Giacomo Leopardi

Zibaldone di pensieri

Tutto (anche la vita) ci è caro solo se temiamo di perderlo

La riflessione che segue (non datata), una delle più antiche tra quelle comprese nello Zibaldone, ha una struttura notevole. Le prime righe sono occupate dal più personale e intimo dei pensieri, quello relativo a un progetto di suicidio provocato dalla “noia della vita”. L’ultima riga introduce invece una considerazione di tutt’altra natura. Il mito greco diceva che chi si gettava dalla rupe di Leucade, e sopravviveva, guariva dal mal d’amore. Alla radice di quel mito c’è forse, si domanda Leopardi, un’esperienza, un sentimento come quello che lui ha appena provato? Il bisogno di rischiare la vita per poterla meglio apprezzare? Quale che sia la risposta, la naturalezza con cui – in un momento di forte commozione – a Leopardi si presenta alla memoria la mitologia classica, dice quanto quella cultura gli fosse familiare.

Io era oltremodo annoiato della vita, sull’orlo della vasca del mio giardino, e guardando l’acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: s’io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla, mi arrampicherei sopra quest’orlo, e sforzatomi di uscir fuori dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento1 per essermi salvato, e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe più pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva avere per fondamento un’osservazione simile a questa.

LA NOIA E LA TENTAZIONE DEL SUICIDIO La noia nei confronti della vita è un sentimento che secondo Leopardi è connaturato all’essere umano, perché tutto il tempo che non si trascorre nel piacere o nel dolore è noia: «La noia – scrive in una pagina di qualche anno successiva – corre sempre e immediatamente a riempiere tutti i vuoti che lasciano negli animi de’ viventi il piacere e il dispiacere; il vuoto, cioè lo stato d’indifferenza e senza passione, non si dà in esso animo». Per vincere la noia nei confronti della vita non c’è che un modo: assaporare il rischio di perderla e, per esempio, fantasticare – come fa qui Leopardi – di gettarsi in un’acqua profonda per poi riemergere, sano e salvo. Allora sì che, per un momento, si tornerebbe ad apprezzare l’esistenza: gli esseri umani sono fatti in modo tale da apprezzare una cosa solo quando sono in procinto di perderla. Un concetto simile a quello espresso in questa pagina ritorna in una poesia del 1821 (A un vincitore nel pallone, vv. 60-65):

Nostra vita a che val? solo a spregiarla: beata allor che ne’ perigli avvolta, se stessa obblia, né delle putri e lente ore il danno misura e il flutto ascolta; beata allor che il piede spinto al varco leteo, più grata riede.

A che serve la nostra vita? Solo a disprezzarla: felice, allora, quando, circondata dai pericoli, (la vita) dimentica se stessa, e non misura la sofferenza inflitta dal tempo, putrido e lento; e felice quando, avvicinatasi con il piede al Lete (il fiume infernale dell’oblio), torna indietro più gradita.

Ma la cosa più interessante è che non questo concetto ma il ricordo di questa tentazione al suicidio riaffiorerà nel 1829 nel componimento Le ricordanze (vv. 104-109):

E già nel primo giovanil tumulto di contenti, d’angosce e di desio, morte chiamai più volte, e lungamente mi sedetti colà su la fontana pensoso di cessar dentro quell’acque la speme e il dolor mio.

E già nella giovinezza, nel turbine delle gioie (contenti), delle angosce e del desiderio, invocai più volte la morte, e sedetti a lungo sulla fontana, assorto nel pensiero di far cessare in quelle acque la mia speranza e il mio dolore.

Sono, come si vede, la stessa immagine e lo stesso pensiero che prima del 1820 (dato che queste sono le pagine più antiche dello Zibaldone) ispirano una pagina di diario; poi, a distanza di un decennio, ispirano un passo dei Canti.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Che cosa significa la frase «Io era oltremodo annoiato della vita»?

2 Che cos’è il «salto di Leucade»? Perché Leopardi fa riferimento a questo mito?

ANALIZZARE

3 La chiarezza di queste righe deriva soprattutto da un certo uso della sintassi e della punteggiatura: descrivi questo uso.

CONTESTUALIZZARE

4 In quali altri scritti di Leopardi hai incontrato i temi della noia e della capacità immaginativa tipica dell’infanzia?

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  1. contento: gioia.