Giorgio Vasari

Le vite de’ più eccellenti architettori, pittori e scultori italiani

Voltare la cupola: Filippo Brunelleschi scultore e architetto

Il Duomo di Firenze fu costruito nel corso del Trecento; l’ultima parte a essere completata fu la cupola, che venne eretta tra il 1420 e il 1434 su progetto di Filippo Brunelleschi: un progetto presentato un paio d’anni prima e accettato tra molte polemiche. La costruzione della cupola era molto ardua dal punto di vista ingegneristico, perché lo spazio era vastissimo (quando fu terminata, la chiesa era la più grande d’Europa, superata poi da San Pietro a Roma e da Saint Paul a Londra) e c’era il rischio che crollasse tutto. Quando Filippo Brunelleschi riuscì a innalzare la volta, si gridò al miracolo (del resto, si sa a grandi linee come Brunelleschi abbia proceduto nel suo lavoro, ma ancor oggi alcuni dettagli tecnici non sono del tutto chiariti, e l’imponenza dell’opera non cessa di stupire).

Era Filippo sciolto da le cure familiari1 e, datosi in preda agli studii, non si curava di suo mangiare o dormire, solo l’intento2 suo era l’architettura, che già era spenta, dico gli ordini antichi buoni3 e non la todesca e barbara4, quale molto si usava nel suo tempo. E aveva in sé duoi concetti5 grandissimi: l’uno era il tornare a luce6 la buona architettura, credendo egli, ritrovandola, non lasciare manco memoria di sé che fatto si aveva Cimabue7 e Giotto; l’altro8 di trovar modo, se e’ si potesse9, a voltare la cupola10 di Santa Maria del Fiore di Fiorenza. [...]
Stette molti mesi in Fiorenza, dove egli faceva segretamente modelli e ingegni11, tutti per l’opera12 della cupola, stando tuttavia con gli artefici in su le baie13, che allora fece egli quella burla del Grasso e di Matteo14 [...]. Sentendo che si ragionava del far provisione di ingegneri15 che voltassino la cupola, si ritornò a Roma, pensando con più riputazione avere a esser ricerco di fuora16 che non arebbe fatto in Fiorenza17 se lo avessino18 richiesto. Laonde19, trovandosi in Roma e venuto in considerazione l’opera e l’ingegno suo acutissimo20, per aver mostro ne’ ragionamenti suoi quella sicurtà e quello animo che non avevan trovato ne gli altri maestri21, i quali stavono smarriti22 insieme coi muratori, perdute le forze e non pensando poter mai trovar modo da voltarla23, né  legni da fare una travata24 che fusse sì forte che reggessi l’armadura e il peso di sì grande edifizio, deliberati vederne il fine25, scrissono26 a Filippo a Roma, con pregarlo27 c h’e’28 venisse a Fiorenza. E egli, che non aveva altra voglia29, molto cortesemente tornò.

Tornato a Firenze, Brunelleschi propone di chiamare, come in un concorso, architetti toscani, italiani ma anche tedeschi e francesi, per far loro proporre una soluzione al problema della cupola.

