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Il linguaggio di Pascoli

Per il centenario della nascita di Giovanni Pascoli, nel 1955, fu organizzato un convegno a San Mauro di Romagna. In questa occasione Gianfranco Contini (1912-1990), uno dei massimi filologi e critici del Novecento, tenne una relazione che segnò un punto di svolta negli studi pascoliani. Contini si applicò a uno degli aspetti più evidenti dello sperimentalismo pascoliano: il linguaggio.

Tutti i miei ascoltatori conoscono a memoria l'opera di Giovanni Pascoli, hanno col suo linguaggio una familiarità quotidiana. Se ciò rappresenta un vantaggio evidente, non manca d'altra parte di costituire una remora1, mentre io vorrei poter riproporre nella sua novità e freschezza quel linguaggio che era tanto sorprendente, in un certo senso tanto scandaloso, per chi lo misuri sulla norma della tradizione letteraria italiana. Insomma, quel potere d'urto, quella risorsa2 di sorpresa, quella genuinità originaria di innovazione che conteneva il linguaggio pascoliano, vorrei un istante poterla riprodurre innanzi alla vostra fantasia.
Seguono dieci esempi tratti da poesie italiane e uno dalle poesie latine, una novantina di versi complessivi.
Riconosciamo anzitutto la presenza di onomatopee, «videvitt», «scilp», «trr trr trr terit tirit», presenza dunque di un linguaggio fonosimbolico. Questo linguaggio non ha niente a che vedere in quanto tale con la grammatica; è un linguaggio agrammaticale o pregrammaticale1, estraneo alla lingua come istituto4. D'altro canto incontriamo in copia5 termini tecnici, tecnicismi che qualche volta sono in funzione espressiva6, qualche altra si presentano sotto un aspetto più nomenclatorio7; rientrano insomma sotto l'ampia etichetta che i glottologi8 definiscono delle lingue speciali: etichetta sotto la quale sono classificati, per esempio, i gerghi9. E se si sceverano10, esaminandoli più da vicino, questi campioni di lingue speciali, si constaterà che talvolta il poeta vuol riprodurre il color locale: questo in modo particolarissimo nelle poesie ispirate alla vita di Castelvecchio e sature11 di termini garfagnini. [...] Accanto al color locale si introduce quello che alcuni critici d'arte hanno chiamato color temporale: quando per esempio il Pascoli vuole alludere al tono presunto nella poesia volgare dei tempi di re Enzio12, quel medioevo comunale e romanticamente folcloristico, egli ricorre a elementi linguistici che evidentemente, e sempre librescamente, associano echi bolognesi, emiliani, padani, a echi arcaici, duecenteschi13. Ma a sua volta questo color locale può comporsi talora di più ingredienti: vedete l'emigrante che, tornando in Lucchesia dagli Stati Uniti14, parla un linguaggio impastato di italiano e di americano, in cui il toscano incastona o, più spesso, assorbe, adattati alla sua fonetica e forniti di connessioni mnemoniche in tutto nuove, i vocaboli stranieri. È una variante del color locale. E un'altra variante è quella che vorrei chiamare color locale d'occasione: Pascoli si può dire che faccia mente locale anche linguisticamente, per esempio innanzi a una situazione della guerra d'Abissinia15 evocherà termini specifici, molti dei quali sono nomi proprî e perciò risultano doppiamente estranei al linguaggio quotidiano. Una consecuzione di nomi proprî che può giungere fino a stipare di sé il verso, costituito allora soltanto di questi elementi che esorbitano dall'italiano, è quanto si è sorpreso16 nel passo di Gog e Magog17. [...]
