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Guicciardini narratore giudicante

Giovanni Nencioni (Firenze, 1911-2008) è stato uno storico della lingua italiana. Ora, Guicciardini è stato un storico, non un poeta, e si potrebbe pensare che l’analisi del suo linguaggio non sia così importante per capire quello che ha scritto. Ma tutto dipende da come si studiano le cose: e Nencioni è appunto capace di dedurre dalla lingua e dallo stile guicciardiniani considerazioni interessanti sulla sua visione del mondo.

Il Guicciardini non è soltanto un narratore considerante [...] e appassionato (e tale è perché crede nella storia fatta dagli uomini e se ne sente partecipe); è anche un narratore giudicante. Egli giudica con criteri politici e morali, dichiarati talvolta in massime, e queste ora riferite ai personaggi, ora enunciate direttamente dall’autore. [...]
Quando le sentenze sono proprie del narratore, sorgono dalla fattispecie1 o vi s’immergono; manca nel concretissimo Guicciardini ogni velleità di disquisire in astratto: «Ma è certamente cosa verissima che non sempre gli uomini savi discernono o giudicano perfettamente» […]; «Tale è la natura de’ popoli, inclinata a sperare più di quel che si debbe e a tollerare manco2 di quel ch’è necessario, e ad avere sempre in fastidio le cose presenti» […]; «Niuna cosa vola più che l’occasione, niuna più pericolosa che il giudicare dell’altrui professione, niuna più dannosa che il sospetto immoderato. Desideravano la concordia tutti i principali cittadini» […].
Gli esempi ci mostrano come le massime guicciardiniane variano di natura; ma che su quelle di condotta politica prevalgono quelle di comportamento civile, scaturite da una saggezza non meramente pragmatica3 e non deserta4 di senso religioso. Grande scandagliatore5 del cuore umano, il Guicciardini tiene l’uomo al centro della sua storia e del suo sistema etico e lo confronta ora con massime spiegate6, come quelle prima riferite, ora con massime contratte in inciso7, che a volte scattano come frecce: «Ma ecco che nel colmo più alto delle maggiori speranze (come sono vani e fallaci i pensieri degli uomini) il pontefice [Alessandro VI] … è repentinamente portato per morto nel palazzo pontificale».
Se è indubbio che il Guicciardini crede ad una Provvidenza imperscrutabile, a un Dio giudice e punitore, e a qualcosa di misterioso e arbitrario superiore alle volontà umane, non sembra che questo olimpo8 sia protagonista della vicenda storica. Protagonisti ne sono l’uomo e le istituzioni, alle quali, con sperimentata percezione del tessuto storico, il Guicciardini presta attenzione grandissima; e l’uomo è da lui visto sempre – quando non sia un misero vessato9 dai prepotenti e dagli scellerati – come responsabile del bene pubblico, della salute comune e delle istituzioni che gli sono affidate, ed altresì come persona morale. Perciò nessuna delle sue azioni sfugge al giudizio del narratore, che senza pretendere l’impossibile, anzi contrappesando i vizi con le virtù, chiede all’uomo di essere politico senza cessare di essere umano.

(G. Nencioni, La lingua del Guicciardini, in Francesco Guicciardini 1483-1983. Nel V centenario della nascita, Olschi, Firenze 1984)

Da uno storico, oggi, ci aspettiamo un punto di vista il più possibile neutrale, asettico, impersonale. Guicciardini è tutt’altra cosa: non solo uno storico considerante (che cioè riflette sui fatti che racconta) ma anche giudicante (che cioè dice esplicitamente al lettore le sue opinioni, e lo esorta a condividerle). Per formulare questi giudizi, Guicciardini si serve di massime, cioè di aforismi, brevi considerazioni che hanno il tono perentorio dei precetti, e che Nencioni distingue in due famiglie: quelle «spiegate», cioè più ampiamente argomentate; e quelle «contratte in inciso», che hanno la brevità e la forza degli slogan. Partendo da questa osservazione di tipo stilistico, Nencioni passa poi a riflettere sul contenuto delle massime guicciardiniane, e mette in luce da un lato il prevalere, in lui, dell’interesse civile su quello politico, e dall’altro la sua lontananza dalla religione («non sembra che questo olimpo sia protagonista della vicenda storica»). Guicciardini è dunque anzitutto, secondo Nencioni, un grande moralista laico: ed è appunto questa sua saggezza terrena, questo suo interesse centrato sull’«uomo e le istituzioni», a farcelo sentire moderno.
  1. dalla fattispecie: dal caso descritto.
  2. manco: meno.
  3. non meramente pragmatica: non derivata soltanto dalla pratica.
  4. deserta: priva.
  5. scandagliatore: esploratore.
  6. spiegate: lunghe; articolate.
  7. contratte in inciso: brevi, formulate in incisi o in parentesi (come nell’esempio che segue nella citazione successiva).
  8. questo olimpo: questo universo abitato da dèi.
  9. vessato: perseguitato; tormentato.