Giovanni da Verrazzano

Lettera a Francesco re di Francia

New York prima che fosse New York: «un sito molto ameno»

Verrazzano è il primo europeo che naviga alla foce dell’Hudson, pur senza spingersi, probabilmente, fino all’isola di Manhattan, l’isola sulla quale, un secolo dopo, gli olandesi fonderanno New Amsterdam, il primo nucleo della futura New York. Nella Lettera in cui racconta la sua spedizione del 1524, Giovanni si dimostra un osservatore molto attento: è il primo che descrive i nativi dell’America del Nord (i “pellerossa”), distinguendo le tribù in base alle zone e alle caratteristiche fisiche e di vita. La descrizione è naturalmente filtrata dall’occhio dell’europeo, che rileva soprattutto gli aspetti che lo colpiscono: la bellezza e la forza fisica dei nativi, vicini allo stato di natura, unite al loro disprezzo per l’oro e per i materiali che gli europei considerano preziosi.

In termine di leghe cento1 trovammo un sito molto ameno2, posto infra dui piccoli colli eminenti3, in mezo de’ quali correva al mare una grandissima riviera4, la quale drento a la foce era profonda et dal mare a la eminentia5 di quella, col crescimento de l’acque quali trovammo piedi octo6, saria passata ogni oneraria nave7. Per essere surti8 a la costa in buono abligo9, non volemmo sanza intelligentia10 da la focie aventurarci11. Fumo col batello, entrando ne la detta riviera, a la terra12, quale trovammo molto popolata: la gente13 quasi conforme a l’altre, vestiti di penne di uccelli di varii colori, venivano verso di noi allegramente, mettendo grandissimi gridi di admiratione14, monstrandone15 dove col batello havessimo più sicuramente a posare16. Entrammo in detta riviera drento a la terra circa a meza lega, dove vedemmo faceva17 uno bellissimo lago18 di circuito19 di leghe tre incirca. Per lo quale20 andavano discorrendo21 da l’una et l’altra parte al numero di XXX22 di loro barchette con infinite gente che passavano da l’una et l’altra terra23 per vederci. 
Pervenimmo a una altra terra24. [...] Erano intra quelli duoi re25 di tanta bella statura et forma, quanto narrare sia possibile. El primo di annj XXXX in circa, l’altro giovane di annj XXIIII. L’habito26 de’ quali tale era: el più vecchio sopra il corpo nudo haveva una pelle di cervio27 lavorata artificiosamente28 a la domaschina, con vari richami29, la testa nuda, e capelli adrieto avolti con varie legature, al collo una catena larga ornata di molte pietre di diversi colori; el giovane quasi ne la medesima forma30 era. Questa è la più bella gente et più gentile di costumi31 che habbiamo trovata in questa navigatione. Excedano a noi di grandeza32; sono di colore bronzino33: alcuni pendano più in biancheza, altri in colore flavo34; el viso profilato35, e capelli lunghi et neri, ne li quali pongono grandissimo studio36 in adornargli37; li occhi neri et prompti; l’aria dolcie et suave, imitando molto l’antico38. De l’altre parte del corpo non dirò a Vostra Maestà, tenendo tutte le proportioni s’appartiene a ogni homo bene composto39. Le donne loro sono de la medesima formosità40 et belleza; molto gratiose, di venusta aria et grato aspetto41, di costumi et continenza42 secondo l’uso muliebre43, tanta quanta a humana creatura s’appartiene. Vanno nude, con solo una pelle di cervio ricamata come li huomini, et alcune a le braccia portano pelli di lupi cervieri44 molte ricche; il capo nudo con varii ornamenti di treccie, composti de’ medesimi capelli, che pendano da l’uno et l’altro lato del petto. Alcune hanno altre acconciature, come le donne di Egypto et di Syria45 usano. Et queste sono quelle che excedano a la età46, et giunte in sponsalitio47 tengano a li orecchi varie fantasie pendenti, come le orientali costumano, così huomini come donne. A quali vedemmo molte lamine di rame lavorato, da quelli tenute in prezo più che l’oro48, il quale per il colore non stimano, imperò che fra tutti da loro il più vile è tenuto, l’azurro et rosso sopra ogni altro exaltando. Quello che da noi gli era donato, che più tenessino in prezo, erano sonagli, christallini azurri et altre fantasie da mettere a li orecchi et al collo. Non pregiavono drappi di seta et di oro49, né mancho50 d’altro genere, né si curavono di quelli havere51; simile di metalli come acciaio et ferro52, perché più volte, monstrandoli de le nostre arme, non ne piglavono admiratione, né di quelle domandavono, solo l’artificio riguardando. De li specchi53 il simile facevano: subito, quelli riguardando, ridendo rinuntiavono54. Sono molto liberali55, che tutto quello hanno, donano. Facemmo con loro grande amistà56, et un giorno davanti entrassimo57 con la nave nel porto, stando per li tempi aversi una lega in mare surti58, venivano con numero grande di loro barchette a la nave, pintati59 et conci60 il viso con varii colori, monstrandoci era segno61 d’allegreza, portandone de le loro vivande, facendoci segno dove, per salvatione de la nave62, nel porto havessimo a surgere63, di continuo accompagnandone, per insino64 in quello posamo l’ancora.