Venne l’anno MCCCCXX, che furono ragunati in Fiorenza tutti questi maestri oltramontani30, e così quelli della Toscana e tutti gli ingegnosi artefici di disegno31 fiorentini, e cosí Filippo tornò da Roma. Ragunaronsi dunque tutti nella opera32 di Santa Maria del Fiore, presenti i Consoli e gli operai, insieme con una scelta di cittadini i più ingegnosi33, che udissino sopra questo caso l’animo di ciascuno34, e si dovessi risolvere il modo di voltare questa tribuna35, cominciarono a chiamarli nella udienza36 e udirono a uno a uno l’animo che avevano, e l’ordine37 che ogni architetto sopra di ciò aveva pensato. E fu cosa bella il sentir le strane e diverse opinioni38 sopra di tal materia, percioché39 chi diceva di far pilastri murati da ’l piano della terra40, per volgervi su gli archi, e tenere le travate per reggere il peso; altri voltarla di spugne41, acciò fussi più leggieri il peso42: e molti si accordavano fare un pilastro in mezzo43 e condurla a padiglione44, come quella di Santo Giovanni di Fiorenza45. E ci fu uno chi propose empierla di terra46 e mescolare quattrini fra essa47, acciò che volta, dessino licenzia che chi voleva di quel terreno potessi andare per esso48, e così in un subito il popolo lo portassi via senza spesa49. Solo Filippo disse che si poteva voltarla senza tanti legni e senza pilastri o terra, con assai minore spesa di tanti archi e facilissimamente senza armadura.
Parve a’ Consoli, che stavano ad aspettare qualche bel modo50, e agli operai e a tutti que’ cittadini, che Filippo avessi detto una cosa da sciocchi, e se ne feciono beffe ridendosi di lui, e si volsono, e li dissono che ragionassi d’altro51, che quello era un modo da pazzi, come era egli52. Del che, parendo a Filippo di essere offeso, disse: «Signori, considerate che non è possibile volgerla in altra maniera che in questa; e ancora che voi vi ridiate di me53, conoscerete (se non volete essere ostinati) non doversi né potersi fare in altro modo54. E è necessario, chi la vorrà condurre nel modo ch’io ho pensato55, ella si giri col sesto di quarto acuto, e facciasi doppia56, l’una volta di dentro e l’altra di fuori, in modo che fra l’una e l’altra si cammini. [...] E è necessario pensare a’ lumi57, alle scale e a i condotti58, dove l’acque nel piovere possino uscire. E nessuno di voi ha pensato che bisogna avvertire che si possa fare i ponti di dentro per fare i musaici59 e una infinità di cose difficili60, ma io, che la veggo volta61, conosco che non ci è altro modo né altra via da potere volgerla62 che questa ch’io ragiono63». E riscaldato nel dire, tanto quanto e’ cercava facilitare il concetto suo64, ché eglino lo credessino65, veniva proponendo più dubbii che gli faceva meno credere e tenerlo una bestia e una cicala66. Laonde67, licenziatolo parecchi volte68 e alla fine non volendo partire, fu portato di peso da i donzelli loro69 fuori dell’audienza70, tenendolo71 del tutto pazzo. Il quale scorno fu cagione che Filippo ebbe a dire poi che non ardiva passare per luogo alcuno della città, temendo non fussi detto: «Vedi colà quel pazzo72». 
Restati i Consoli nella audienza confusi, e da i modi de’ primi maestri difficili, e da l’ultimo di Filippo, a loro sciocco73, parendoli che e’ confondessi quell’opera con due cose74: l’una era il farla doppia75, che sarebbe stato pur grandissimo e sconcio peso76, l’altra il farla senza armadura77. Da l’altra parte, Filippo, che tanti anni aveva speso nelli studii per avere questa opera, non sapeva che si fare78 e fu tentato partirsi di Fiorenza79 più volte. Pure volendo vincere gli bisognava armarsi di pazienza, avendo egli tanto di vedere80, ch’e’ conosceva i cervelli di quella città non stare molto fermi in uno proposito81
E cominciato in disparte a favellare82 ora a questo consolo ora a quello operaio, e similmente a molti cittadini, mostrando parte del suo disegno83, gli ridusse che si deliberarono a fare allogazione di questa opera o a lui o a uno di que’ forestieri84. Per la qual cosa, inanimiti85 i Consoli e gli operai e quei cittadini, si ragunarono tutti insieme, e gli architetti disputarono di questa materia86; ma furon, con ragioni assai, tutti abbattuti e vinti da Filippo87, dove si dice che nacque la disputa dell’uovo in questa forma88: egli arebbono voluto che Filippo avesse detto l’animo minutamente89, e mostro il suo modello90, come avevano mostri essi modelli e disegni loro91; il che non volse fare92, ma  propose questo a’ maestri e forestieri e terrazzani93, che chi fermasse in sur un marmo piano un uovo ritto, quello facesse la cupola94, che quivi si vedrebbe lo ingegno loro95. Fu tolto uno uovo96, e da tutti que’ maestri provato a farlo star ritto97, nessuno sapeva il modo98. Fu da loro detto a Filippo ch’e’ lo fermasse99, e egli con grazia lo prese e datoli un colpo del culo100 in sul piano del marmo, lo fece star ritto. Romoreggiando gl’artefici che similmente arebbono fatto essi101, rispose loro Filippo ridendo che egli averebbono ancora saputo voltare la cupola102, vedendo il modello o il disegno. E così fu risoluto103 che egli avessi carico104 di questa opera, e ne informasse meglio105 i Consoli e gli operai.

