Galileo Galilei

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

Una celebrazione dell’ingegno umano

Alla fine della prima giornata del Dialogo, Salviati e i suoi interlocutori si trovano ad affrontare il tema delle facoltà dell’intelletto umano, e unitamente i tre elogiano Socrate, il filosofo greco che «sapeva di non sapere». Questa affermazione, osserva Salviati, va però intesa nel senso seguente: Socrate sapeva che la sua conoscenza era niente, in confronto alla conoscenza assoluta e infinita, che appartiene a Dio; ma dato che «tra gli uomini si trova qualche sapere, e questo non egualmente compartito a tutti […], potette Socrate averne maggior parte de gli altri». Ignorante davanti a Dio, Socrate poteva dunque essere chiamato legittimamente il più saggio degli uomini. Sollecitato da Simplicio, Salviati precisa il suo punto di vista, dopodiché spetta a Sagredo il compito di formulare uno stupendo (e famosissimo) elogio dell’intelletto umano.

SALVIATI L’intendere si può pigliare in due modi, cioè intensive, o vero extensive1: extensive, cioè quanto alla moltitudine degli intelligibili2, che sono infiniti, l’intender umano è come nullo, quando bene3 egli intendesse mille proposizioni, perché mille rispetto all’infinità è come un zero; ma pigliando l’intendere intensive, in quanto cotal termine importa intensivamente, cioè perfettamente, alcuna proposizione, dico che l’intelletto umano ne intende alcune cosí perfettamente, e ne ha così assoluta certezza, quanto se n’abbia l’istessa natura; e tali sono le scienze matematiche pure, cioè la geometria e l’aritmetica, delle quali l’intelletto divino ne sa bene infinite proposizioni di più, perché le sa tutte, ma di quelle poche intese dall’intelletto umano credo che la cognizione agguagli la divina nella certezza obiettiva4, poiché arriva a comprenderne la necessità, sopra la quale non par che possa esser sicurezza maggiore.
SIMPLICIO Questo mi pare un parlar molto resoluto5 ed ardito.
SALVIATI Queste son proposizioni comuni e lontane da ogni ombra di temerità o d’ardire e che punto non detraggono di maestà alla divina sapienza6, sì come niente diminuisce la Sua onnipotenza il dire che Iddio non può fare che il fatto non sia fatto. Ma dubito, signor Simplicio, che voi pigliate ombra7 per esser state ricevute da voi le mie parole con qualche equivocazione. Però, per meglio dichiararmi, dico che quanto alla verità di che ci danno cognizione le dimostrazioni matematiche, ella è l’istessa che conosce la sapienza divina; ma vi concederò bene che il modo col quale Iddio conosce le infinite proposizioni, delle quali noi conosciamo alcune poche, è sommamente più eccellente del nostro, il quale procede con discorsi e con passaggi di conclusione in conclusione8, dove il Suo è di un semplice intuito9: e dove noi, per esempio, per guadagnar la scienza d’alcune passioni del cerchio10, che ne ha infinite, cominciando da una delle più semplici e quella pigliando per sua definizione, passiamo con discorso11 ad un’altra, e da questa alla terza, e poi alla quarta, etc. […]. Or questi passaggi, che l’intelletto nostro fa con tempo e con moto di passo in passo, l’intelletto divino, a guisa di luce12, trascorre in un instante, che è l’istesso che dire, gli ha sempre tutti presenti.
Concludo per tanto, l’intender nostro, e quanto al modo e quanto alla moltitudine delle cose intese, esser d’infinito intervallo superato dal divino13; ma non però l’avvilisco14 tanto, ch’io lo reputi assolutamente nullo; anzi, quando io vo considerando quante e quanto maravigliose cose hanno intese investigate ed operate gli uomini, pur troppo chiaramente15 conosco io ed intendo, esser la mente umana opera di Dio, e delle più eccellenti.
SAGREDO Io son molte volte andato meco medesimo considerando, in proposito di questo che di presente dite, quanto grande sia l’acutezza dell’ingegno umano; e mentre io discorro16 per tante e tanto maravigliose invenzioni trovate da gli uomini, sì nelle arti come nelle lettere, e poi fo reflessione sopra il saper mio, tanto lontano dal potersi promettere non solo di ritrovarne alcuna di nuovo, ma anco di apprendere delle già ritrovate, confuso dallo stupore ed afflitto dalla disperazione, mi reputo poco meno che infelice. S’io guardo alcuna statua delle eccellenti, dico a me medesimo: «E quando sapresti levare il soverchio da un pezzo di marmo17, e scoprire sí bella figura che vi era nascosa? quando mescolare e distendere sopra una tela o parete colori diversi, e con essi rappresentare tutti gli oggetti visibili, come un Michelagnolo, un Raffaello, un Tiziano?» […]. Che dirò de i tanti e sì diversi strumenti18? La lettura de i poeti eccellenti di qual meraviglia riempie chi attentamente considera l’invenzion de’ concetti e la spiegatura19 loro? Che diremo dell’architettura? che dell’arte navigatoria? Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente20 fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo21 di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi22 sopra una carta. Sia questo il sigillo23 di tutte le ammirande24 invenzioni umane, e la chiusa de’ nostri ragionamenti di questo giorno: ed essendo passate le ore piú calde, il signor Salviati penso io che avrà gusto di andare a godere de i nostri freschi in barca; e domani vi starò attendendo amendue per continuare i discorsi cominciati.

