente suo pregandol che gli piacesse di dovere con questa sua figliuola e col figliuolo venire a Sanluzzo e ordinare di menar bella e onorevole compagnia con seco237 e di dire a tutti che costei per sua moglie gli menasse238, senza manifestare alcuna cosa a alcuno chi ella si fosse altramenti239. Il gentile uomo, fatto secondo che il marchese il pregava, entrato in cammino240 dopo alquanti dì con la fanciulla e col fratello e con nobile compagnia in su l’ora del desinare241 giunse a Sanluzzo, dove tutti i paesani e molti altri vicini da torno trovò che attendevan questa novella sposa di Gualtieri. La quale dalle donne ricevuta e nella sala dove erano messe le tavole venuta, Griselda, così come era242, le si fece lietamente incontro243 dicendo: «Ben venga la mia donna244». Le donne, che molto avevano, ma invano, pregato Gualtieri che o facesse che245 la Griselda si stesse in una camera o che egli alcune delle robe che sue erano state le prestasse, acciò che così non andasse246 davanti a’ suoi forestieri, furon messe a tavola e cominciate a servire247. La fanciulla era guardata da ogn’uomo, e ciascun diceva che Gualtieri aveva fatto buon cambio; ma intra248 gli altri Griselda la lodava molto, e lei e il suo fratellino249.

Gualtieri, al qual pareva pienamente aver veduto quantunque disiderava della pazienza della sua donna, veggendo che di niente la novità delle cose la cambiava, e essendo certo ciò per mentecattaggine non avvenire, per ciò che savia molto la conoscea, gli parve tempo di doverla trarre dell’amaritudine la quale stimava che ella sotto il forte viso nascosa tenesse250 per che251, fattalasi venire252, in presenzia d’ogn’uomo253 sorridendo le disse: «Che ti par della nostra sposa?».

«Signor mio», rispose Griselda «a me ne par molto bene; e se così è savia come ella è bella, che ’l credo254, io non dubito punto255 che voi non dobbiate con lei vivere il più consolato signor del mondo256; ma quanto posso vi priego che quelle punture, le quali all’altra, che vostra fu, già deste, non diate a questa257, ché appena che io creda che ella le potesse sostenere, sì perché più giovane è e sì ancora perché in dilicatezze è allevata, ove colei in continue fatiche da piccolina era stata258».

Gualtieri, veggendo259 che ella fermamente credeva costei dovere esser sua moglie, né per ciò260 in alcuna cosa men che ben parlava, la si fece sedere allato261 e disse: «Griselda, tempo è omai che tu senta frutto262 della tua lunga pazienzia263, e che coloro li quali me264 hanno reputato crudele e iniquo265 e bestiale conoscano che ciò che io faceva a antiveduto fine operava, volendoti insegnar d’esser moglie e a loro di saperla tenere, e a me partorire perpetua quiete mentre teco a vivere avessi266; il che, quando venni a prender moglie, gran paura ebbi che non m’intervenisse267, e per ciò, per prova pigliarne268, in quanti modi tu sai ti punsi e trafissi. E però che io mai non mi sono accorto che in parola né in fatto269 dal mio piacere270 partita ti sii271, parendo272 a me aver di273 te quella consolazione che io disiderava, intendo di rendere a te274 a un’ora275 ciò che io tra molte ti tolsi, e con somma dolcezza le punture ristorare276 che io ti diedi. E per ciò con lieto animo prendi questa che tu mia sposa credi, e il suo fratello per tuoi e miei figliuoli: essi son quelli li quali tu e molti altri lungamente stimato277 avete che io crudelmente uccider facessi; e io sono il tuo marito, il quale sopra ogn’altra cosa t’amo278, credendomi poter dar vanto279 che niuno altro sia che, sì com’io, si possa di sua moglie contentare280».

E così detto, l’abbracciò e basciò, e con lei insieme281, la qual d’allegrezza piagnea282, levatosi283 n’andarono284 là dove la figliuola tutta stupefatta queste cose ascoltando sedea285 e, abbracciatala teneramente e il fratello altressì286, lei e molti altri che quivi287 erano sgannarono288. Le donne lietissime, levate289 dalle tavole, con Griselda n’andarono in camera e con migliore augurio trattile i suoi pannicelli d’una290 nobile roba delle sue la rivestirono; e come donna291, la quale ella eziando292 negli stracci pareva, nella sala la rimenarono293. E quivi fattasi co’ figliuoli maravigliosa festa, essendo ogni uomo lietissimo di questa cosa, il sollazzo e ’ l festeggiar multiplicarono294 e in più giorni tirarono295; e savissimo reputaron296 Gualtieri, come che troppo reputassero agre297 e intollerabili l’esperienze prese298 della sua donna; e sopra tutti savissima tenner299 Griselda.

