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Farinata degli Uberti

Il dannato, Farinata degli Uberti, uomo d’armi dotato di astu­zia e coraggio senza pari, fu uno dei più importanti uomini po­litici di Firenze nel XIII secolo, uno dei grandi capi della fazione ghibellina.

Nel 1260 guidò i fuorusciti con gli alleati toscani alla battaglia di Montaperti; sbaragliati i guelfi, rientrò con i suoi a Firenze e, unico fra tutti i vincitori, si oppose alla distruzione della patria proposta nel convegno di Empoli, accontentando­si di bandire gli avversari. Ma quando i guelfi tornarono al po­tere, rasero al suolo le case degli Uberti esiliandone in perpe­tuo tutti i discendenti. Morì nel 1264, un anno prima che Dante venisse al mondo, ma nella Firenze guelfa della sua giovinezza Dante dovette conoscerne bene il nome e le gesta, e l’odio che gli votavano i suoi concittadini. Nel 1283 venne addirittura ce­lebrato un processo postumo nel quale Farinata fu giudicato e condannato come eretico. Dante aveva diciotto anni: sarà stato tra coloro che assistevano a questo strana vendetta che la città si pren­deva su uno dei suoi antichi go­vernanti. Uno dei commentatori trecenteschi del­la Commedia, Benvenuto da Imola, inquadra così, in modo memorabile, Farinata e il suo ateismo: «seguace di Epicuro, non credeva che ci fosse altro mondo al di là di questo; perciò in ogni modo cercava di eccellere in questa vita breve, perché non sperava che ce ne fosse una migliore».