Carlo Goldoni

Le baruffe chiozzotte

Semo aliegre, e volemo stare aliegre

All’inizio dell’atto terzo la baruffa riesplode. Titta-Nane e Beppo escono dai loro nascondigli e tornano a casa. Beppo se la prende ancora con Orsetta; Isidoro convince Titta-Nane a salutare Checca scatenando così le ire di Lucietta. Le donne cominciano ad azzuffarsi. Pian piano, con l’aiuto di Vicenzo (un vecchio pescatore arricchitosi e diventato mercante, e per questo adatto a trattare tanto con i popolani quanto con i rappresentati ufficiali dello Stato Veneziano), Isidoro arriva a mettere pace tra gli uomini e le donne. Le coppie Beppo-Orsetta e Titta-Nanne-Lucietta sono ricomposte mentre Checca viene fidanzata con Toffolo. La commedia volge verso la fine, ed è una fine lieta.

Paron Vicenzo, Titta-Nane, Toffolo e detti [Pasqua, Fortunato, Checca, Orsetta, Beppo, Toni, Libera]; poi Servitore.

VICENZO     Sèmo qua, lustrìssimo.

ISIDORO     Oh! vegni qua. Titta-Nane, adesso xé el tempo, che mi ve fazza cognosser, se ve vói ben, e che vu fé cognosser che sé omo.

VICENZO     Gh'ho tanto dito anca mi a Titta-Nane, che el me par mèzo a segno; e gh'ho speranza, che el farà tutto quelo che vuol el lustrissimo sió Cogitore.

ISIDORO     Via donca, mandé a monte tutto. Torné amigo de tutti, e disponéve a sposar Lucietta.

TITTA-NANE     Mi, lustrissimo? No la sposo, gnanca se i me picche.

ISIDORO     Oh bela!

LUCIETTA (da sé)     Mo no xéle còsse da pestarlo co fa1 el baccalà!2

PASQUA (a Titta)     Oe, senti: se ti credessi che t'avesse da toccar Checca, vara ve':3 la s'ha da sposare co Tòffolo.

FORTUNATO     E mi cento ucati e dago.

TITTA-NANE     Mi no ghe ne penso; che la se spose con chi la vuole.

ISIDORO (a Titta)     E perché no voléu più Lucietta?

TITTA-NANE     Perché la m'ha dito: va in malora, la m'ha dito.

LUCIETTA     Oh, vara ve'! E a mi còssa no m'àstu dito?

ISIDORO  Orsù, chi vól, vól, e chi no vól, so danno. Vu altri a bon conto, Checca e Tòffolo, déve la man.

TOFFOLO     So qua.

CHECCA     So qua anca mì.

ORSETTA     Sior no, fermève, che m'ho da maridar prima mì.

ISIDORO  Animo, Beppo, da bravo.

BEPPO     Oe, mì no me farò pregare.

LUCIETTA (a Beppo)     Sior no, se no me marido mì, no ti t'ha da maridar gnanca ti.

PASQUA  E la gh'ha rasón Lucietta.

TONI     E mì còssa sòggio? Mì no gh'ho da intrare? A mì no s'ha da parlare?

ISIDORO     Voléu che ve lo diga? Andé al diavolo quanti che sé, che son stuffo (in atto di partire).

CHECCA (a Isidoro)     Via, che no'l vaga.

FORTUNATO (a Isidoro)     Tissimo.4

ORSETTA (a Isidoro)     Che el se ferma.

FORTUNATO (a Isidoro fermandolo)     Tissimo.

LIBERA (a Isidoro)     Che el gh'abbia pazenzia.

ISIDORO (a Lucietta)     Per causa vostra tutti i altri torà de mèzo.

LUCIETTA     Via, lustrissimo, che no'l me mortifica più davantazo. Per cause mia no vòggio che toga de mezo nissùn. Se son mì la cattiva, sarò mi la desfortunà. No'l me vuol Titta-Nane? pazenzia. Còssa gh'òggio fatto? Se ho dito qualcòssa, el m'ha dito de pèzo elo:.Ma mì ghe vòggio ben e gh'ho perdonà; e se elo no me vol perdonare, xé segno che no'l me vôl ben (piange).