Il conte da Panago si tornò300 dopo alquanti dì a Bologna; e Gualtieri, tolto Giannucolo301 dal suo lavorio302, come suocero il pose in istato303, che304 egli onoratamente e con gran consolazione visse e finì la sua vecchiezza. E egli appresso305, maritata altamente la sua figliuola306, con Griselda, onorandola sempre quanto più si potea, lungamente e consolato307 visse.

Che si potrà dir qui308? se non che anche nelle povere case piovono dal cielo de’ divini spiriti, come nelle reali di quegli che sarien più degni di guardar porci che d’avere sopra uomini signoria309. Chi avrebbe, altri che Griselda, potuto col viso non solamente asciutto ma lieto sofferir le rigide e mai più310 non udite pruove da Gualtieri fatte? Al quale non sarebbe forse stato male investito d’essersi abbattuto a una che, quando fuor di casa, l’avesse in camiscia cacciata, s’avesse sì a un altro fatto scuotere il pelliccione che riuscito ne fosse una bella roba311.

LE SEQUENZE DELLA STORIA DI GRISELDA   Come altre novelle di una certa estensione, quella di Griselda può essere divisa in varie sequenze. Nella prima, Boccaccio introduce Gualtieri, il quale, spinto dai vassalli a prendere moglie, decide di sceglierla autonomamente e di cercarla non tra le figlie dei nobili ma fra i villani. Nella seconda sequenza, Gualtieri mette gli occhi sulla povera Griselda, si presenta un giorno a casa sua, la fa spogliare, la riveste di abiti eleganti, le offre una corona e infine le chiede di prenderlo per marito. La sventurata accetta, e in breve si trasforma in una perfetta gentildonna, amata da tutti i vassalli. Comincia qui la sua tragedia. Nella terza e nella quarta sequenza, Gualtieri decide di mettere alla prova la capacità di sopportazione della donna: nasconde a Bologna i loro due unici figli facendole credere di essere stato costretto a ucciderli per compiacere i sudditi che non potevano sopportare eredi nati da una donna di umili origini. Nella quinta sequenza, Gualtieri escogita l’ultima prova: finge di ripudiare Griselda con il permesso del papa e la caccia di casa. Nella successiva, fa venire da Bologna la figlia, ormai tredicenne, dicendo a tutti che si tratta della sua nuova sposa, e impone a Griselda di preparare le nozze. Nella conclusione, Gualtieri svela tutti i propri inganni e la donna si riappropria del suo ruolo di sposa e di madre.

IL POTERE FEUDALE   Perché il marchese di Saluzzo ritiene di dover dare conto ai vassalli delle sue scelte? E perché Griselda pensa sia giusto far uccidere i propri figli per la sola ragione che non sono graditi ai sudditi del suo signore e padrone? All’interno del sistema feudale, che Boccaccio rappresenta con una certa verosimiglianza, il potere del signore non era assoluto, ma era soggetto a una serie di regole: tra il signore e i suoi sudditi esisteva un preciso sistema di diritti e di doveri reciproci. In buona sostanza, la fedeltà e l’obbedienza che i sottoposti assicuravano al signore era legata alle garanzie che il signore doveva assicurare loro in cambio; tra le quali, oltre alla protezione militare, c’era anche l’aspettativa della continuità del potere e del patto stesso che li legava. Per questo i vassalli sono così interessati agli eredi del marchese da costringerlo a prendere moglie. E per lo stesso motivo sono del tutto realistiche le loro critiche, quando credono che il comportamento del marchese nei confronti di Griselda sia eccessivamente severo e spietato.