L’AMERICA COME IL GIARDINO DELL’EDEN La scoperta dell’America è stata in realtà, come dice il titolo di un noto saggio di Tzvetan Todorov, La conquista dell’America: vale a dire che quelli che erano cominciati come viaggi di esplorazione diventarono presto missioni di occupazione e di conquista, e in capo a pochi decenni le popolazioni americane – sia a nord sia a sud, e compresi gli amichevoli indigeni incontrati da Verrazzano – verranno decimate; comincia qui il più grande genocidio della storia umana. Di questa violenza, nella pagina che abbiamo letto, non c’è neanche il presagio: tutto – sia la natura sia gli uomini – è placido, confortevole, accogliente. La baia di Hudson è un luogo incantevole, che somiglia davvero ai loci amoeni (“luoghi felici”) stilizzati nella letteratura e nella pittura: due piccoli colli, un grande fiume, una costa piena di anfratti nei quali è possibile attraccare senza pericoli. E risalendo il fiume, ecco gli indigeni. 

L’AMERICA PRIMA DELLO STERMINIO È improbabile che Verrazzano abbia potuto interagire a lungo con gli indigeni, ma è notevole il fatto che la sua descrizione trascorra rapidamente dal loro aspetto fisico alle loro qualità morali. Gli indigeni sono belli, alti, nobili nel portamento, e – osserva Verrazzano – imitano «molto l’antico», vale a dire che ricordano, nel corpo, gli uomini antichi (e antico ha qui chiaramente, per chi scrive, un connotato positivo: come chi si avvicini alla virtù primigenia, alla purezza dell’età dell’oro). Ma, al di là dell’aspetto, ciò che Verrazzano nota con un certo soddisfatto stupore è che gli indigeni, oltre a essere d’indole gentile e non sospettosa (si preoccupano del fatto che la nave possa attraccare in un luogo sicuro), sono anche «molto liberali», cioè donano tutto ciò che hanno, e sono naturalmente allegri («venivano verso di noi allegramente, mettendo grandissimi gridi di admiratione»). Amichevoli, allegri, tanto generosi da essere dimentichi di se stessi, indifferenti all’oro, sedotti dai sonagli e dai pezzettini di cristallo, timorosi degli specchi, e in più «vestiti di penne di uccelli di varii colori», e «pintati et conci il viso con varii colori»: è la descrizione di un popolo buono, infantile, amabile; ma soprattutto, nelle parole di Giovanni da Verrazzano, che non è un viaggiatore solitario ma lavora per le compagnie francesi, è la descrizione di un popolo che non sembra pericoloso, e che si potrà soggiogare senza troppi rischi. 

Esercizio:

Raccontare gli altri mondi

1 Uno dei problemi che si incontrano nel descrivere l’ignoto consiste nel trovare le parole per farlo. Spesso i resoconti puntano allora sull’accumulo delle impressioni e dei dati, in modo da indurre nel lettore una sorta di illusione visiva. Analizza il passo da questo punto di vista. 

2 Un altro procedimento per descrivere l’ignoto è il commento, adoperato però in sostanza solo in vista di uno scopo morale, edificante. A che cosa mirano i commenti di Verrazzano, in questo passo?

3 Verrazzano offre una visione positiva del popolo che incontra. Ti pare che condivida le idee espresse dal filosofo Michel de Montaigne in una celebre pagina dei suoi Saggi (1572-1588) dedicata ai “cannibali”? Che cosa distingue e che cosa, invece, rende simile la prospettiva dei due scrittori?

Ora mi sembra, per tornare al mio discorso, che in quel popolo non vi sia nulla di barbaro e di selvaggio, a quanto me ne hanno riferito, se non che ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi; sembra, infatti, che noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi dei paesi in cui siamo. Ivi è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, l’uso perfetto e compiuto d’ogni cosa. Essi sono selvaggi allo stesso modo che noi chiamiamo selvaggi i frutti che la natura ha prodotto da sé nel suo naturale sviluppo: laddove, in verità, sono quelli che col nostro artificio abbiamo alterati e distorti dall’ordine generale che dovremmo piuttosto chiamare selvatici. In quelli sono vive e vigorose le vere e più utili e naturali virtù e proprietà, che invece noi abbiamo imbastardite in questi, soltanto per adattarle al piacere del nostro gusto corrotto. E non di meno il sapore medesimo e la delicatezza di diversi frutti di quelle regioni, che non sono stati coltivati, sembrano eccellenti al nostro gusto, in confronto ai nostri. Non c’è ragione che l’arte guadagni il punto d’onore sulla nostra grande e potente madre natura. Abbiamo tanto sovraccaricato la bellezza e la ricchezza delle sue opere con le nostre invenzioni, che l’abbiamo soffocata del tutto. Tant’è vero che dovunque riluce la sua purezza, essa fa straordinariamente vergognare le nostre vane e frivole imprese.

