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L’Orlando innamorato: trama, temi, personaggi

L’Orlando innamorato inizia appunto con Orlando che s’innamora di Angelica, misteriosa principessa orientale che appare quasi per incanto alla corte di Carlo Magno e fa perdere la testa a tutti i guerrieri presenti, cristiani e pagani. Angelica ha un perfido piano: far prigionieri tutti i cavalieri grazie alla lancia fatata di suo fratello Argalia. Ma il piano fallisce subito, e Angelica è costretta a fuggire. Quella stessa notte, Orlando lascia in gran segreto la corte di Carlo e i suoi doveri di paladino cristiano, difensore dell’Impero e della Chiesa, e parte all’avventura per cercarla. Compirà una lunga serie di stupefacenti prodezze, imparando a destreggiarsi sempre meglio nei complessi meccanismi magici delle «venture». Superandole, Orlando allena le proprie virtù cavalleresche, sempre mosso dall’amore per lei e disinteressato alle ricchezze e al potere, spiega il paladino rifiutando un favoloso premio in oro (I, XXV, 13, 7-8 e 16, 5-6):

Di periglio e di fatica
l’onor de cavallier sol se nutrica, […]
e vile e discortese è ben colui
qual la sua dama più che il cor non prezza.

[L’onore dei cavalieri si nutre, si accresce, solo affrontando pericoli e fatiche, ed è ignobile e privo di virtù cortesi chi non dà più valore alla propria dama che al proprio stesso cuore.]

In Oriente, benché controvoglia, vaga anche Ranaldo: da quando ha bevuto alla Fonte del disamore, odia Angelica con tutte le sue forze; ma Angelica ha bevuto alla Rivera dell’amore e si è tanto innamorata di lui che lo ha fatto rapire.

Libro primo: la passione d'amore, le avventure e il gusto del ridicolo

I massimi campioni della corte di Carlo abbandonano dunque il loro mondo di fedeltà feudale e guerre di religione per entrare in un altro, dominato da Amore e da forze magico-meravigliose: il mondo tipico dei romanzi arturiani. Proprio adesso che è sguarnito, l’Impero viene invaso dagli eserciti del fortissimo re Gradasso (nome poi diventato proverbiale: il prepotente per antonomasia). A salvare la situazione ci penserà il bello quanto buffo Astolfo, abbonato alle cadute di sella, che diventa improvvisamente invincibile, senza capir perché, quando si trova sotto mano la magica lancia d’oro di Argalia, fratello di Angelica. Il personaggio giullaresco di Astolfo dà vita a molte scene esilaranti, che mettono in ridicolo l’intero cast carolingio, prima di andarsene anche lui verso est. La crisi del modello di cavalleria carolingio è evidente: quella di Gradasso, per di più, non è una guerra di religione costellata di battaglie sanguinose, e infatti si risolve con una singolar tenzone. Gradasso si è messo in marcia dall’estremo oriente perché vuole la spada di Orlando (che ha un nome: Durindana) e il cavallo di Ranaldo (anch’esso dotato di nome: Baiardo). Anche lui, in fondo, è un cavaliere errante alla ricerca; anche lui discende da modelli arturiani.
Per amore di Angelica, Orlando si batterà perfino col cugino Ranaldo. Orlando è ingenuo, inesperto in amore, e non sarà mai in grado di far breccia nel cuore di lei; la principessa è invece tanto seducente quanto scaltra. Per salvare l’amato Ranaldo, spedisce Orlando a demolire l’inespugnabile giardino di Falerina (I, XXVIII). È una delle avventure più complesse del poema, dove ogni mostro va sconfitto seguendo una precisa strategia, e subito ne compare uno peggiore, livello dopo livello, come in un videogame. Contro le aspettative di Angelica, Orlando ce la farà (II, IV-V). Il premio promesso è Angelica stessa, ma Orlando non la avrà mai. Avrà invece – come gli altri protagonisti – tante altre avventure meravigliose,

