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Petrarca

Figlio del notaio ser Petracco di Parenzo, espulso da Firenze nel 1302 per motivi politici, Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304. Dal 1316 al 1320 è avviato dalla famiglia verso gli studi giuridici a Montpellier, seppur molto più interessato a quelli classici latini. Dopo la morte della madre, Petrarca si trasferisce a Bologna insieme al fratello Gherardo e a Guido Sette, uno dei suoi più cari amici. Qui stringe importanti amicizie e soprattutto ha modo di leggere Dante, gli stilnovisti e i trovatori, che influenzeranno di molto il suo stile in volgare.

La vita

In Francia
Il 6 aprile 1327 Petrarca incontra Laura per la prima volta nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Nel 1330 decide di intraprendere la carriera ecclesiastica e diventa cappellano del cardinale Giovanni Colonna. Negli anni successivi scrive poesie volgari, studia la storia e la letteratura classica, visita la Germania, le Fiandre, e la Francia settentrionale. Nel 1337 acquista una casa a Valchiusa, in Provenza e inizia a raccogliere le sue poesie italiane, a comporre il De viris illustribus, e il poema latino Africa, dedicato alle imprese di Scipione, che gli varrà l’offerta della corona poetica, poi ottenuta nel 1341. Nel 1338 comincia a scrivere i Trionfi. Nel frattempo il fratello Gherardo si fa monaco e nasce, da una donna ignota, la figlia Francesca.

Il ritorno in Italia
Diviene poi ambasciatore a Napoli per i Colonna e il papa, scrive il De vita solitaria (1346), il De otio religioso (1347) e molte poesie volgari. Dal 1347 Petrarca non è più al servizio dei Colonna e questo gli consente di schierarsi con Cola di Rienzo nel suo tentativo – poi fallito – di prendere Roma. Il 1348, anno della peste, segna la vita del poeta: a maggio apprende della morte di Laura e ad agosto diventa arcidiacono di Parma. È il 1350 quando il poeta riceve una lettera firmata da Giovanni Boccaccio, che incontrerà dopo poco tempo e con il quale svilupperà una lunga amicizia. Nel 1353 intensifica le relazioni con l’imperatore ed altre corti signorili del nord Italia, una scelta che gli costerà le accuse di molti amici che gli rimprovereranno di aver rinunciato alla libertà. Nel 1369 Petrarca si stabilisce ad Arquà dover rimarrà fino alla morte (1374). Il 1373 è l’anno della copia del Canzoniere inviata a Pandolfo Malatesta ed è l’anno in cui legge il Decameron di Boccaccio, di cui traduce in latino l’ultima novella. Ritocca ancora il suo Canzoniere e vi aggiunge la canzone conclusiva, dedicata alla Vergine; poco prima di morire cerca infine di portare a termine i Trionfi.

Fonti e temi fondamentali

I classici, la virtù e il cristianesimo         
Nel mondo di Petrarca ci sono prima di tutto i classici, che devono insegnare all’uomo a essere virtuoso, perché solo così può tendere alla felicità e alle gioie dell’aldilà. Secondo questa nuova lettura, che sarà poi alla base dell’Umanesimo, al centro del letterato e del poeta ci sono l’uomo e la sua interiorità. Per raggiungere questo ideale di virtù occorre una perfetta conoscenza di sé e un perfetto controllo dei propri sentimenti. Inevitabile la riflessione sul rapporto tra classicità e cristianesimo, che si risolve sia nella percezione della distanza sia nel riconoscimento di un legame profondo tra le due sensibilità. Influisce su Petrarca anche un’altra fonte di ispirazione, quella della letteratura volgare e dei poeti che avevano cantato principalmente d’amore. Petrarca infatti è anche poeta d’amore, le cui poesie per Laura sono inseparabili dalla continua analisi su Dio, sul sacro e sul peccato.

Laura e il lauro         
Poesia, amore e gloria sono dunque centrali nell’opera di Petrarca e sono le tre forme che assume il desiderio delle cose terrene, un desiderio sfuggente, rinnegato e riaffermato fino alla fine. Per analogia la donna amata Laura, che è reale e simbolica, rimanda all’aura (ossia l’aria, il vento o il sospiro), ma anche al lauro, cioè la pianta sacra ad Apollo, protettore dei poeti, e infine alla laurea, cioè la corona d’alloro che veniva posta sul capo dei condottieri e dei poeti.

