Poesia antica, poesia moderna

Il genere letterario che chiamiamo poesia non è qualcosa di immobile nel tempo, qualcosa che parla con la sua “voce eterna” ai lettori di ogni età. Al contrario, la sua voce è storica, radicata nel luogo e nell’epoca in cui la poesia fu composta, e questo significa che per capire e apprezzare la poesia del passato bisogna in un certo senso diventare abitanti di quel passato, e cioè per prima cosa prendere confidenza con le regole, le convenzioni, le attese che definivano il genere in epoche diverse dalla nostra.
Si dirà che questo vale per qualsiasi arte, che in qualsiasi arte le regole e le convenzioni cambiano con il tempo. Non consideriamo parte delle “arti figurative”, forse, tanto la pittura di Giotto quanto quella degli impressionisti, quanto i ready-made di Duchamp? E non chiamiamo musica, forse, sia quella di Bach sia quella dei post-dodecafonici? È vero. Nel caso della poesia, però, le cose sono ancora più complicate perché, superficialmente, i mutamenti sono meno radicali, e quella che osserviamo è una sostanziale continuità.