4 - Il Seicento

Nel 1583 un gruppo di letterati dilettanti fondò a Firenze l’Accademia della Crusca, con lo scopo principale di incontrarsi per discutere di questioni di lingua: il nome stesso dell’Accademia indica, in modo ironico, la volontà di separare la farina (che significa per metafora la buona lingua) dalla crusca, cioè dallo scarto della macinazione del grano. Come nella maggior parte delle accademie del tempo, anche in quella della Crusca avevano luogo incontri di tipo conviviale: i partecipanti mangiavano, bevevano e si intrattenevano discutendo – in modo a volte più serio, a volte meno – di temi che li appassionavano. Quello della lingua era allora un argomento scottante: durante tutto il Cinquecento il dibattito sul modello di lingua che le persone colte dovevano adottare – in primo luogo per scrivere e solo in seconda battuta per parlare – era stato infuocato, e aveva coinvolto numerosi intellettuali. Dalla disputa era uscito vincitore Pietro Bembo, che proponeva di utilizzare il fiorentino trecentesco così come lo avevano impiegato Petrarca in poesia e Boccaccio in prosa.