PASQUA (con passione)     Lucietta.

ORSETTA (a Titta-Nane)     Oe, la pianze.

LIBERA (a Titta-Nane)     La pianze.

CHECCA (a Titta-Nane)     La me fa peccao.

TITTA-NANE (da sé)     Maledio! Se no me vergognasse!.

LIBERA (a Titta-Nane)     Mo via, pussibile che gh'abbié sto cuor? Poverazza! Vardé, se no la farave muover i sassi.

TITTA-NANE (a Lucietta rusticamente5)     Còssa gh'àstu?

LUCIETTA (piangendo)     Gnente.

TITTA-NANE (a Lucietta)     Via, animo.

LUCIETTA     Còssa vùstu?

TITTA-NANE     Coss'è sto fiffare?6

LUCIETTA (a Titta-Nane con passione)     Can, sassìn.

TITTA-NANE (con imperio7)     Tasi.

LUCIETTA     Ti me vuol lassare?

TITTA-NANE     Me faràstu più desperare?

LUCIETTA     No.

TITTA-NANE     Me voràstu ben?

LUCIETTA     Sì.

TITTA-NANE  Paron Toni, donna Pasqua, lustrìssimo, co bona licenzia: (a Lucietta) Dàme la man!

LUCIETTA (gli dà la mano)     Tiò.

TITTA-NANE (sempre ruvido)     Tì xé mia muggière.

ISIDOROvOh bella! (al servitore) Oe! Sansuga?8

SERVITORE     Lustrissimo!

ISIDORO     Va subito a far quel che t'ho dito.

SERVITORE     Subito (parte).

ISIDORO     A vù, Beppo: Sotto vù.9

BEPPO     Mì? La varda con che facilitae. Paron Fortunato, donna Libera, lustrissimo, co so bona grazia (dà la mano a Orsetta) Mario e muggière.

ORSETTA (a Checca)     Oh adesso mo, marìdete anca ti, che no me n'importa.

ISIDORO     Tòffolo, chi é de volta?10

TOFFOLO     Mì, prima barca:11 Parò Fortunato, donna Libera, lustrissimo, co so bona licenzia (dà la mano a Checca).

CHECCA (a Isidoro)     Oe, la dote?

ISIDORO     Son galantomo, ve la prometto.

CHECCA (a Toffolo)     Tiò la man.

TOFFOLO     Muggière!

CHECCA     Marìo!

TOFFOLO     E viva!

FORTUNATO     E viva, allegramente. Muggière, anca mi so in grìngola.12

SERVITORE (a Isidoro)     Xé qua tutti, co la comanda.

ISIDORO     Novizzi, allegramente.V'ho parecchià un poco de rinfresco; gh'ho un pèr de sonadori; vegnì con mí, che vói che se devertimo. Andémo, che baleremo quattro furlane.13

ORSETTA  Qua, qua balemo, qua.

ISIDORO  Sì ben, dove che volé. Animo, porté fuora de le caréghe. Fé vegnir avanti quei sonadori; e ti, Sansuga, và al Casin,14 e porta qua quel rinfresco.

LUCIETTA  Sior sì, balemo, devertìmose, zà che semo novizzi; ma la sènta, lustrìssimo, ghe voràve dir dó parolètte. Mì ghe son obbligà de quel che l'ha fatto per mì, e anca ste altre novizze le ghe xé obbligae; ma me despiase, che el xé forèsto,15 e co'l va via de sto liógo, no voràve che el parlasse de nù, e che andasse fuora la nomina, che le Chiozotte xé baruffante; perché quel che l'ha visto e sentìo, xé stà un accidente. Semo donne da ben, e semo donne onorate; ma semo aliegre, e volemo stare aliegre, e volemo balare, e volemo saltare. E volemo che tutti posse dire: e viva le Chiozotte, e viva le Chiozotte!

