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Ariosto

Nato nel 1474 da nobili seppur non ricche origini, Ludovico Ariosto si trova presto a dover fronteggiare la morte del padre e quindi, da primogenito quale era, il mantenimento della famiglia. Presi gli ordini minori, viene assunto dal cardinale Ippolito d’Este, a Ferrara, al cui seguito rimane fino al 1517. È di questi anni l’incontro con la donna di una vita, Alessandra Benucci, già sposata e che, in segreto, diventerà sua moglie nel 1528.

La vita e le opere

Gli anni al seguito del cardinale Ippolito
Lo stimolo fornito dall’ambiente ferrarese, molto all’avanguardia nella sperimentazione teatrale, porta il poeta a cimentarsi in una delle prime commedie italiane secondo le regole aristoteliche, ossia la Cassaria, cui seguono i Suppositi, il Negromante e la Lena. Non da meno era l’interesse che la corte estense nutriva per il romanzo cavalleresco, in cui presto Ariosto si impegna in un progetto di continuazione dell’Orlando innamorato del Boiardo. La prima edizione dell’Orlando furioso in quaranta canti esce nel 1516.

 Al seguito di Alfonso d’Este
L’anno successivo Ariosto rompe i rapporti con il cardinale Ippolito, che lo voleva al suo fianco in Ungheria e che, per il suo rifiuto, lo licenzia. Di questa e di altre scelte e opinioni si legge molto nelle sue sette Satire in terza rima: i temi sono diversi, dal rapporto tra la società di corte, i potenti e i poeti, alla descrizione della corte romana, ai pro e i contro del matrimonio. Entrato al servizio di Alfonso d’Este, fratello di Ippolito, Ariosto pubblica la seconda

edizione del Furioso nel 1521, depurata dalle forme regionali e latineggianti; viene poi inviato dal duca in Garfagnana come governatore. Gli ultimi anni di vita li trascorre a Ferrara dove mette di nuovo mano al Furioso, aggiungendo episodi nuovi e dando una pulitura linguistica all’opera, sintonizzandola con le norme di imitazione petrarchesche e quindi del toscano letterario nobile e abbandonando la patina padana. La nuova edizione esce nel 1532, un anno prima della morte di Ariosto, e presenta 46 canti al posto dei 40 precedenti.

 

La poetica e il posto di Ariosto nella storia della letteratura

I temi
Con il suo talento nel raccontare storie gradite al pubblico sia colto sia popolare, Ariosto inserisce nell’Orlando furioso non solo battaglie, duelli, imprese di eroi ma anche i loro amori, quasi mai appagati, e quindi per lo più infelici e insoddisfatti; poi c’è l’amicizia (Cloridano e Medoro), la cortesia, lo spirito d’avventura, i tradimenti e gli inganni. Tante storie e tanti personaggi che Ariosto riesce a raccontare con un registro giocoso e leggero e toni ironici, e che guarda disincantato, dall’esterno, con occhi curiosi e divertiti, consapevole dell’insensatezza che talvolta accompagna l’agire umano.

La quête e l’intreccio
Questa pluralità prospettica accompagna dunque il percorso di quête dei numerosi personaggi i quali difficilmente raggiungono il proprio scopo e spesso, attraverso un movimento circolare, si ritrovano al punto di partenza a mani vuote. Le ricerche si moltiplicano e si intrecciano insieme ai personaggi dando la possibilità ad Ariosto di interrompere un racconto e aprirne un altro nel giro di pochi versi, creando continui intrecci (entrelacement) e quindi della suspense. Inoltre, Ariosto stesso talvolta prende la parola esprimendo con ironia considerazioni sui suoi personaggi o prendendo spunto dalle vicende narrate per commentare fatti della vita reale.

 

L’Orlando furioso

Poema in ottave di endecasillabi, il Furioso – dedicato a Ippolito d’Este, il suo protettore – è l’opera a cui Ariosto lavora per quasi trent’anni.

 La trama
Nella fitta rete di intrecci, sono riconoscibili alcuni filoni principali: lo sfondo è quello della guerra tra Carlo Magno e le armate saracene che dall’Africa e dalla Spagna, guidate da Agramante, hanno invaso la Francia. Orlando, uno dei paladini del re franco, è decisivo nel

conflitto solo alla fine perché per tutto il poema lo troviamo impegnato nel rincorrere l’amore per la bella principessa orientale, Angelica, come lo aveva lasciato Boiardo nell’Innamorato. La donna non ricambia e si innamora, invece, del soldato di umili origini, Medoro. Venuto a conoscenza della loro unione, Orlando perde il senno, finché Astolfo non lo recupererà sulla Luna e lo farà ritornare il grande condottiero della cristianità che era una volta. L’altro filone, anche questo iniziato da Boiardo, racconta dell’amore fra l’eroe saraceno Ruggiero e la guerriera cristiana Bradamante, dalla cui unione discenderà la famiglia d’Este.

 

I temi
Al centro del Furioso ci sono dunque due tematiche principali, ossia la guerra e l’amore nella sue svariate facce, come ben si legge nel proemio, cioè l’universo di valori cortesi e cavallereschi, che non mancano di rievocazioni classiche, da Virgilio a Dante. E se le vicende storiche contemporanee ad Ariosto riecheggiano nel conflitto fra cristiani e saraceni, anche la sua esperienza sentimentale entra nel poema: Amore è infatti una forza dirompente, distruttiva, stravolgente a

cui nessun guerriero è in grado di sfuggire. Nel proemio, Ariosto non invoca la Musa bensì l’amata, perché gli conceda il senno residuo per continuare l’opera intrapresa. La ricerca dell’amore si risolve spesso in un vano inseguire qualcosa di cui non si avrà mai il possesso: secondo Ariosto, dunque, l’appagamento del desiderio, per quanto ci si ingegni, è qualcosa che all’uomo continua a sfuggire; ma è comunque necessario inseguire quei fantasmi, senza i quali è impossibile vivere.

L’amore porta addirittura alla follia; è l’approdo di Orlando che, nella sua smodata ricerca, si imbatte in quello stesso locus amoenus in cui sono impresse le prove dell’amore di Angelica e Medoro. L’eroe si autoinganna ma di fronte all’evidenza, viene travolto da un furore distruttivo che lo porta a svestirsi, a ridursi come belva impazzita che devasta tutto ciò che lo circonda. Tocca ad Astolfo recuperare il senno del paladino finito sulla Luna. Ariosto può così, grazie a questa nuova prospettiva fantastica osservare la terra in tutta la sua piccolezza: se nella dimensione cavalleresca e fiabesca qualcuno può riprendersi sulla Luna ciò che si è perduto, nella vita reale invece l’unica certezza consiste nel sapere che sulla terra abbonda la follia.

 

La riflessione sul ruolo del poeta
Ariosto fa capire più volte che il compito dei signori dovrebbe consistere nel sostenere e proteggere i poeti, invece che perseverare nei propri vizi e nelle ingiustizie. Collegata a questo c’è anche l’amara presa di coscienza del fatto che spesso, il mestiere del poeta è ben lontano dall’esprimere la verità sul potere: se i signori si fanno amici e finanziano gli scrittori giusti, non importa che siano realmente buoni e onesti, perché saranno loro a stabilire quale verità passerà alla storia grazie all’encomio dei poeti al loro servizio e quale verità sarà presto dimenticata.