UNA QUESTIONE DI MENTALITÀ   Dal nostro punto di vista di lettori moderni è sorprendente che Griselda, dopo aver sopportato ogni tipo di sofferenza, accetti di tornare accanto all’uomo che per tanti anni l’ha ingannata e umiliata. Se da un lato sembra chiaro che Boccaccio volesse concludere il Decameron offrendo un esempio della più alta virtù morale, per contrasto con la bestialità di ser Ciappelletto nella prima novella, la conclusione ironica del narratore Dioneo sembra invece riflettere una mentalità più affine alla nostra. Dioneo si domanda infatti perché Griselda non abbia tradito il marchese quando questi l’aveva cacciata di casa, e nella conclusione dell’opera i narratori discutono della novella, alcuni condannando e altri elogiando le azioni dei protagonisti. Si può osservare qui abbastanza bene la posizione ideologica di Boccaccio, un uomo del Medioevo che per certi aspetti pensa “modernamente”. Questa relativa modernità risulta con ancor più evidenza se a Boccaccio paragoniamo Petrarca. Il più anziano poeta tradusse infatti in latino la novella di Griselda; ma non fu una versione fedele: egli eliminò infatti sia la battuta conclusiva di Dioneo sia le varie espressioni di rimprovero nei confronti di Gualtieri, riducendo questa storia ambigua e tragica a un esempio di obbedienza e di fedeltà coniugale. Petrarca coglieva solo un aspetto di una storia più complessa, nella quale è possibile invece ritrovare sia l’elogio della virtù di Griselda sia la condanna esplicita della «matta bestialità» del marchese.

L’ABITO COME CAMBIAMENTO   L’abito, allora come oggi, aveva un’importanza fondamentale, come emerge dalla novella di Boccaccio. Si deve ricordare anche che tutti gli abiti che il marito donava alla donna al momento di prenderla in sposa continuavano ad appartenergli e non erano a disposizione della donna (a volte il marito li prendeva addirittura in prestito). Boccaccio dà quindi particolare rilievo sia al momento in cui Griselda si spoglia dei suoi vecchi abiti per divenire la sposa del marchese sia alla scena dell’allontanamento, quando la donna torna a casa del padre scalza e in camicia (quindi nuda come era partita). La conclusione ironica di Dioneo va letta anche sotto questa luce: le trasformazioni di Griselda sono segnate per tre volte da un cambio d’abito (da contadina a sposa, da marchesa a sposa ripudiata e nuda; poi sposa e madre felice), e non dobbiamo meravigliarci, quindi, che la battuta conclusiva giochi sul rapporto tra nudità e vestizione e tra la roba intesa come “abiti” e la roba intesa come (ben meritato) “regalo” che un eventuale tradimento di Griselda avrebbe rappresentato per il marchese di Saluzzo.

Esercizio:

COMPRENDERE

1 Disponi gli elementi più rilevanti della novella in due nuvole dei tag, una dedicata a Gualtieri, l’altra a Griselda.

ANALIZZARE

2 Trova, nella novella, i riferimenti agli abiti di Griselda e indica quale rapporto hanno con lo status della protagonista.

3 Descrivi le caratteristiche dei due spazi in cui è ambientata la novella, quello aristocratico di Gualtieri e quello umile di Griselda.

4 La novella presenta una struttura tipica della fiaba (puoi vedere, in proposito, il celebre schema di Propp): individua nel testo gli elementi riconducibili al “genere fiaba”.

CONTESTUALIZZARE

5 Confronta in un testo le caratteristiche della figura di Griselda con alcuni personaggi femminili del mondo del cinema, mettendo in evidenza le eventuali differenze nelle loro reazioni alle prove a cui sono sottoposte. Ecco alcuni film che possono entrare nel tuo discorso: Il colore viola di Steven Spielberg (1985); Precious di Lee Daniels (2009); The Help di Tate Taylor (2011).

INTERPRETARE

6 Commenta l’introduzione alla novella fatta da Dioneo, che qui riportiamo, concentrandoti sul modo in cui descrive l’argomento della novella e sul giudizio che dà di Gualtieri.

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  1. prieghi: richieste.

  2. di pigliar: a prendere.

  3. villano: contadino.

  4. li quali … uccidergli: che le fa credere di aver ucciso.

  5. mostrando … rincresciuta: dimostrandole che lei non gli era più gradita.

  6. in camiscia: quindi praticamente nuda. Si noti in camiscia la grafia con -sc-, che rende la pronuncia fiorentina della consonante.

  7. paziente: disposta a patire.

  8. tornatalasi: fattala tornare.

  9. marchesana: moglie del marchese.

  10. Mansuete: docili, arrendevoli.

  11. dato: assegnato.

  12. soldani: sultani.

  13. acciò che: affinché.

  14. vo’: voglio.

  15. matta bestialità: la sua natura follemente bestiale.

  16. come … fine: benché poi ne seguisse un lieto fine.

  17. la quale: riferito alla matta bestialità.

