Freaks

Quando ancora il “politicamente corretto” non esisteva, un regista di cinema horror (suo il primo Dracula girato a Hollywood), Tod Browning (1880-1962), decide di girare un film sulla diversità. Convoca perciò una serie di personaggi bizzarri con i quali era entrato in contatto ai tempi in cui, da giovane, lavorava nei circhi, e realizza un film centrato su di loro. La storia è ambientata in un circo, perché all’epoca chi aveva una menomazione fisica doveva ancora subire la gogna dell’esibizione pubblica a pagamento: si pagava il biglietto per vedere i mostri. Tuttavia, il film rinuncia del tutto alla componente spettacolare, non mostrando nulla del contatto fra questi “mostri” e gli spettatori che ne vogliono morbosamente cogliere la stranezza. Al contrario, di questi personaggi vediamo la vita dietro le quinte, la routine quotidiana fatta di panni stesi, scaramucce tra vicini di carrozzone, amori che nascono e muoiono. In principio lo sguardo insistente della macchina da presa ci mette nella condizione imbarazzante di fissare proprio quello che, sin da bambini, ci hanno insegnato a non guardare: creature deformi, menomate, handicappate. Poi però lo sguardo delicato e impudico di Browning schiude un mondo di profonda umanità, pieno di grazia e rispetto reciproco, “diversamente abile” perché superiore sul piano degli affetti, della compassione, della solidarietà: tutte virtù adoperate come antidoto contro la brutalità dei “normali”. I “normali” sono la trapezista e l’uomo forzuto del circo, personaggi la cui bellezza è direttamente proporzionale al cinismo: i belli, sembra voler dire Browning, non sono buoni. La trapezista sa di piacere al nano e senza scrupoli lo circuisce, orchestrando insieme all’uomo forzuto un piano per farsi sposare e depredarlo dei suoi averi. In questo modo il film ribalta il pregiudizio che associa la mostruosità fisica a quella morale. Qui i veri mostri hanno corpi statuari e visi angelici, tanto affascinanti nel corpo quanto spregevoli sul piano morale. Per questa ragione subiranno nel finale una punizione tremenda quanto esemplare e vedranno loro malgrado il lato oscuro della solidarietà che cementa la comunità dei freaks (“mostri”): tutti per uno e uno per tutti, anche quando si tratta di vendicare il torto subito da uno solo di loro. Con Freaks la storia del cinema è stata ingenerosa: troppo in anticipo sui tempi per non essere, quando uscì, travolto dalle critiche dei perbenisti e dei moralisti (ironia della sorte: se c’è un film morale, è proprio questo), Freaks è tornato di moda nel secondo dopoguerra solo per essere classificato come film “maledetto”. In realtà si tratta semplicemente di uno straordinario film umanista, nel senso pieno del termine: un’originalissima, geniale difesa della dignità umana, tanto coraggiosa da costare la carriera al suo regista che, nonostante il grande successo commerciale di Dracula, di lì a poco rimase senza lavoro.