Tutto quello che abbiamo reperito18 fin qui costituisce una serie di eccezioni alla norma. Come si può interpretare un simile dato di fatto? Quando si usa un linguaggio normale, vuol dire che dell'universo si ha un'idea sicura e precisa, che si crede in un mondo certo, ontologicamente molto ben determinato19, in un mondo gerarchizzato dove i rapporti stessi tra l'io e il non-io, tra l'uomo e il cosmo sono determinati, hanno dei limiti esatti, delle frontiere precognite20. Le eccezioni alla norma significheranno allora che il rapporto fra l'io e il mondo in Pascoli è un rapporto critico, non è più un rapporto tradizionale. È caduta quella certezza assistita di logica21 che caratterizzava la nostra letteratura fino a tutto il primo romanticismo. Ma questa considerazione, per importante che sia, dev'essere sùbito differenziata. Le eccezioni di cui si discorreva, in parte sono anteriori alla grammatica: se si tratta di linguaggio fonosimbolico, per esempio di onomatopee, abbiamo a che fare con un linguaggio pre-grammaticale. [...] ci sono eccezioni le quali si situano addirittura dopo la grammatica, perché, quando Pascoli estende il limite dell'italiano aggregando delle lingue speciali, annettendo poi quelle lingue specialissime che sono intessute di nomi propri, realmente ci troviamo in un luogo post-grammaticale.

 
Contini chiarisce sin dapprincipio il tema del suo intervento: l’alto tasso di novità del linguaggio poetico pascoliano. Per dimostrare questo assunto, fornisce un elenco di passi tratti da Myricae, Canti di Castelvecchio, Poemi conviviali, Odi e inni, Poemetti, utili per la sua successiva analisi.
All’interno del linguaggio pascoliano, Contini distingue due elementi: un linguaggio pre-grammaticale e uno post-grammaticale. Al primo appartengono le onomatopee di Dialogo («scilp» e «videvitt» ) o dell’Uccellino del freddo: «II tuo trillo sembra la brina | che sgrigiola, il vetro che incrina... | trr trr trr terit tirit...». Le onomatopee appartengono a una fase della lingua “anteriore alla grammatica”, perché sono la trascrizione di suoni che hanno come unico altro scopo quello di imitare altri suoni.
Il linguaggio post-grammaticale è più complesso e articolato. Al suo interno rientrano le lingue speciali, cioè quelle che forniscono ai versi un colore locale e un colore temporale.
A sua volta, la prima categoria (colore locale) è articolata in varie componenti:
- i termini presi dal dialetto parlato nell’area della Garfagnana, nella Toscana nord-occidentale, che costellano i Canti di Castelvecchio e i Primi Poemetti. Tra i versi addotti da Contini, si possono citare quelli del poemetto Il vecchio castagno: «O mamma, che il laveggio [paiolo in bronzo] ora o le cotte [pentole di terra cotta]| metti all'uncino o sopra i capitoni [alari], | da noi li avesti i necci [cialde di farina di castagne] e le ballotte [castagne lessate]!». Sono versi incomprensibili per chiunque non provenga dall’ambiente contadino intorno a Lucca.
- la lingua mista di italiano, inglese e dialetto lucchese di un altro poemetto, Italy: «qualcosa rispondeva a tutti | Ioe, grave: « Oh yes, è fiero... vi saluta... | molti bisini [business], oh yes... No, tiene un fruttistendo [fruitstand]... | Oh yes, vende checche[cakes], candi [candies], scrima [icecream]...». È la lingua dell’emigrato che torna al paese d’origine.
- i termini specifici legati all’occasione (cioè all’evento specifico) trattato nei versi: ad esempio i sostantivi e i nomi propri legati all’Abissinia (Etiopia) nella Sfogliatura (Odi e Inni): «Nell'Agamè, sui morti che piangete, | sono molti anni che si vanga e si ara, | e il rosso tief [cereale] si miete | pei fitaurari [comandanti] e i barambara [capo militare]». Su questo piano si collocano inoltre i versi stipati di nomi propri, come quelli di Gog e Magog: « “A me, | Gog e Magog! A me, Tartari! O gente | di Mong, Mosach, Thubal, Aneg, Ageg, | Assam, Pothim, Cephar, Alan, a me!” | A Rum fuggì Zul-Karnein».