  18. a costui ben n’avenisse: gli andasse bene. Dioneo esprime un giudizio molto netto su Gualtieri: la storia è a lieto fine, ma è un peccato che il marchese se la sia cavata.

  19. Già è gran tempo: è già passato molto tempo da quando (cioè: molto tempo fa).

  20. il maggior della casa: il figlio maggiore.

  21. niuna: nessuna.

  22. uccellare: cacciare gli uccelli.

  23. di che: per la qual cosa. È una battuta del narratore Dioneo, che giudica saggia la decisione di non volersi sposare.

  24. reputar: considerare.

  25. offerendosi ... molto: offrendosi di trovargliela (la moglie) fatta in modo tale e di tale famiglia che si sarebbe potuto sperare bene (cioè in una buona discendenza) e che lui ne sarebbe rimasto soddisfatto.

  26. strignete: costringete.

  27. grave: difficile.

  28. chi ... convegna: chi si accordi bene con il proprio carattere (costumi).

  29. del contrario ... copia: ci sia grande abbondanza del contrario (cioè di persone che non si accordano col nostro carattere, e insomma di cattivi partiti).

  30. e come ... s’abbatte: e quanto sia dura la vita di chi incontra una donna non adatta a lui.

  31. il dire ... conoscere: dire (come voi fate) che siete in grado di conoscere il carattere delle figlie osservando quello dei genitori.

  32. donde ... piacerà: affermazione in base alla quale sostenete di potermi dare una moglie che mi piaccia.

  33. con ciò sia cosa che: poiché.

  34. né come: né come possiate conoscere.

  35. i segreti ... quelle: forse è un’allusione alla possibilità che quelle figlie siano illegittime.

  36. quantunque, pur conoscendogli: benché, anche conoscendo i padri e le madri.

  37. sieno ... dissimili: le figlie siano diverse dai padri e dalle madri.

  38. Ma ... pure: ma poiché, ciononostante.

  39. e: ecco che.

  40. e acciò ... me: e affinché io non debba lamentarmi d’altri che di me stesso.

  41. se ... fatto: se venisse fatto male; cioè se la scelta della moglie dovesse rivelarsi sbagliata.

  42. trovatore: colui che trova, quindi colui che sceglie la sua propria moglie. Gualtieri declina quindi l’offerta degli uomini della sua corte, che vogliono trovargli una moglie: ci penserà lui stesso.

  43. affermandovi: avvertendovi che.

  44. cui ... tolga: quale che sia la donna che prenderò in moglie.

  45. non ... onorata: sarà onorata come signora (donna, con il significato del latino domina).

  46. mogliere: moglie.

  47. a’ vostri preghi: per le vostre preghiere.

  48. risposon: risposero.

  49. recasse: decidesse.

  50. buona pezza: da tempo.

  51. villa: non un’abitazione, ma una campagna.

  52. estimò: giudicò.

  53. consolata: serena.

  54. più avanti: oltre.

  55. costei propose: le propose.

  56. si convenne … moglie: concordò di prenderla per moglie; come era l’uso del tempo, la fanciulla viene chiesta al padre.

  57. adunare: radunare.

  58. egli: nel fiorentino antico, e in particolare in Boccaccio, il soggetto è espresso spesso anche là dove oggi verrebbe taciuto: qui il pronome soggetto egli anticipa la frase «che io mi disponga a tor moglie».

  59. tor: prendere.

  60. disiderio: desiderio.

  61. qualunque … togliessi: chiunque fosse quella che io prendessi.

  62. servare: mantenere.

  63. ho trovata: concordato con il complemento oggetto.

  64. e di … casa: e di portarmela a casa tra pochi giorni.

  65. pensate: provvedete, fate in modo che.

  66. acciò … chiamare: affinché io mi possa ritenere soddisfatto della vostra promessa come voi della mia.

  67. ciò … donna: che questa piaceva loro e che, chiunque fosse, l’avrebbero considerata loro signora (donna) e come tale l’avrebbero onorata in ogni cosa.

  68. appresso questo: dopodiché.

  69. si misero … di: si prepararono a.

  70. il simigliante: lo stesso.

  71. da torno: dei dintorni.

  72. robe: abiti.

  73. al dosso: addosso.

  74. la quale della … sposare: che gli sembrava delle stesse misure della giovane che aveva deciso di sposare.

  75. apparecchiò: preparò.

  76. cinture … corona: cinture, anelli e una ricca e bella corona; sono i doni tradizionali per la sposa.

  77. richiedea: richiedeva.

  78. il dì … avea: il giorno stabilito per le nozze.