UN ABILE PROMOTER Nel racconto di Vasari, Brunelleschi si dimostra prima di tutto un abile promoter: quando già ha in mente come fare per costruire la cupola, chiede di organizzare un concorso tra architetti dal quale sa che uscirà vincitore. E quando i dubbi assalgono i suoi concittadini, li dissolve con un gioco di abilità: sfida i suoi detrattori a far stare in piedi un uovo. Rivelato il trucco, tutti si dicono capaci di rifarlo: ma Filippo fa notare che è facile fare qualcosa, una volta che ce l’hanno insegnato. La storiella dell’uovo è attribuita anche a Cristoforo Colombo (ed è nota appunto come “l’uovo di Colombo”), ma probabilmente circolava in varie versioni, come succede con le barzellette. Ciò che importa è che Vasari la usa per mostrare il banale (ma preziosissimo) “dono” posseduto da Brunelleschi: saper vedere ciò che gli altri non vedono.

RITRATTO DI UN ARTISTA STRAORDINARIO Tutto il racconto di Vasari ci fa vedere Brunelleschi come un uomo fuori dal comune, un architetto-demiurgo che riesce là dove gli altri tacciono o falliscono. Vasari descrive a lungo come Filippo abbia preparato il terreno per ottenere la commissione della cupola: la rivalità con gli altri architetti, il suo viaggio a Roma, la proposta di adottare una nuova tecnica di costruzione. Intorno a Filippo si muove una folla di comprimari: i consoli, gli architetti, i muratori, i cittadini di Firenze. Ma fra tutti, soltanto lui pensa e agisce in modo nuovo: mentre gli altri sono confusi e rumoreggiano o lo prendono per matto, Filippo afferra l’uovo «con grazia», spiega il senso del suo trucco «ridendo» e si dimostra molto più intelligente di loro. Il momento culminante, dopo il colpo di scena dell’uovo, si riassume in una frase lapidaria: «E così fu risoluto che egli avessi carico di questa opera», come se questo fosse l’esito inevitabile di tutta la vicenda: ed era così, visto che nessun altro sapeva come fare a costruire la cupola. Nel racconto emergono quindi le qualità essenziali del “nuovo” artista: l’intelligenza, la capacità di vedere quello che gli altri non vedono, l’impegno nello studio (e quindi la conoscenza della teoria e la padronanza delle tecniche architettoniche). 

BRUNELLESCHI E FIRENZE, LA SUA CITTÀ Per quanto eccezionale, però, Brunelleschi non vive fuori dal mondo: anzi, tutto quello che fa, lo fa all’interno della società fiorentina, tra i suoi concittadini. Vasari ci ricorda che Brunelleschi era solito farsi beffe degli altri e sapeva divertirsi: questa, del resto, era la sua fama (Filippo è anche il protagonista della beffa ordita ai danni del Grasso legnaiuolo). In questo modo, Vasari ci consegna il ritratto di un uomo vivo – come dev’essere, in una biografia – e non soltanto quello di un personaggio ideale, fatto di carta. 

UN LINGUAGGIO PER L’ARTE TUTTO DA INVENTARE Quando leggiamo una vita come questa di Brunelleschi, abbiamo la sensazione di trovarci nel bel mezzo della Firenze quattrocentesca, nei laboratori degli artisti-artigiani che stavano trasformando il volto della città. In parte, questa impressione deriva dal fatto che le parole che Vasari usa sono proprio le parole che si usavano tra muratori e architetti. Vasari è consapevole dei problemi che pone scrivere di arte con una lingua (il volgare del Cinquecento) che non era quasi mai stata usata in questo campo. Nel Proemio dell’opera Vasari stesso dice di non aver sempre usato parole che si trovano nella letteratura toscana (e per esempio nel maestro riconosciuto della prosa, Boccaccio), ma di aver voluto adoperare termini tecnici («vocaboli particulari e proprii delle nostre arti»); pensiamo a travate, padiglione, spugne, voltare (la cupola), disegno...: queste parole tecniche sono le più efficaci, quelle che riescono a descrivere nel dettaglio, con precisione, la realtà di cui sta parlando. Trovare le parole giuste per spiegare qualcosa di nuovo non è facile, ma i trattatisti del Cinquecento – e prima di tutti Vasari – sono riusciti a creare un lessico artistico che ha avuto grandissima fortuna: tant’è vero che i termini tecnici italiani (per esempio, nell’architettura, facciata e balcone)si sono imposti anche in molte lingue straniere. 

