Francesco Petrarca

Canzoniere

Non al suo amante più Dïana piacque: i miti, l’amore, la musica

Nella mitologia greco-latina, Diana (Artemide per i Greci) era la dea della caccia e delle selve, amante della solitudine e, a differenza di Venere, refrattaria all’amore. Ai riferimenti classici, Petrarca associa un modello compositivo tipico della poesia romanza: lo schema dell’incontro con una pastorella costituiva infatti il nucleo di una variante della canzone dei trovatori che aveva avuto successo soprattutto nella letteratura francese. La pastorella poteva essere più o meno arrendevole, e l’incontro poteva concludersi con una seduzione riuscita oppure con un rifiuto, ma in questo genere poetico la donna assume quasi sempre connotati molto diversi rispetto alla dama della canzone cortese. La pastorella di Petrarca è quindi alpestra e cruda, cioè “rustica” e “ribelle”, proprio come era la dea del mito classico.

 

    Non al suo amante1 più Dïana2 piacque,
    quando per tal ventura3 tutta ignuda4
3   la vide in mezzo de le gelide acque,



    ch’a me5 la pastorella alpestra e cruda6
    posta a7 bagnar8 un leggiadretto velo,
6   ch’a l’aura9 il vago e biondo capel chiuda,



    tal che mi fece, or quand’egli arde10 ’l cielo,
    tutto tremar d’un amoroso gelo11.





Metro: madrigale con schema ABA BCB CC. 

PETRARCA CORTESE  Il mito e la pastorella romanza sono unificati dai motivi del gelo e della punizione: così come Diana si era immersa in acque gelide (l’evento che aveva generato la metamorfosi e poi la morte di Atteone), anche il poeta è preso da un amoroso gelo dinanzi alla sua pastorella. A rendere più allusivo e al tempo stesso più in­teressante il madrigale, c’è anche il fatto che Atteone e la sua trasformazione non vengono mai resi espliciti. Spetta al lettore ricomporre il puzzle e stabilire la connessione tra il protagonista del testo e lo sventurato giovane del mito. Petrarca gioca quindi con le attese e le conoscenze dei suoi lettori. Il madrigale potrebbe essere stato scritto e musica­to per un’occasione galante (a Milano o a Verona, alla corte degli Scaligeri). La leggera sensualità che traspare dai versi sembrerebbe infatti perfettamente appropriata a un’oc­casione cortese. Ma accanto al “piacere del testo” c’è una sottile vena moralistica che, come sappiamo, è del tutto ti­pica di Petrarca. La hybris (in greco “tracotanza, superbia”) punita di Atteone – che aveva osato spiare la dea nuda – viene trasposta da Petrarca in una situazione tipicamente cortese, ossia quella dell’amante “raggelato” di fronte all’a­mata, nella quale si intravede una concezione dell’amore come peccato che attraversa tutto il Medioevo e che è una delle costanti del Canzoniere.

LO STILE  Dal punto di vista formale è da osservare il virtuosismo sintattico di Petrarca, che riesce a chiudere l’in­tero testo in un unico periodo, ricchissimo di subordinate (perciò non facile da capire): la frase comparativa che inizia al v. 1 è interrotta da una temporale ai vv. 2-3 («quando … de le gelide acque»), poi riprende al v. 4 col secondo ter­mine di comparazione («ch’a me la pastorella alpestra e cruda»); seguono un participio congiunto (posta, v. 5), una proposizione relativa («ch’a l’aura il vago e biondo capel chiuda», v. 6) e una proposizione consecutiva («tal che … d’un amoroso gelo», vv. 7-8). 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Che cosa fa la pastorella, nella seconda strofa? Descrivi la scena.



2. Qual è il motivo per cui Petrarca trema (v. 8)?



3. Ardere di gelo. Come si chiama questa figura retorica? Inventa un paio di formule retoricamente simili a questa.



ANALIZZARE


4. Chi era Diana? Perché la si trova spesso citata nell’arte e nella letteratura medievale?



CONTESTUALIZZARE


5. Fai una ricerca sul genere medievale della pastorella, un genere vivo soprattutto nella tradizione trobadorica, e cita qualche esempio (puoi cercare in biblioteca o in rete). Cerca, in particolare, la pastorella di Guido Cavalcanti, uno dei rarissimi esemplari italiani del genere («in un boscetto trova’ pasturella»): noti delle analogie con il madrigale di Petrarca?



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  1. amante: nel senso di “chi ama”, dato che Diana non ricambiava le attenzioni di Atteone.
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  3. Dïana: nella mitologia latina, la dea della caccia.
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  5. per tal ventura: per quella fortunata circostanza.
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  7. ignuda: nuda.
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  9. ch’a me: di quanto piacque a me
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  11. alpestra e cruda rustica e ribelle. Ma cruda può significare anche “crudele”. E sappiamo che Diana non fu certo tenera con Atteone.
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  13. posta a: occupata.
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  15. bagnar: nel senso di “lavare”.
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  17. l’aura: non è chiaro se in questo madrigale l’ aura sia già un senhal, cioè un soprannome, un modo per designare evocativamente il nome di Laura.
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  19. egli arde (i)l cielo: quando il cielo arde; in italiano antico, quando il verbo era preposto al soggetto (qui cielo ), si poteva anticipare il pronome corrispondente (egli), detto quindi prolettico (cioè posto prima del nome).
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  21. amoroso gelo: è il tremore tipico che assale gli amanti secondo la poesia erotica medievale. Qui però l’immagine, tradizionale, è impreziosita dal fatto che il gelo assale l’amante quando «arde ’l cielo», cioè in pieno sole, mentre fa caldo.
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