  79. la mezza terza: verso le sette e mezzo del mattino.

  80. disposta: preparato.

  81. la quale come: così come.

  82. vergognosamente: timidamente.

  83. comandato: ordinato.

  84. dissegli: gli disse.

  85. domandolla: le chiese.

  86. s’ingegnerebbe: si impegnerebbe.

  87. e di … turbarsi: : di non turbarsi per nessuna cosa che lui dicesse o facesse.

  88. menò: condusse.

  89. ignuda: nuda.

  90. prestamente: rapidamente.

  91. scarmigliati: spettinati.

  92. ogn’uomo: ciascuno.

  93. dove … marito: se anche lei mi vuole per marito.

  94. medesima: stessa.

  95. vergognosa e sospesa: timida e incerta.

  96. vuoimi: mi vuoi.

  97. pallafren: un cavallo di razza.

  98. orrevolmente: onorevolmente.

  99. la si menò: se la portò.

  100. altramenti: diversa.

  101. presa: presa in sposa.

  102. La ... mutasse: sembrò che la sposa mutasse, insieme agli abiti, anche l’animo e i costumi.

  103. avvenevole: avvenente.

  104. costumata: educata, elegante.

  105. pareva stata: sembrava essere stata.

  106. servente: servizievole.

  107. si teneva: si considerava.

  108. subditi: sudditi.

  109. benigna: benevola.

  110. niun ve ne era: non c’era nessuno.

  111. di grado: di buon grado, volentieri.

  112. essaltamento: ascesa (in riferimento all’ascesa di Griselda nella scala sociale).

  113. dove ... presa: mentre prima dicevano che Gualtieri era stato poco saggio nel prenderla in moglie.

  114. per ... egli poiché nessun altro all’infuori di lui.

  115. villesco: rustico, da contadina.

  116. per tutto: dappertutto.

  117. anzi ... passato: prima che fosse trascorso molto tempo.

  118. sì fare: comportarsi in tal modo.

  119. fece ragionare … adoperare: fece parlare (tutti) del suo valore e delle sue nobili azioni.

  120. e ... rivolgere: e ritirare, smentire.

  121. per lei: a causa di lei.

  122. Ella … dimorata: la convivenza con Gualtieri era appena cominciata. Guari (dall’antico francese guaires) significa “molto”, ma si usava quasi esclusivamente in frasi negative; dimorare significa “stare, restare” (mora, in latino, era l’indugio, la sosta).

  123. al tempo: a tempo debito, quando fu il momento.

  124. nuovo: strano, inaudito.

  125. con … esperienzia: con lunghe prove.

  126. e’ primieramente … parole: egli come prima cosa la ferì con parole (aspre).

  127. che … di lei: che i suoi cortigiani erano molto scontenti di lei.

  128. portava figliuoli: faceva figli; ed essendo Griselda una popolana, ciò poteva non piacere a una corte di persone nobili.

  129. senza … proponimento: senza cambiare né il suo atteggiamento (viso, per metonimia) né la sua promessa (di essere fedele e obbediente).

  130. sì come … di loro: dato che io so bene di valere meno di loro (dei cortigiani che la disprezzano). Si noti la costruzione «sì come colei che», che ha valore causale.

  131. parole generali: parlando genericamente.

  132. patir: sopportare; Gualtieri continua a far finta che i cortigiani detestino Griselda e sua figlia.

  133. un suo famigliare: un suo servitore; la familia nell’antica Roma comprendeva anche l’insieme dei servi.

  134. a me … far: io sono obbligato a fare.

  135. delle … ricordandosi: Griselda ricorda le «parole generali» che il marito le ha detto intorno allo scontento dei sudditi.

  136. basciatala e benedetola: dopo averla baciata e benedetta.

  137. noia: dolore; noia aveva un significato diverso rispetto all’attuale, e semmai vicino a quello del francese ennui, “pena”.

  138. Te’: tieni.

  139. maravigliandosi … constanzia: meravigliandosi della fermezza di carattere di Griselda; il soggetto è Gualtieri.

  140. lui con essa: il servitore e la neonata.

  141. cui: di chi.

  142. costumasse: la educasse alle buone maniere.

  143. Sopravenne: accadde.

  144. da capo: di nuovo.

  145. con … puntura: con una ferita ancora più grave.

  146. con … turbato: con il viso scuro.

  147. poscia … son potuto: da quando hai messo al mondo questo figlio maschio, io non ho avuto mai pace con i miei uomini di corte; guisa è un germanismo molto diffuso nell’italiano antico, specie in espressioni come a guisa didi guisa che, “in modo che”.