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  1. In ... cento: dopo cento leghe (una lega sono circa 5,9 km).
  2. un ... ameno: l’estuario dell’Hudson.
  3. dui ... eminenti: gli attuali Staten Island e Brooklyn. 
  4. una ... riviera: il fiume Hudson, profondo fino alla sua foce. 
  5. et ... eminentia: tra il mare e l’imbocco del fiume, dove era più alto.
  6. col ... octo: con la marea era profondo otto piedi.
  7. oneraria nave: nave da carico.
  8. surti: usciti.
  9. abligo: in un luogo riparato (la parola deriva dallo spagnolo abrigo).
  10. sanza intelligentia: senza avere abbastanza informazioni.
  11. da ... aventurarci: spingerci più avanti della foce.
  12. Fumo ... terra: andammo con il battello verso le coste. 
  13. la gente: gli indiani Algonchini (nello specifico i Lenni Lenapi, veri uomini), simili ad altre tribù che avevano già visto (conforme a l’altre).
  14. admiratione: stupore. 
  15. monstrandone: facendoci vedere.
  16. più ... posare: attraccare in modo sicuro.
  17. dove ... faceva: dove vedemmo che il fiume creava.
  18. lago: la Upper Bay (che sembra un lago).
  19. circuito: circonferenza.
  20. Per lo quale: sul lago. 
  21. discorrendo: passando continuamente. 
  22. al numero di XXX: circa 30.
  23. terra: costa.
  24. una altra terra: l’attuale costa di Rhode Island.
  25. duoi re: due re (capi).
  26. habito: abbigliamento.
  27. cervio: cervo (forma toscana). 
  28. artificiosamente: con grande abilità. 
  29. a ... richami: con lo stile tipico di Damasco: è un aggettivo generico per indicare che erano ricche di ricami.
  30. forma: aspetto.
  31. bella ... costumi: la rappresentazione degli abitanti indigeni è al positivo, e ne mette in luce gli aspetti di bellezza fisica e nobiltà morale; la descrizione mette poi a confronto gli indigeni e lo standard europeo. 
  32. Excedano ... grandeza: sono più alti di noi. 
  33. bronzino: bruno-rosso.
  34. alcuni ... flavo: alcuni tendono più verso la pelle bianca, altri verso il giallo.
  35. profilato: dal profilo netto. 
  36. studio: cura, attenzione.
  37. adornargli: nel decorarli. 
  38. imitando ... antico: gli indigeni appaiono agli occhi di Giovanni come incarnazione di un tipo fisico in qualche modo arcaico, originario. 
  39. tenendo ... composto: hanno corpi perfettamente proporzionati: era necessario spiegare che anche in queste nuove terre gli uomini rispondono ai canoni fisici “normali”. 
  40. formosità: sinonimo di bellezza, proporzione dei corpi. 
  41. venusta ... aspetto: di aspetto piacevole e bello.
  42. continenza: atteggiamento.
  43. secondo l’uso muliebre: secondo l’uso di tutte le donne (delle native, come delle europee).
  44. lupi cervieri: linci.
  45. come ... Syria: Giovanni cerca un paragone con acconciature che potevano essere familiari ai lettori europei; non è escluso, tra l’altro, che Verrazzano abbia visto di persona Egitto e Siria.
  46. excedano ... età: di età adulta. 
  47. giunte in sponsalitio: in età da marito.
  48. in prezo ... l’oro: i gioielli di rame valgono per loro più dell’oro: Giovanni riporta questa osservazione perché va contro la normale percezione dell’europeo. Questi popoli non amano il colore giallo dell’oro, e gli preferiscono il rosso del rame e l’azzurro: infatti, spiega subito dopo, apprezzavano in particolare le perline di vetro colorate (christallini azurri), che avevano dato loro.
  49. Non ... oro: non apprezzano nemmeno le stoffe preziose. 
  50. né mancho: nemmeno. 
  51. né ... havere: non cercavano di entrarne in possesso.
  52. acciaio et ferro: oltre all’oro e alle stoffe preziose, gli indigeni non sembrano interessati nemmeno ai metalli, che ammirano più che altro per la tecnica artigianale (l’artificio). 
  53. specchi: trattati come un divertimento, ma senza trovarli necessari.
  54. rinuntiavono: rifiutavano.
  55. liberali: generosi: la generosità dei nativi era un tratto messo in evidenza anche da Colombo, nella sua relazione. 
  56. amistà: amicizia. 
  57. davanti entrassimo: prima di entrare nel porto. 
  58. stando ... surti: restando all’ancora in mare aperto. 
  59. pintati: dipinti. 
  60. conci: acconciati.
  61. monstrandoci era segno: facendoci capire che era segno. 
  62. per ... nave: per mettere al sicuro la nave.
  63. surgere: entrare (suggeriscono cioè dove attraccare la nave per metterla al riparo delle intemperie).
  64. per insino: finché.