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La cupola di Santa Maria del Fiore di Filippo Brunelleschi

Per tutto il Medioevo, il simbolo di Firenze fu il suo Battistero romanico, rivestito di marmi bianchi e verdi. La cupola del Duomo progettata da Filippo Brunelleschi lo rimpiazzò, facendosi emblema non solo della città ma anche del Rinascimento.

Un nuovo simbolo della città

A intuirne per primo l’efficacia comunicativa è stato Leon Battista Alberti, che nella Prefazione alla versione in volgare del suo libro Sulla pittura (1435 circa), dedicato a Filippo Brunelleschi, elogia l’amico architetto in termini entusiastici, puntando tutta l’attenzione proprio sul progetto della cupola:

[…] struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto.

Alberti era in quel momento il segretario del papa Eugenio IV, un uomo di lettere, insomma, ma di lì a qualche anno sarebbe diventato anche uno dei più importanti architetti italiani; forse, secondo solo a Brunelleschi. Non è un caso, dunque, che di quella struttura ammiri soprattutto la mole eccezionale e la tecnica sperimentale con cui fu realizzata. Due aspetti che ancora oggi sorprendono.

Una gestazione durata un secolo

La costruzione della cupola, avviata nel 1420, doveva portare a compimento un progetto che risaliva in realtà al 1296, quando il Comune di Firenze aveva deciso di sostituire la vecchia cattedrale dedicata a Santa Reparata con un edificio nuovo, più grande e più moderno. A dirigere i lavori era stato allora Arnolfo di Cambio, scultore e architetto di origini toscane, che aveva però fatto fortuna a Roma, lavorando per il papa e per la sua corte. I disegni di Arnolfo furono parzialmente modificati nel corso dei lavori durati più di un secolo, ma è molto probabile che l’idea di coronare il Duomo con una cupola grandiosa spetti proprio a lui.

Un progetto ardito e innovativo

Si trattava di un’operazione molto complessa sul piano tecnico e, come d’abitudine a Firenze per le opere pubbliche, nel 1418 fu bandito un vero e proprio concorso per assegnarne l’appalto. A partecipare furono in diciassette, ma Filippo Brunelleschi fu il solo a proporre una soluzione tecnica contemporaneamente innovativa e molto ardita, che avrebbe permesso di fare a meno di costosissime impalcature appoggiate a terra grazie alla messa a punto di un sistema di costruzione autoportante, che prevedeva solo ponteggi ancorati alle pareti via via costruite. La commissione fu subito tentata dal suo progetto, che tuttavia, per il carattere sperimentale, suscitava anche qualche comprensibile timore. Passarono così due anni prima che Brunelleschi ottenesse l’incarico ufficiale di “provveditore” della cupola. Le informazioni più dettagliate sull’andamento dei lavori, sulla tecnica di costruzione e sui dispositivi messi a punto per la sua realizzazione ci vengono da Antonio di Tuccio Manetti, un suo discepolo e ammiratore, che attorno al 1480 scrisse La vita di Filippo Brunelleschi.

Una doppia cupola

La cupola è in realtà costituita da due calotte, come due gusci uno dentro l’altro: una interna, più robusta, e una esterna, più esile, per renderla alla vista «più magnifica  e gonfiata» (per usare le parole di Manetti). In entrambe, la muratura si fa più leggera man mano che si sale verso l’alto. Per il suo progetto, Filippo s’ispirò sia a monumenti della Toscana medievale, in particolare alle cupole del Duomo e del Battistero di Pisa, anch’esse a struttura doppia, sia ai monumenti della Roma antica, su tutti al Panteon, la cui calotta grandiosa si regge sull’uso sapiente di materiali da costruzione più porosi mano a mano che si sale. La cupola di Brunelleschi venne inaugurata solennemente da papa Eugenio IV il 25 marzo del 1436. Lo skyline della città ne fu segnato per sempre.