  148. un nepote di Giannucolo: cioè il nipote di un poveraccio.

  149. mi dotto: io dubito (come oggi in francese s’en douter).

  150. ci: di qui, dal mio feudo.

  151. fare … feci: si riferisce alla (simulata) eliminazione della prima figlia.

  152. mandato … figliuola: aveva inviato un suo servitore a prendere la figlia.

  153. dimostrato … a Bologna: e dopo aver mostrato a tutti di averlo fatto uccidere, lo mandò ad allevare a Bologna (come la figlia).

  154. e se non … la vedea: e se non fosse che l’aveva vista attaccatissima ai figli, finché a lui era piaciuto che essi stessero con lei.

  155. avrebbe … cognobbe: avrebbe creduto che Griselda si comportava così perché i suoi figli non le interessavano troppo, mentre (dove) invece capì (cognobbe) che si comportava così perché era saggia.

  156. La quale: Griselda.

  157. quello … gli avea: a lei piaceva ciò che piaceva al loro padre (cioè, Gualtieri).

  158. natività: nascita.

  159. parendo tempo: sembrando il momento.

  160. de’ suoi: dei suoi vassalli.

  161. per niuna guisa: in nessun modo.

  162. sofferir: sopportare.

  163. cognosceva: riconosceva.

  164. giovenilmente: come un giovane; quindi in modo irresponsabile.

  165. e per … Griselda: e perciò, per quanto era in suo potere, voleva ottenere (voleva procacciar) dal papa la dispensa per sposare un’altra donna e lasciare Griselda. La dispensa è un provvedimento papale.

  166. ripreso: rimproverato.

  167. a che: a cui.

  168. conveniva: era necessario.

  169. La donna … sostenere: la donna soffriva molto dentro di sé («forte in sé medesima si dolea») sentendo queste cose e sembrandole evidente di dover sperare di tornare a casa del padre e forse a sorvegliare le pecore come aveva fatto in passato e vedere un’altra donna stare assieme a colui che lei amava; eppure si preparò ad affrontare questa ingiuria della fortuna con fermezza (con fermo viso) come aveva fatto con le altre.

  170. contraffatte: falsificate.

  171. e fece … Papa: e fece credere ai suoi sudditi che il papa.

  172. per quelle: con quelle lettere.

  173. seco: con lui.

  174. torre: prendere.

  175. fattalasi: fattasela.

  176. concession: concessione.

  177. passati: avi.

  178. dove: mentre.

  179. intendo: voglio.

  180. Giannucolo: di Giannuccolo.

  181. convenevole: adatta; cioè più nobile di Griselda.

  182. ce ne menerò: condurrò qui.

  183. oltre … femine: le donne, secondo Boccaccio e i suoi contemporanei, sono per natura meno capaci degli uomini di frenare le loro emozioni.

  184. ritenne: trattenne.

  185. Signor … prestatomi: mio signore, io riconobbi (conobbi) sempre che la mia bassa condizione non fosse in alcun modo appropriata (non convenirsi) alla vostra nobiltà, e quello che io sono stata sapevo (il riconoscea) che veniva da Dio e da voi e mai, dato che mi era stato donato, lo feci mio ma lo considerai sempre un prestito.

  186. piacevi di rivolerlo: lo volete di nuovo indietro.

  187. e a me … renderlovi: e deve piacere anche a me, e infatti mi piace, di rendervelo.

  188. Comandatemi: ordinatemi.

  189. ci recai: portai qui.

  190. alla … fare: per fare questa cosa.

  191. né a voi … somiere: non ci sarà bisogno né da parte vostra di qualcuno che paghi (pagatore) né di una borsa o di una bestia da soma (somiere) per me.

  192. per ciò … m’aveste: dato che non ho dimenticato (per ciò) che ero nuda (ignuda) quando mi sposaste.

  193. ne: da qui.

  194. che … d’altro: che aveva più voglia di piangere che d’altro.

  195. pur: comunque.

  196. roba: veste.

  197. ché … camiscia: affinché non si vedesse uscire da casa sua quella che era stata sua moglie tredici anni o più, così poveramente e vergognosamente come era uscirne in camicia.

  198. ma … i prieghi: ma le preghiere furono inutili.

  199. di che: per cui.

  200. accomandatigli a Dio: raccomandati tutti a Dio.

  201. gli … casa: uscì dalla casa di lui.