Esercizio:

Raccontare la propria vita

1 Filippo Brunelleschi è un uomo appassionato, ostinato e bizzarro. In quali punti del passo che hai letto affiorano queste diverse qualità? 

2 Vasari è molto abile sia nel comporre le scene sia nel caratterizzare i personaggi. Sottolinea nel brano i passaggi che ti paiono più riusciti dal punto di vista narrativo.

3 Brunelleschi è intelligente, arguto al limite della strafottenza, abilissimo nel promuovere se stesso. Credi che un vero innovatore debba avere un carattere del genere? Ti vengono in mente inventori o scienziati contemporanei altrettanto abili nelle “relazioni pubbliche”? Oppure il vero scienziato deve stare in laboratorio, senza pensare troppo a ciò che gli succede intorno? Argomenta il tuo punto di vista.

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  1. sciolto ... familiari: libero da incombenze legate alla famiglia. 
  2. intento: interesse. 
  3. dico ... buoni: in declino era lo stile antico, classico.
  4. todesca e barbara: l’architettura gotica (“tedesca”, del Nord Europa), che al tempo andava per la maggiore. 
  5. aveva ... concetti: aveva due grandi idee, obiettivi. 
  6. il ... luce: riportare alla luce, far rivivere.
  7. non ... Cimabue: perché credeva che se avesse fatto rinascere l’architettura classica, avrebbe lasciato un ricordo tanto grande quanto quello di Giotto e di Cimabue. 
  8. l’altro: l’altro “concetto”, l’altra idea di Brunelleschi era.
  9. se ... potesse: se fosse possibile.
  10. voltare la cupola: costruire la cupola (del Duomo).
  11. ingegni: macchine.
  12. per l’opera: per la costruzione. 
  13. stando ... baie: prendendo in giro (baia: burla) gli operai (artefici).
  14. fece ... Matteo: è la burla narrata nella novella del Grasso legnaiuolo.
  15. si ... ingegneri: si stava ipotizzando di dare ad alcuni ingegneri l’incarico (provisione) di alzare la cupola.
  16. pensando ... fuora: pensando che sarebbe stato tenuto in più alta considerazione (riputazione), se avessero dovuto cercarlo (esser ricerco) in un’altra città (di fuora).
  17. che ... Fiorenza: di quanto non avrebbe ottenuto se fosse rimasto a Firenze.
  18. avessino: avessero.
  19. Laonde: quindi; la frase è ricca di incisi e subordinate: il verbo principale è scrissono, cioè: i consoli fiorentini scrissero a Filippo, che era a Roma, pregandolo di venire a Firenze. 
  20. venuto ... acutissimo: riconosciuta l’importanza delle sue opere e la sua intelligenza. 
  21. per ... maestri: perché Filippo aveva dimostrato quella sicurezza di sé che i fiorentini non avevano trovato negli altri architetti (maestri). 
  22. i ... smarriti: gli altri architetti erano smarriti, non sapevano che cosa fare.
  23. perdute ... voltarla: senza più risorse e pensando che non avrebbero mai trovato il modo di innalzare la cupola.
  24. né ... travata: e non trovavano il modo di costruire un’impalcatura di legno adatta. Vasari allude a uno dei problemi ingegneristici posti dalla costruzione della cupola: costruire un sistema di ponteggi che non crollasse sotto il suo stesso peso: un sistema di travi che fosse così forte da reggere (che reggessi) l’armatura stessa e il peso di una costruzione (edifizio) così grande. 
  25. deliberati ... fine: i fiorentini, decisi a vedere compiuta l’opera. 
  26. scrissono: scrissero. 
  27. con pregarlo: pregandolo. 
  28. e(i): egli. 
  29. che ... voglia: che non chiedeva altro (era infatti proprio questo il suo obiettivo: venire chiamato dai fiorentini che si erano ormai resi conto che soltanto lui poteva risolvere il problema della cupola).
