Johann Wolfgang Goethe

Faust

Mefistofele e lo studente

Faust è un professore, e il primo incontro tra lui e Mefistofele avviene all’università. Mentre Faust si prepara per il lungo viaggio che lo attende, un giovane studente va a cercarlo nel suo studio, per avere un consiglio su quale corso di laurea intraprendere. Al suo posto però trova Mefistofele, il quale, spacciandosi per Faust, lo convince a rovinarsi la vita studiando.

MEFISTOFELE Chiariamo, prima di procedere:
che facoltà vuol scegliere?

STUDENTE Vorrei diventare davvero coltissimo
e tutto quello che è sulla terra
e in cielo mi piacerebbe capirlo:
la Scienza e la Natura.

MEFISTOFELE Allora è sulla via sicura.
Però non deve lasciarsi distrarre.

STUDENTE Ci starò dietro anima e corpo.
Però, ecco, non mi spiacerebbe
un po’ di libertà e di svago
nelle belle domeniche d’estate.

MEFISTOFELE Impieghi bene il tempo! Corre via così presto!
Ma a guadagnarlo le sarà d’aiuto l’ordine.
Quindi, amico caro, il mio consiglio
è, anzitutto, Collegium Logicum1.
La mente sua sarà là dentro così bene
ammaestrata e stretta in calzari spagnoli2
che più prudente poi percorrerà
la strada del pensiero.
E a destra e a manca non sfarfalli
come le lucciole, di qua e di là.
Quello che tutti subito fanno
da sé, ad esempio bere e mangiare,
per vari giorni le insegneranno
che in tre tempi si deve fare.In realtà, la fabbrica dei pensieri
va come va un telaio:
pigi il pedale, mille fili si agitano,
le spole volano di qua e di là,
i fili corrono invisibili,
un colpo lega mille maglie.
A questo punto entra il Filosofo3
e le dimostra che così deve essere.
Il primo andrebbe così, il secondo cosà,
e così quindi il terzo e il quarto.
E se non fossero il primo e il secondo,
il terzo e il quarto non ci sarebbero.
Questo è tenuto in grande onore
dagli studenti di tutto il mondo:
però nessuno è diventato tessitore.
Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivente
cerca innanzitutto di cacciarne via lo spirito;
così ha in pugno le parti. Mancherà
soltanto il legame vitale; peccato.
[...]
Si prepari bene in anticipo,
ogni paragrafo, lo studi a fondo,
sì che poi possa meglio controllare
che lui non dica nulla
fuor di quel che è nel libro. Eppure, lei, giù a scrivere
come dettasse lo Spirito Santo!
[...]

STUDENTE Felice chi impara da lei!
Ora avrei quasi voglia di studiar teologia!

MEFISTOFELE Io non vorrei indurla in errore.
Per quanto di codesta scienza
prender la via sbagliata è tanto facile:
non è il veleno che nasconde,
e appena puoi distinguerla da un rimedio salubre.
Anche qui meglio dar retta ad un solo, giurare
sulla parola del maestro.
Si tenga, insomma, alle parole!
Questa è la porta più sicura per entrare
nel Tempio della Certezza.

STUDENTE Ma ci sarà un concetto, insieme alla parola.

MEFISTOFELE Va bene! Ma che questi concetti non ci tormentino troppo!
Dove i concetti mancano
ecco che al punto giusto compare una parola.
Con le parole puoi discutere benissimo,
con le parole edifichi un sistema,
alle parole puoi credere benissimo,
neppure un iota4 puoi portar via
a una parola.

STUDENTE Se con tante domande le faccio perder tempo
chiedo scusa. Ma debbo importunarla ancora.
Non mi vorrebbe dire
due parole, ma decise, circa la medicina?
[...]

MEFISTOFELE (fra sé) Di questo tono noioso ne ho abbastanza.
Torniamo a fare il diavolo.
(Ad alta voce) L’essenza della medicina è facile:
studi bene la natura e il corpo umano
ed alla fine lasci che
vada come a Dio piace.

IL SIGNIFICATO DELLA VITA I consigli del diavolo sono una specie di “piano di studi alla rovescia”: al ragazzo vengono elencati tutti gli svantaggi della carriera universitaria, e in generale dello studio, che lo porterà a rinunciare alla vita vera per accumulare una conoscenza inutile. Le fasi sono semplici: innanzitutto dovrà limitare la propria mente costringendola nei «calzari spagnoli» della logica, studiare per apprendere cose che chiunque saprebbe fare da solo («bere e mangiare, […] le insegneranno / che in tre tempi si deve fare»), imparare a tessere discorsi che non significano niente. Una volta appurato che anche i libri non dicono nulla, non gli resterà che seguire ciecamente l’opinione del maestro, edificando vani sistemi di parole per coprire la mancanza di contenuti. Quello che conta, insomma, è anteporre i discorsi ai concetti («Si tenga, insomma, alle parole!»), svuotare di significato e di vita tutto ciò che si vuole conoscere, cacciarne via lo spirito per averne in mano, sotto controllo, «le parti»: per Mefistofele questo “scomporre in parti” è il senso ultimo della conoscenza razionale, che porta l’uomo a distruggere tutto ciò che vive.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Come definiresti il rapporto che emerge tra lo studio, la conoscenza e la vita reale nel discorso di Mefistofele?

2 Come reagisce lo studente ai consigli del presunto maestro? Puoi definirlo un ingenuo?

3 L’ironia caratterizza l’intero brano. Indicane almeno tre esempi.

4 L’episodio è costruito su un sapiente crescendo: all’inizio Mefistofele ironizza con sarcasmo e intelligente ironia, mentre alla fine sembra stancarsi di quel tono leggero e liquida le domande dello studente sbrigativamente e con crudele noncuranza, invitandolo di fatto a non pensare a quel che studia e a immagazzinare tutto acriticamente. Alla luce di queste considerazioni:

a analizza due passi che ritieni significativi, nella parte iniziale e in quella finale del brano, e dimostra il diverso atteggiamento del diavolo;
b analizza il contrasto stilistico fra le parole dello studente (garbate, reverenti) e quelle del diavolo (sarcastiche, grottesche).

INTERPRETARE

5 Quale concezione ha della vita Mefistofele, stando a quanto si legge in questo brano?

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  1. Collegium Logicum: Mefistofele consiglia allo studente di seguire delle lezioni di logica nella facoltà universitaria – il Collegium Logicum appunto – in cui esse si impartiscono.
  2. calzari spagnoli: tipo di stivali ben solidi, che calzano bene il piede (cioè, nella metafora, che danno precisi limiti e regole all’intelletto).
  3. Filosofo: detto genericamente, è il professore di filosofia.
  4. iota: lettera dell’alfabeto greco corrispondente alla nostra i. Metaforicamente, uno iota significa “una quantità molto piccola”.