  202. tener moglie: avere per moglie.

  203. caso: evento.

  204. guardati l’aveva: le aveva conservato.

  205. spogliati s’avea: si era tolti.

  206. recatigliele … rivestitiglisi: portatiglieli ed ella con questi rivestitasi.

  207. servigi: servizi, faccende.

  208. si diede: si dedicò.

  209. sì … soleva: così come aveva l’abitudine di fare.

  210. fiero: feroce.

  211. Come … fatto: non appena Gualtieri ebbe fatto ciò.

  212. fece veduto: fece credere.

  213. presa aveva: aveva preso in moglie.

  214. apresto grande: grandi preparativi.

  215. mandò … venisse: mandò a dire a Griselda di venire.

  216. meno: porto con me.

  217. nuovamente tolta: da poco preso in sposa.

  218. acconciar: preparare.

  219. richeggiono: richiedono.

  220. da far ci è: c’è da fare.

  221. donna: padrona.

  222. Come che: benché.

  223. coltella: tutte coltellate.

  224. come … fortuna: come (se quelle coltellate arrivassero) a lei che non aveva saputo rinunciare all’amore che provava per lui così come aveva rinunciato alla buona fortuna.

  225. presta e apparecchiata: pronta e preparata.

  226. pannicelli … grossi: vestiti rozzi da contadina.

  227. in camiscia: così, con una semplice camiciola, era uscita di casa quando Gualtieri l’aveva scacciata.

  228. capoletti e pancali: due tipi di drappi, per i letti e per le panche.

  229. apprestar: preparare.

  230. fanticella: servetta.

  231. porre le mani: mettere mano (Griselda vuole occuparsi di ogni cosa): il verbo è retto da «cominciò», in apertura di periodo, e va collegato a «a ogni cosa»: “cominciò a mettere mano a ogni faccenda”.

  232. né … conveniva: né si fermò mai finché non ebbe preparato e ordinato tutto quello che era necessario.

  233. donnesco: da padrona.

  234. a quelle: alle nozze.

  235. alla: dalla.

  236. aveva mandato: aveva inviato qualcuno.

  237. che … seco: che volesse venire a Saluzzo con questa sua figlia e con il figlio, e che ordinasse di portare con sé una bella e onorevole compagnia.

  238. per … menasse: gli portasse costei (la figlia) in moglie.

  239. senza … altrimenti: senza rivelare a nessuno chi ella fosse in realtà.

  240. entrato in cammino: messosi in cammino.

  241. desinare: pranzo.

  242. così come era: così come si trovava, cioè vestita poveramente.

  243. le … incontro: le si avvicinò con atteggiamento lieto.

  244. ben … donna: benvenuta alla mia padrona. Griselda infatti crede che da quel momento la falsa sposa diventerà la signora della casa.

  245. facesse che: facesse in modo che.

  246. così non andasse: non andasse vestita in maniera così dimessa.

  247. e … a servire: e si cominciò a servirle.

  248. intra: tra.

  249. e lei … fratellino: sia lei sia il suo fratellino (ricordiamo sempre che, anche se lei non lo sa, si tratta dei due figli di Griselda).

  250. Gualtieri … tenesse: Gualtieri, al quale sembrava di aver conosciuto perfettamente la capacità di sopportazione della sua donna, vedendo che nulla di tutto ciò che di nuovo le accadeva la cambiava ed essendo certo che ciò non avveniva per stupidità (mentecattaggine) ma perché, come lui sapeva, era molto saggia (savia), gli sembrò venuto il tempo di doverla tirare fuori dall’amarezza (amaritudine) che sapeva che lei nascondeva sotto il viso imperturbabile (forte viso).

  251. per che: per cui.

  252. fattalasi venire: fattala venire presso di sé.

  253. d’ogn’uomo: di tutti.

  254. che (i)l credo: come io credo.

  255. punto: affatto.

  256. il più … mondo: come il più felice signore del mondo.

  257. ma … questa: ma per quel che posso vi prego che non procuriate a questa donna le stesse ferite che deste all’altra che fu vostra (cioè Griselda stessa). Le uniche parole di rimprovero rivolte da Griselda a Gualtieri rivelano il suo straordinario altruismo.

  258. ché … stata: poiché non credo che lei potrebbe sopportarle, sia perché è più giovane sia perché è stata cresciuta tra le delicatezze, mentre l’altra aveva sopportato continue fatiche fin da piccola.

  259. veggendo: vedendo.

  260. per ciò: per questo.

