Franco Fortini

Franco Lattes nacque nel 1917 a Firenze in una famiglia piccolo-borghese. Suo padre era ebreo, e cattolica sua madre, di cui adottò poi il cognome Fortini; lui, invece, nel ’39 divenne valdese. Cruciale, nella sua prima formazione, fu il rapporto col poeta e saggista Giacomo Noventa, che negli anni Trenta, attraverso la rivista «La Riforma Letteraria», condusse una polemica quasi solitaria contro la cultura e la letteratura ermetiche allora egemoni, soprattutto a Firenze. Dopo l’armistizio del ’43 Fortini si rifugiò a Zurigo, e in seguito combatté da partigiano in Val d’Ossola. Nel dopoguerra si trasferì a Milano, dove partecipò al periodico «Il Politecnico». Nel corso degli anni Cinquanta lavorò alla Olivetti. Negli anni Sessanta insegnò alle scuole superiori, e dal ’71 all’Università di Siena. Morì a Milano nel 1994. Oltre alle traduzioni (Brecht, Weil, Éluard, Goethe) e ai Saggi italiani di letteratura (usciti nel 1974 e nel 1987), di Fortini vanno ricordate le più note raccolte saggistiche equamente suddivise tra analisi letterarie e politiche (Dieci inverni del 1957, Verifica dei poteri del 1965, Questioni di frontiera del 1977), e la parallela produzione poetica, che va dai lapidari versi civili di Foglio di via (1946) alle straziate canzonette di Composita solvantur (1994), passando per le raccolte Poesia ed errore (1959), Una volta per sempre (1963), Questo muro (1973) e Paesaggio con serpente (1984). All’incrocio tra poesia e saggistica si situano poi i notevoli epigrammi e “corsivi” di L’ospite ingrato (edito nel 1966, e in versione raddoppiata nel 1985).