Le opere in volgare

Il Canzoniere (Rerum Vulgarium Fragmenta) 
Il Canzoniere è un’opera composta da «frammenti dell’anima», raccolti e organizzati dall’autore, che racconta della storia d’amore di Francesco per Laura, una donna avignonese morta in giovane età durante la peste del 1348. Composto da 366 poesie, il Canzoniere è diviso in due parti, una fino al testo 263, poi uno stacco di alcuni fogli bianchi sancisce l’inizio della seconda sezione, a partire dal 264 fino alla fine, ossia una suddivisione che corrisponde all’incirca alle sezioni «in vita e in morte di Laura». Una sorta di «diario sentimentale», un tentativo di ricordare e di riportare in vita il passato, in cui la storia e il racconto si dissolvono nella poesia. Poche liriche hanno temi morali (si pensi a quelli dedicati alla sede papale di Avignone, definita una «insolente meretrice», dedita a ogni tipo di peccato) oppure politici (Italia mia) oppure ancora d’occasione. Tutte le altre liriche sono dedicate all’amore per Laura e a una storia ideale di questa passione attraverso alcuni temi fondamentali: gli «errori» degli amori giovanili (Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono ), la tensione tra i vani desideri terreni (l’amore e la gloria), la consapevolezza del peccato che impedisce di raggiungere la felicità della vita ultraterrena (Movesi il vecchierel canuto e bianco) e quindi il pentimento. Il linguaggio è selezionato, aulico, ben diverso da quello della conversazione quotidiana. Petrarca, a differenza di Dante, segue la lezione dell’unilinguismo e cerca di elevare il volgare al livello del latino, operando una differenziazione fra la lingua viva e lingua della poesia.

I Trionfi 
Petrarca immagina di avere una visione e di assistere a diverse processioni (i trionfi, per l’appunto) di personaggi allegorici (l’Amore, la Pudicizia, la Morte, la Fama, il Tempo e l’Eternità), trattando un concetto astratto alla stregua di un essere umano. I Trionfi, scritti in volgare, cantano dell’amore di Francesco per Laura ma costituiscono anche l’occasione per l’autore di esporre le sue conoscenze storiche e mitologiche, classificando e giudicando dal punto di vista cristiano i personaggi più importanti della storia: Cesare è un vinto d’amore, sull’Amore trionfa la Pudicizia, ossia l’amore casto e onesto. Nel Trionfo della Morte la protagonista è Laura, che è tanto bella da far sembrar bella anche la morte. Se però tutto ciò che è terreno è destinato a perire, allora l’unica possibilità di memoria per l’uomo è la Fama, su cui però vince il Tempo e, su di esso, domina l’Eternità.

Le opere latine         
L’Africa è un poema latino in nove libri che narra della seconda guerra punica e della gesta del condottiero romano Scipione l’Africano contro Annibale. L’ammirazione per gli antichi, per le loro vite e per le loro imprese si traduce in un’opera, che l’autore ha rielaborato dalle Storie di Livio, in cui vengono esaltate la virtù, la gloria, l’onore e il coraggio. Gli esperimenti di poesia latina hanno dato vita anche al Bucolicum carmen, sul contrasto tra la cultura classica e la vita contemplativa e ascetica, e le Epistule metricae dedicate a questioni politiche e morali. Diverse le opere di trattatistica che mettono in scena l’erudizione classica del poeta: De viris illustribus, rimasto incompiuto, sulla biografia di personaggi importanti della storia romana, il Rerum memorandarum libri (raccolta di aneddoti per celebrare le virtù) e il De remediis utriusque fortunae, una sorta di enciclopedia morale. Il tentativo di conciliare l’ideale cristiano della rinuncia alla vanità del mondo terreno con la concezione classica dell’otium letterario è il tema del De vita solitaria, mentre il De otio religioso risulta essere un elogio della vita monastica. Uomo perfettamente partecipe del suo tempo, Petrarca si schiera in polemica anche contro l’irrazionalità di una certa medicina (Invective contra medicum quendam) e contro l’averrosimo (De suis ipsius et multorum ignorantia).
Il capolavoro in prosa latina di Petrarca è però il Secretum, composto e rivisto tra il 1347 e il 1353. Un’opera che racconta sotto forma di dialogo le cose più intime e nascoste, e che affronta le questioni che tormentavano l’animo di Petrarca. I protagonisti sono tre: Francesco, sant’Agostino e la Verità, che resta muta per tutta l’opera. Francesco è rimproverato da Agostino per essere troppo debole e per aver ceduto ai desideri terreni, che gli hanno impedito di conoscere se stesso. Analizzati i peccati capitali, Agostino afferma che quelli più gravi per Petrarca sono la gloria terrena e l’amore per Laura. Chiudendosi con contrasti irrisolti, sembra che Petrarca voglia affermare l’impossibilità di trovare una verità umana e terrena ai dubbi e alle contraddizioni degli uomini, componibili solamente nella vita ultraterrena.
In latino sono anche le tre raccolte di lettere, inviate ad amici e parenti: ventiquattro libri di Familiari e diciassette di Senili; a parte, le Sine nomine, ossia lettere prive del nome del destinatario.