Secondo libro: Agramante contro gli eroi Cristiani

Nel secondo libro aumenta la presenza dell’epica classica e carolingia, perché le meraviglie neobretoni lasciano molto più spazio che nel primo alle guerre di conquista e di religione. Il fatto nuovo è che la Francia viene invasa da un’armata islamica di trentadue re africani guidati da Agramante, deciso a spazzar via i cristiani che gli hanno ucciso il padre. L’assedio di Parigi, alla lunga, costringerà Orlando e altri erranti a tornare nei ranghi, almeno part-time (anche perché Angelica, a un certo punto, è nelle mani di Carlo). Il tema delle invasioni saracene era peraltro tornato di scottante attualità storica. La minaccia turca, che incombeva sull’Europa dopo aver conquistato Costantinopoli (1453), si era materializzata sulle coste italiane: nel 1480 i Turchi sbarcano a Otranto e la espugnano, facendo strage della popolazione e razziando la Puglia intera per più di un anno, prima di essere respinti indietro.
Per altro verso, la creazione dell’armata di Agramante è l’occasione per il Boiardo di dar vita ad alcuni dei suoi più formidabili supereroi, che saranno beniamini anche dell’Ariosto e dei suoi lettori. Dopo l’entrata in scena, nel primo libro, della virile Marfisa, altera e irascibile regina guerriera, e prima che il terzo libro ci presenti il fiero Mandricardo, degno figlio di Agricane, nel secondo si staglia l’imponente figura di Rodamonte. Superbo e inarrestabile gigante nobilitato in titano, Rodamonte non ha paura di nulla e supera senza un graffio, e bestemmiando gli dei, anche la furia della tempesta che distrugge le sue navi (II, vi).

Libro terzo: il paladino Ruggiero

Dietro la creazione di un personaggio come Ruggier – già molto presente nel secondo libro, e protagonista ufficiale del terzo – non c’è invece soltanto la vigorosa inventiva del poeta. Il giovane invincibile cavaliere è figlio di Ruggiero di Risa (Reggio Calabria), grande eroe d’Aspromonte, e di Galaciella, valorosa sorella di Troiano convertita al cristianesimo. Ma soprattutto, Boiardo ne fa il «primogenito de la inclita [famosa] casa da Este» (dice il titolo del libro II), cioè il progenitore della stirpe dei signori di Ferrara, i cui più illustri rappresentanti vengono celebrati in alcune apposite rassegne genealogiche. Come già l’Eneide, l’Orlando innamorato acquisisce così anche una valenza encomiastica, di elogio propagandistico del casato. Attraverso Ruggiero, nel III libro gli estensi sono fatti risalire nientemeno che a Ettore di Troia (e in linea materna ad Alessandro Magno): una teoria che incontrava i gusti di Ercole I d’Este, appassionato di storia antica, mettendolo come minimo sul medesimo piano di Augusto, disceso da Enea. In fondo, Boiardo era abbastanza sicuro di sé da proporsi al suo signore come nuovo Virgilio.

I temi, lo stile e le fonti

L’Innamorato è ricchissimo di toni, stili e temi diversi, armonizzati dalla regia dell’autore. Il comico, per esempio, torna in più luoghi; ed è un comico di situazione e di parola. Il primo tipo trova un acrobatico interprete nel ladro Brunello (forse in parte ispirato dal Margutte di Pulci), che burla principesse e cavalieri con i suoi scippi a velocità supersonica. Il secondo tipo si sente già nella vivacità dei dialoghi, che a volte è direttamente connessa con l’attività di Boiardo come autore teatrale. Lo scanzonato personaggio di Astolfo, buffone fin dai canti iniziali (I, III 17, 3), torna al centro della scena nelle Isole lontane, dove dà in escandescenze in un gustoso adattamento d’una commedia di Plauto, i Captivi (“I prigionieri”). Con sapienza drammaturgica sopraffina, l’autore riesce a ricamare la trama classica nel suo tessuto cavalleresco, sovrapponendo con naturalezza i personaggi antichi ai suoi: Astolfo, Orlando e il suo nuovo scudiero e fido amico Brandimarte (II XI-XIII). È un caso eccezionale, per estensione e fedeltà all’originale, di riuso e appropriazione di una fonte. In moltissimi luoghi del poema, il Boiardo combina in un episodio o distribuisce in più d’uno gli ingredienti ricavati da autori classici e romanzi, da fonti latine, francesi o italiane, antiche e moderne; e spesso mescola diverse varianti di un mito o d’una storia, di un tipo o d’un luogo comune. Dalla docta varietas (“varietà colta”) di questo cocktail risulta tutta la sua composita cultura tardogotica e umanistica, ovviamente ben più raffinata di quella del cantastorie medio; è una cultura che non viene però evidenziata ed esibita, viene anzi amalgamata nell’universo cortese e cavalleresco del poema.