Marcel Proust

Proust pensava che la letteratura fosse l’unico luogo in cui la realtà esterna – gli individui, i fatti, le molteplici cose del mondo – può entrare davvero in relazione con la realtà della coscienza. Per rappresentare questo rapporto, però, Proust non si concentra tanto sul mondo quanto sull’io che lo attraversa e lo percepisce. Questa particolare prospettiva è una delle grandi novità della sua opera. Con essa nasce, infatti, una nuova forma di realismo. Tramonta l’idea (che aveva ispirato il romanzo naturalista) secondo cui esiste una realtà data, per tutti gli esseri umani, una volta per tutte. Al contrario, ciò che conta per Proust è il modo in cui la realtà è vista dai diversi individui e si riflette nelle loro coscienze. Il romanzo a cui egli approderà negli ultimi anni della sua esistenza, Alla ricerca del tempo perduto, più che essere il ritratto di un mondo (quello della Parigi a cavallo tra Otto e Novecento) è la storia di un’anima, quella del protagonista, e dei segni che la vita e il mondo hanno lasciato su di essa.