  30. Venne ... oltramontani: nell’anno 1420, arrivarono a Firenze tutti gli architetti tedeschi e francesi.
  31. e così ... disegno: oltre agli architetti toscani e fiorentini.
  32. Ragunaronsi ... opera: si riunirono tutti nel cantiere.
  33. insieme ... ingegnosi: con alcuni dei cittadini più esperti. 
  34. che ... ciascuno: per sentire l’opinione di ogni architetto riguardo a questo problema (la costruzione della cupola).
  35. e ... tribuna: perché si doveva trovare il modo di innalzare la cupola (tribuna). 
  36. cominciarono ... udienza: i fiorentini chiamarono uno a uno gli architetti (udienza: tra i giudici del concorso). 
  37. udirono ... l’ordine: ascoltarono le intenzioni (l’animo) di ogni architetto e il progetto (l’ordine).
  38. E ... opinioni: fu divertente ascoltare le idee più bizzarre. 
  39. percioché: perché.
  40. chi ... terra: c’era chi diceva di appoggiare la cupola su pilastri in muratura che partissero dal terreno.
  41. altri ... spugne: altri dicevano di costruirla con spugne (sassi porosi e quindi leggeri, come il tufo). 
  42. acciò ... peso: affinché il peso fosse minore. 
  43. e ... mezzo: e molti erano d’accordo nell’idea di fare un pilastro centrale. 
  44. e condurla a padiglione: e costruirla (la cupola) come un padiglione. 
  45. Santo ... Fiorenza: il Battistero di Firenze, che però non ha un pilastro centrale ed è a forma di padiglione solo all’esterno. 
  46. E ... terra: e ci fu un architetto che propose di riempirla totalmente di terra.
  47. e ... essa: e mescolare, fra la terra, delle monete.
  48. acciò ... esso: così che, una volta costruita la volta (all’esterno del grande cumulo di terra mescolata con monete), si desse il permesso (licenzia) a chiunque avesse voluto un po’ di quella terra, di andare e prenderne quanta ne voleva. 
  49. e ... spesa: e così, in brevissimo tempo, il popolo avrebbe portato via la terra (liberando la cupola), senza nessuna spesa da parte del costruttore.
  50. che ... modo: che aspettavano una proposta sensata. 
  51. feciono ... altro: tutti verbi al passato remoto: si fecero (feciono) beffe di lui, se ne andarono (si volsono) e gli dissero (dissono) di parlare d’altro (che ragionassi: che discutesse). 
  52. come era egli: cioè pazzo. 
  53. ancora ... me: anche se ridete di me.
  54. conoscerete ... modo: alla fine ammetterete che non si deve e non si può costruire in altro modo. 
  55. chi ... pensato: chi vorrà alzare la cupola secondo il mio progetto.
  56. ella ... doppia: dovrà alzare archi a quarto di sesto acuto e farla doppia; la proposta di Brunelleschi è di fare la cupola a due strati, con un’intercapedine in cui si riesca a camminare: lo strato esterno a quinto di arco acuto, lo strato interno a quarto di arco acuto, quindi un po’ meno inclinato. 
  57. è ... lumi: si devono progettare le finestre. 
  58. condotti: tubi per l’acqua piovana. 
  59. che ... musaici: che ci si deve ricordare di fare i ponteggi interni, su cui muoversi per decorare la cupola a mosaico, una volta finita. 
  60. e ... difficili: gli altri architetti non hanno pensato a tutti i problemi che porrà la costruzione. 
  61. ma ... volta: ma io, che la vedo chiaramente come se fosse già costruita.
  62. conosco ... volgerla: so che non c’è altro modo per costruirla. 
  63. che ... ragiono: che questo modo che vi sto descrivendo. 
  64. tanto ... suo: mentre cercava di spiegare in modo facile il suo progetto. 
  65. ché ... credessino: affinché essi lo credessero.