L’INTELLETTO UMANO E QUELLO DIVINO Quando si dice che Galileo era, oltre che un sommo scienziato, anche un grande scrittore, si pensa a passi come questo. Ed è interessante vedere come la voce dell’autore qui si sdoppi nei suoi due personaggi principali, Salviati e Sagredo, che rappresentano quasi due aspetti, due componenti della mentalità di Galileo. Nel suo discorso, Salviati – che abbiamo già detto essere il portavoce di Galileo, il suo alter ego – mostra il consueto rigore e la consueta perizia argomentativa.

LE INVENZIONI DELL’UOMO Dopo il dottissimo intervento di Salviati, ci aspetteremmo, similmente a quanto avviene tante volte nel Dialogo, che Sagredo esprima un nuovo dubbio che faccia progredire la discussione, oppure che confermi con una battuta le tesi di Salviati. Invece Sagredo conclude la conversazione.

Esercizio:

L’INTELLETTO UMANO E QUELLO DIVINO

1 Spiega la differenza tra il conoscere intensive e il conoscere estensive.

2 Quale equiparazione, e su quale piano, sostiene Salviati? Rispondi sintetizzando i passaggi dell’argomentazione.

3 Di cosa è prova, nella conclusione del primo discorso, l’altezza dell’intelletto umano?

4 Quali argomenti e quali riflessioni consentono di avvicinare questo passo con quello riportato nel testo Le autorità possono essere messe in discussione, tratto da Il Saggiatore?

LE INVENZIONI DELL’UOMO

5 Su quale strategia argomentativa e su quali espedienti retorici fa leva il breve discorso conclusivo di Sagredo?

6 Quali sono, per Sagredo, i prodotti meravigliosi dell’ingegno umano? Quale l’invenzione più utile?

7 A quale funzione strutturale risponde la conclusione dell’ultimo discorso, «e domani vi starò attendendo amendue per continuare i discorsi cominciati»?

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  1. intensive, o vero extensive: intensivamente oppure estensivamente, cioè “in profondità” o “in estensione”.
  2. quanto … intelligibili: per quanto riguarda la quantità delle cose che possono essere comprese dall’intelletto.
  3. quando bene: anche nel caso che.
  4. ma di quelle … obiettiva: Dio conosce tutte le verità della geometria e della matematica, ma in quelle poche proposizioni che l’intelletto umano riesce a comprendere, esso (l’intelletto) raggiunge lo stesso grado di certezza che appartiene a Dio. Vale a dire: Dio sa di più, perché sa molto (in estensione), ma nel caso di certe proposizioni matematiche o geometriche, l’uomo può arrivare a sapere esattamente ciò che sa Dio, perché riconosce la necessità di una certa proposizione (per esempio, di un teorema), e non c’è certezza che possa dirsi superiore a quella della necessità.
  5. resoluto: franco, coraggioso. Simplicio trova arrogante la pretesa di Salviati di eguagliare l’intelletto umano a quello divino.
  6. punto … sapienza: non tolgono nulla alla grandezza di Dio.
  7. voi pigliate ombra: vi irritate.
  8. con discorsi … conclusione: l’intelletto umano deve, per poter conoscere la verità di certe proposizioni matematiche o geometriche, procedere faticosamente attraverso ragionamenti (discorsi) e passaggi logici.
  9. il Suo … intuito: il modo in cui Dio conosce queste verità è puramente intuitivo, non ha cioè bisogno di deduzioni o ragionamenti.
  10. per guadagnar … cerchio: per imparare a conoscere alcune delle proprietà (passioni) del cerchio.
  11. discorso: ragionamento, procedimento logico.
  12. a guisa di luce: con la stessa velocità di un raggio di luce.
  13. Concludo … divino: concludo perciò dicendo che il nostro intelletto, quanto al modo e quanto alla quantità delle cose che può comprendere, è infinitamente inferiore a quello di Dio.
  14. l’avvilisco: lo sminuisco.
  15. pur troppo chiaramente: allora con grande chiarezza.
  16. discorro: passo in rassegna.
  17. levare … marmo: alla lettera “togliere il superfluo da un pezzo di marmo”, cioè scolpire una statua di marmo. Sagredo comincia a passare in rassegna le arti e i mestieri che vorrebbe (ma non sa) praticare, e che destano in lui ammirazione.
  18. strumenti: strumenti musicali.
  19. la spiegatura: l’illustrazione, la spiegazione.
  20. eminenza di mente: genio.
  21. intervallo: spazio.
  22. accozzamenti di venti caratteruzzi: unione di venti (piccole) lettere dell’alfabeto.
  23. il sigillo: l’ultimo e sommo (il sigillo chiudeva, anticamente, le lettere).
  24. ammirande: degne di essere ammirate.