Quanto al colore temporale, Contini lo individua negli arcaismi che caratterizzano le Canzoni di Re Enzio, ma di cui non fornisce esempi per alcuna delle sottocategorie che elenca («bolognesi, emiliani, padani», «echi arcaici, duecenteschi»).
Da questa classificazione, Contini cerca di trarre delle conseguenze sul piano dell’interpretazione. Un poeta che utilizzi un linguaggio così ricco di eccezioni alla norma non ha più ‒ secondo Contini ‒ un «rapporto tradizionale» col mondo, un rapporto basato su quelle certezze logiche, che erano caratteristiche della letteratura italiana dalle Origini fino alla fine dell’Ottocento. Ha bensì un «rapporto critico» con esso, in cui l’idea di universo non è più «sicura e precisa», e i legami tra «l'uomo e il cosmo» sono incerti e sconosciuti.
  1. una remora: un impedimento.
  2. quella risorsa:quella risorsa: quella fonte
  3. agrammaticale o pregrammaticale: l’onomatopea è al di fuori della grammatica (non si declina come un sostantivo o un aggettivo, non si coniuga come un verbo) o la precede (la prima forma del linguaggio è una serie di suoni).
  4. come istituto: (considerata) come un insieme di norme.
  5. in copia: in abbondanza.
  6. in funzione espressiva: con l’intenzione di dare una particolare sottolineatura stilistica.
  7. sotto...nomenclatorio: sotto forma di elenco di nomi tecnici, senza una specifica intenzione espressiva.
  8. glottologi: studiosi degli aspetti tecnici delle lingue.
  9. gerghi: il gergo è una forma di linguaggio usata da gruppi definiti (gergo medico, gergo informatico, gergo botanico), talvolta con l’intenzione deliberata di non farsi capire (malviventi, servizi segreti).
  10. si sceverano: si distinguono gli uni dagli altri, proponendone una classificazione.
  11. sature: piene. Si ricordi che, a seguito di proteste sull’incomprensibilità di alcuni termini, la seconda edizione dei Canti di Castelvecchio (1904) venne corredata da un glossario di circa centocinquanta parole.
  12. tempi...Enzio: re Enzio (1220-1272) è il figlio di Federico II, morto in prigionia a Bologna: Pascoli gli dedica la Canzoni di Re Enzio.
  13. associano... duecenteschi: nelle Canzoni Pascoli utilizza parole bolognesi, emiliane, genericamente padane, arcaiche e duecentesche per dare ai suoi versi una patina antica.
  14. l'emigrante...Stati Uniti: Contini fa riferimento al poemetto Italy.
  15. una...Abissinia: conflitto combattuto nel 1895-96 tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia. Il riferimento è a La sfogliatura (Odi e inni)
  16. si è sorpreso: si è colto.
  17. nel passo... Magog: questi i versi: « “A me, | Gog e Magog! A me, Tartari! O gente | di Mong, Mosach, Thubal, Aneg, Ageg, | Assam, Pothim, Cephar, Alan, a me!” | A Rum fuggì Zul-Karnein». Non deve sfuggire che una serie di nomi esotici del tutto analoga a quella pascoliana sia passibile anche di uno sfruttamento comico efficace: c’è per esempio una celebre gag del trio Aldo Giovanni e Giacomo: «Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Ishtar, colui il quale ha visto tra le nebbie di Gfnzir, le mille alghe pelose di Csosar, Parem, Pasir, Turum e Paraghaels».
  18. reperito: trovato
  19. ontologicamente...determinato: la cui essenza costitutiva è chiara e certa.
  20. delle frontiere precognite: dei limiti definiti e conosciuti da tempo (pre-cognite).
  21. quella...logica: quella certezza che deriva da un’applicazione infallibile della logica.