ANALISI DEL TESTO

LO SCIOGLIMENTO DELL'INTRECCIO  L’intervento di Isidoro è, alla fin fine, decisivo, anche se si deve scontrare con un ultimo tentativo dell’orgoglioso Titta-Nane di mettersi di traverso e rilanciare la baruffa. Si tratta di un problema che riguarda la gerarchia di precedenza nel matrimonio tra fratelli e sorelle. I più vecchi non vogliono che i più giovani si sposino prima di loro. È una questione di tradizione e di etichetta. Orsetta così ferma Checca. Isidoro allora la dà in sposa a Beppo, il cui matrimonio è però contestato dalla sorella Lucietta. Il rifiuto di Titta-Nane, insomma, blocca tutto. Anche Toni, giustamente, si arrabbia perché nessuno ha chiesto il suo parere e cioè, teoricamente, il parere del capofamiglia. Solo la minaccia di Isidoro (e cioè dell’autorità) e il pianto di Lucietta riusciranno a riportare la pace tra i pescatori. Anche Titta-Nane, alla fine, si fa commuovere dalle lacrime della ragazza che ama; per quanto baruffanti, litigiosi, gli umili chioggioti sono in fondo uomini e donne di buon cuore (come afferma Lucietta nella battuta conclusiva che non è rivolta solo a Isidoro, bensì a tutto il pubblico).

IL LIETO FINE La commedia può quindi chiudersi e lo fa con la velocità di un turbine. Isidoro s’incarica di fare da maestro di cerimonia, e alla sua presenza le tre coppie pronunciano le promesse di matrimonio. Può cominciare la festa, che sarà generale. Le Baruffe non hanno un finale ‘amaro’ come quello della Locandiera. L’ultima scena, però, fissa una volta per tutte la distanza che separa Isidoro e i chioggiotti. Il borghese veneziano tenta un ultima volta di annettersi almeno in parte la vitalità popolana e li invita a seguirlo nel casino (ancora un luogo chiuso, come la Cancelleria) dove ha apparecchiato il rinfresco. Ma il suo tentativo è respinto: qua, qua balemo, qua. Un qua, fatto di spazi aperti che rappresentano gli unici ambienti in cui i chioggiotti possono vivere liberamente. Ma Goldoni, come abbiamo detto, è anche un uomo di teatro, e perciò quel qua indica anche le assi del palcoscenico, quella rappresentazione teatrale che, molto più della lettura, è l’unica davvero in grado di dare vita ai protagonisti delle Baruffe.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Le Baruffe Chiozzotte hanno un lieto fine. In che consiste?



ANALIZZARE


2. La scena antologizzata è piena di modi di dire e proverbi. Indicane qualcuno. Perché Goldoni li mette in bocca ai suoi personaggi?



CONTESTUALIZZARE


3. I valori in questione nel brano che abbiamo letto sono – diremmo oggi – valori borghesi: il decoro sociale, il denaro, un buon matrimonio. Goldoni apprezza e condivide questi valori oppure prende le distanze da essi?



4. Goldoni e il dialetto. Svolgi questo argomento in una relazione di un paio di pagine protocollo, con esempi da questa o altre commedie goldoniane.



INTERPRETARE


5. Alla luce della scena che hai letto, spiega quale concezione Goldoni ha



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  1. co fa: come.
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  3. baccalà: Il baccalà è un piatto, tipico del veneto, a base di stoccafisso (e cioè merluzzo essiccato) che, prima di essere cucinato, dev’essere pestato e restare immerso in acqua per almeno tre giorni.
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  5. vara ve’: è un’espressione di meraviglia usata come interiezione.
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  7. Tissimo: Illustrissimo.
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  9. rusticamente: in modo brusco.
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  11. fiffare: piangere.
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  13. imperio: autorità.
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  15. sansuga: sanguisuga, è il soprannome scherzoso e sprezzante dato da Isidoro al proprio servitore.
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  17. a vu... a vu: A voi, Beppo; tocca a voi.
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  19. chi... volta: a chi tocca? Frase presa da que’ barcaiuoli che sono ai traghetti, cioè ai posti delle barche che si noleggiano, dove il primo cui appartiene il carico, si dice esser di volta.
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  21. mì... barca: Io sono la prima barca, cioè tocca a me, seguitando il senso della metafora sopraddetta.
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  23. so in grìngola: cioè in allegria.
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  25. furlane: la furlana è una danza a due che si usa per lo Stato Veneto.
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  27. casin: casino, piccolo edificio che serve a vari usi, in questo caso a deposito.
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  29. foresto: forestiere.
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