  261. la si … allato: la fece sedere accanto a sé.

  262. senta frutto: conosca il frutto.

  263. pazienzia: sopportazione.

  264. me: mi.

  265. iniquo: ingiusto.

  266. conoscano … avessi: sappiano che ciò che facevo era per un fine precedentemente calcolato (antiveduto), volendoti insegnare a essere moglie, e agli altri di saperla tenere e generare per me una infinita serenità nel tempo che avrei vissuto assieme a te.

  267. intervenisse: accadesse.

  268. per prova pigliarne: per averne la prova.

  269. in … fatto: né con le parole né con le azioni.

  270. piacere: desiderio, volontà.

  271. partita ti sii: ti sia allontanata.

  272. parendo: sembrando.

  273. di: da.

  274. intendo … te: voglio restituirti.

  275. a un’ora: in una volta sola.

  276. ristorare: curare.

  277. stimato: ritenuto.

  278. il quale … amo: che ti ama sopra ogni cosa.

  279. poter dar vanto: potermi vantare.

  280. si … contentare: possa essere soddisfatto di sua moglie.

  281. con lei insieme: assieme a lei.

  282. la qual … piagnea: che piangeva di felicità.

  283. levatosi: alzatosi.

  284. n’andarono: se ne andarono.

  285. ascoltando sedea: sedeva ascoltando.

  286. altressì: anche.

  287. quivi: qui.

  288. sgannarono: tolsero dall’errore.

  289. levate: alzatesi.

  290. d’una: con una.

  291. donna: nel senso di “signora della casa”.

  292. eziando: finanche.

  293. rimenarono: ricondussero.

  294. multiplicarono: si moltiplicarono.

  295. e … tirarono: e durarono più giorni.

  296. reputaron: reputarono.

  297. agre: aspre.

  298. prese: vissute.

  299. tenner: considerarono.

  300. si tornò: se ne tornò.

  301. Giannucolo: il padre di Griselda.

  302. lavorio: lavoro manuale.

  303. come … istato: lo elevò alla condizione di suocero.

  304. che: cosicché.

  305. appresso: poi.

  306. altamente: facendo fare alla figlia un matrimonio di alto rango.

  307. consolato: tranquillo, felice.

  308. qui: a questo punto.

  309. come … signoria: come nelle case reali piovono degli spiriti che sarebbero più degni di sorvegliare i maiali che di governare gli uomini.

  310. mai più: giammai.

  311. Al quale … roba: per il quale forse non sarebbe stato un cattivo investimento («male investito») imbattersi («d’essersi abbattuto») in una donna che, quando l’avesse cacciata fuori di casa in camicia, si fosse fatta scuotere da un altro uomo il pelliccione facendone venire fuori un bel vestito. La metafora sessuale di Dioneo serve a sdrammatizzare la conclusione solenne della novella.

  312. fortuna: la fortuna, che per gli antichi Romani era una divinità, nel Medioevo cristiano viene concepita come un’entità immateriale che governa i destini degli uomini e che rappresenta sia la fortuna in senso positivo, come la intendiamo oggi, sia il caso e la sfortuna. Il mondo delle novelle del Decameron appare governato dalla fortuna: a partire dal Proemio, lo scopo principale di Boccaccio è infatti quello di porre rimedio al «peccato della fortuna», di fare quindi in modo che i lettori trovino nella sua opera un rimedio ai tristi casi della vita. Le novelle raccontano «piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti», storie di amori felici e infelici e altri eventi fortunati, cioè dominati dalla fortuna e quindi imprevedibilmente positivi o negativi: come la novella di Andreuccio da Perugia, che si risolve inaspettatamente bene, o come quella di Rossiglione e Guardastagno, che precipita invece rapidamente verso una conclusione tragica. Nella novella di Calandrino, la beffa riesce un po’ grazie all’ingegno di Maso, Bruno e Buffalmacco e un po’ perché la fortuna è dalla loro parte («e in tanto fu la fortuna piacevole alla beffa», spiega Boccaccio). Ma la fortuna è un’entità che comprende in sé anche le azioni stesse degli uomini; nella novella di Griselda, che viene sottoposta dal marito a una serie di spietate sofferenze, a un certo punto Boccaccio ci dice che la donna «come [così come] l’altre ingiurie della fortuna aveva sostenute», si rassegna ad accettare anche di essere ripudiata come moglie; tornata nella casa paterna, Griselda cerca quindi di resistere all’«assalto della nemica fortuna».