  66. veniva ... cicala: esponeva anche, onestamente, i problemi (i suoi dubbii), con la conseguenza di non essere creduto e di essere considerato pazzo (una bestia) e parolaio (una cicala, tutto chiacchiere e niente sostanza). 
  67. Laonde: per questo. 
  68. licenziatolo ... volte: dopo avergli detto più volte di andarsene. 
  69. da ... loro: dai servi.
  70. audienza: sala della riunione.
  71. tenendolo: considerandolo.
  72. Il ... pazzo: proprio questa umiliazione (scorno) fu il motivo per cui (cagione) Brunelleschi poi diceva di non aver il coraggio di passare in città, temendo che gli dicessero: «Guarda là, quel pazzo!» (temendo non è una costruzione alla latina). 
  73. confusi ... sciocco: i consoli erano disorientati: i progetti proposti dagli altri architetti erano complicati, e il progetto di Brunelleschi sembrava assurdo (sciocco). 
  74. parendoli ... cose: due erano le ragioni di disorientamento (ai consoli sembrava che Brunelleschi rendesse complicata l’opera con due sue idee). 
  75. l’una ... doppia: costruire la cupola a due strati. 
  76. che ... peso: perché (secondo loro) il peso sarebbe stato eccessivo.
  77. l’altra ... armadura: l’altra ragione di diffidenza era l’idea di costruire la cupola senza un’armatura. 
  78. che si fare: che cosa fare. 
  79. fu ... Fiorenza: fu tentato di andar via da Firenze.
  80. avendo ... vedere: aveva tanta intelligenza, capacità di capire la situazione. 
  81. ch’e’ ... proposito: che sapeva che i fiorentini cambiavano idea di continuo (che i cervelli dei fiorentini non restavano a lungo fermi in una stessa idea).
  82. E ... favellare: Brunelleschi comincia a parlare a ciascun fiorentino, da solo a solo.
  83. mostrando ... disegno: rivelando parti del suo progetto.
  84. gli ... forestieri: li convinse, li portò a decidersi a commissionare (fare allogazione) il lavoro a lui o a un architetto straniero (e non a un altro fiorentino).
  85. Per ... inanimiti: incoraggiati dalle sue parole. 
  86. gli ... materia: discussero su questo argomento (la costruzione della cupola). 
  87. ma ... Filippo: gli altri architetti furono sconfitti, e con buoni argomenti, da Brunelleschi. 
  88. dove ... forma: e si dice che in questo momento nacque la disputa dell’uovo, così come è raccontata.
  89. egli ... minutamente: gli altri architetti avrebbero voluto che Brunelleschi descrivesse nei minimi dettagli le sue intenzioni (animo). 
  90. e ... modello: e (avrebbero voluto che) mostrasse il progetto. 
  91. come ... loro: gli altri architetti avevano fatto vedere i loro progetti. 
  92. il ... fare: ma Brunelleschi non volle fare così.
  93. terrazzani: concittadini. 
  94. che ... cupola: (Brunelleschi propose) che chi fosse riuscito a far stare in piedi un uovo su un piano di marmo, avrebbe ottenuto l’incarico di costruire la cupola. 
  95. che ... loro: perché qui (in questa prova) si sarebbe vista la loro intelligenza. 
  96. Fu ... uovo: presero (fu preso) un uovo. 
  97. e ... ritto: e tutti gli architetti provarono a farlo stare in piedi. 
  98. nessuno ... modo: nessuno sapeva come fare.
  99. ch’e’ lo fermasse: dissero a Brunelleschi che lo facesse stare fermo lui.
  100. datoli ... culo: colpendone la parte bassa (per rompere lievemente il guscio) sul marmo. 
  101. Romoreggiando ... essi: lamentandosi gli altri architetti a gran voce che così sarebbero stati capaci anche loro. 
  102. averebbono ... cupola: avrebbero anche saputo costruire la cupola. 
  103. fu risoluto: fu deciso. 
  104. avessi carico: avesse l’incarico. 
  105. ne ... meglio: spiegasse nei particolari il suo progetto.