Umberto Saba

Umberto Saba è uno dei poeti in apparenza più facili del nostro Novecento. Raramente i suoi versi hanno bisogno di note esplicative: la sua lingua, pur abbondando di formule della tradizione letteraria, è disposta in una sintassi chiara e ordinata; le figure retoriche, come la similitudine o la metafora, non pongono particolari problemi di interpretazione; le poesie sono dedicate, a parte poche eccezioni facilmente isolabili, a temi quotidiani, o comunque realistici, senza le astrazioni o i sottintesi che rendono spesso oscura la poesia novecentesca. Ma l’alta leggibilità di questa poesia non deve indurre a pensare che si tratti di una poesia semplice. È vero piuttosto il contrario, perché Saba è anche uno degli autori più complessi del XX secolo. La sua complessità deriva in primo luogo dalla determinazione, dall’ostinazione con cui ha tentato per più di cinquant’anni di produrre una poesia, secondo la sua famosa definizione, «onesta»: una poesia cioè che non nascondesse la verità esistenziale, e più precisamente psicologica, dei suoi personaggi dietro una patina letteraria in grado di renderli più suggestivi ma anche meno attendibili. Un altro carattere innovativo della poesia di Saba riguarda la struttura narrativa che contraddistingue quasi ogni singolo testo, e soprattutto il rapporto tra un testo e un altro all’interno di ciascuna raccolta di poesie e del Canzoniere, il volume che le ospita tutte: dal dialogo di un testo con l’altro scaturisce un ritratto eccezionale dell’uomo contemporaneo, dei suoi moventi, delle sue azioni, dei sogni e degli incubi che l’hanno scosso.